Veltroni-Bearzot si appella a Berlusconi: “Garantire lealtà alla Costituzione”

Il leader del Pd Walter Veltroni durante il suo comizio | Ansa
Prima - da affezionato delle figurine Panini - prospetta una rimonta stile Nazionale di calcio ai mondiali del ‘82 (quelli vinti in Spagna). Poi annuncia di aver scritto al “il principale esponente dello schieramento a me avverso” (poi abbreviato in “il principale esponente”), per chiedere di “dare garanzie di lealtà ai cittadini”.
Passa da qui il viaggio calabrese di Walter Veltroni, in una regione che dal loft di Piazza Sant’Anastasia dichiarano, ottimisticamente, in bilico. La regione (in cui nel 2006 - consultazione con affluenza record del 74% - l’Unione prodiana strappò il premio) mette in palio dieci senatori, sei al partito vincente, quattro a quello che perde. Ancora una volta, se Udc e Sinistra riescono a superare la fatidica soglia dell’8 per cento strappano seggi ai due partiti più grandi e “disturbano” quello che Berlusconi e Veltroni definiscono voto utile. In un caso o nell’altro la Calabria può fare una differenza di due-tre senatori, la maggioranza risicata con cui Prodi ha provato a governare per un anno e otto mesi.
E allora, vai col parallelismo fatto da Walter col calcio: “Noi siamo” ha sostenuto il candidato premier Pd “un po’ come quella Nazionale. Nessuno pensava che ce la potessimo fare, poi abbiamo vinto con l’Argentina, il Brasile e la Polonia. E il 13 aprile c’è la finale e dobbiamo vincerla tutti insieme”. Un’immissione di ottimismo nel motore un po’ stanco dei democratici che in molti danno in folle: la rimonta nei confronti del Pdl sembra si stia fermando: il Partito Democratico - stando alle voci raccolte nel quartier generale di Veltroni - non è riuscito a conquistare la maggioranza degli indecisi, che fisiologicamente è in costante calo. L’ex primo cittadino della capitale, salvo colpi di scena, appare rassegnato a una sconfitta onorevole, con la possibilità non da escludere di un pareggio al Senato. E allora ecco la seconda mossa: scrivere a Berlusconi chiedendogli di stringere un patto.
Sulle riforme o sul governo? Né l’uno né l’altro. L’accordo è sulle “garanzie da dare ai cittadini”. Così almeno recita la lettera: “Caro Berlusconi, mi rivolgo a lei perché penso si debba condividere, da italiani prima ancora che da candidati alla guida del Paese, una sincera preoccupazione, resa tale da recenti atti e dichiarazioni politiche. E perché credo sia giusto e doveroso assumere, di fronte al popolo italiano, a tutti i cittadini, un impegno di chiarezza su alcune grandi questioni di principio, questioni che chiamerei di lealtà repubblicana”. Quali siano le questioni, lo rivela detto l’ex sindaco a Cosenza: “Da parte mia gli ho dato la garanzia di lealtà repubblicana che si basa su quattro punti: tutela dell’unità dello Stato italiano; rifiuto di ogni forma di violenza praticata o dichiarata; fedeltà alla Costituzione repubblicana; fedeltà alla bandiera tricolore e all’inno di Mameli. Ciascun candidato” ha detto ancora Veltroni “prenda l’impegno solenne su questi quattro punti a nome della sua coalizione”.
Di fair play, invece, Veltroni aveva già parlato in mattinata. Sia per dire che: “Se vinceremo la presidenza di una delle Camere andrà all’opposizione, così come la presidenza della commissione di controllo. Le riforme le faremo insieme. Lo facciamo perché vogliamo un Paese unito, perché l’Italia deve crescere”. Sia per rispondere, indirettamente, alle accuse: “Ogni giorno vengo coperto di contumelie, ma più loro attaccano e più io non rispondo e questo li fa impazzire”.
Arrivando a Crotone il giorno dopo la maxioperazione condotta dalla Polizia contro le principali cosche della zona, Veltroni rilancia con forza il suo monito alle cosche: “Decidete di votare per chi volete ma non votate per il Pd perché noi la mafia la vogliamo annientare”. “Nei giorni scorsi - ha aggiunto - avevo invitato anche gli altri leader politici a ripetere questa semplice frase, ma ciò non è avvenuto. Forse può sembrare molto ambiziosa o idealista, ma il mondo si è sempre mosso quando è partita una grande idealità”
Parlando nella regione con il più alto tasso di disoccupazione del Paese, Veltroni è tornato poi a parlare di precariato definendolo “la più grave e inaccettabile ingiustizia del Paese. Se vinceremo alla prima riunione del Consiglio dei ministri vareremo il compenso minimo legale per garantire che uno stipendio non sia inferiore ai 1.000-1.100 euro”. Infine il leader del Pd ha espresso la sua solidarietà ai magistrati dopo l’operazione nei confronti di presunti appartenenti a clan mafiosi. “Non vogliamo i voti dei mafiosi, perché vogliamo distruggere la camorra, la mafia, la ‘ndrangheta e la Sacra Corona Unita. Dico questo con orgoglio a Crotone dopo il colpo inferto alla criminalità da quei magistrati a cui va la nostra solidarietà, verso i quali si stavano preparando attentati”.

Commenti

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Il 8 Aprile 2008 alle 23:02 vincenzo.m. ha scritto:

FEDELTA’ AGLI ITALIANI
“Da parte mia…
Tutela dell’unità dello Stato italiano.
Rifiuto di ogni forma di violenza praticata o dichiarata.
Fedeltà alla Costituzione repubblicana.
Fedeltà alla bandiera tricolore e all’inno di Mameli”.

Il nemico pubblico numero uno ora è la mafia, sì proprio la mafia che d’un tratto si è materializzata mentre fino ad ieri sembrava essere solo una fantasia popolare. Leggere tutte le innovazioni che il PD dichiara di voler mettere in atto fa impallidire molto più di quanto potrebbe impallidire un uomo che, trovandosi in punto di morte, si trovasse a scrutare la conoscenza di sé medesimo.
Per tutelare lo Stato italiano è sufficiente rispettare gli impegni presi nel proprio programma: tutti quelli dichiarati, senza eccezioni e senza incrementare il debito pubblico.
Ogni forma di violenza praticata è di per sé una frase assurda, essa ignora la realtà dell’uomo e la sua libertà di combattere laddove i valori vengono ingiustamente repressi o il popolo sia suddito di un dittatore o di un incontrollabile gruppo corrotto e nefando. Forse la condivisione della repulsione alla violenza era diretta ad un “leader” che recentemente ha esordito con frasi imbarazzanti. La Costituzione è stata disattesa per molti anni, forse dal giorno in cui “qualcuno” chiese di scrivere un ammontare di denaro allora non spendibile “nel gran libro del debito pubblico”. La bandiera non è una persona ma un simbolo: francamente i simboli cambiano come, del resto, sono cambiati i simboli ed i partiti. Alcuni simboli, quali “l’asinello” hanno frastornato molti cittadini che sono stati invasi dalla sensazione d’essere tali. L’inno di Mameli: non mi è ancora giunta notizia che sia ufficialmente giunto al rango di inno nazionale, se ciò è accaduto poca ufficialità è stata spesa per esso. Ci si ricorda la Jugoslavia, qualche tempo fa, una delle azioni che precedettero i terribili eventi che poi seguirono fu di immettere nella società una forte dose di nazionalismo patriottico.
Il nazionalismo si concentrò anche in una canzone che veniva intonata in tutte le strade. Pare si chiamasse:
JUGOSLAVIA-JUGOSLAVIO’…

Il 9 Aprile 2008 alle 11:28 E Berlusconi boccia il patto di Veltroni: è un passo falso » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Mittente: un “preoccupato” Walter Veltroni. Destinatario: Silvio Berlusconi. Messaggio: una sfida a “dare garanzia di lealtà repubblicana”, sottoscrivendo alcune clausole. Tipo: “la difesa dell’unità nazionale, il bene più prezioso che abbiamo”. Secondo, “il rifiuto di ogni violenza praticata e dichiarata”. Terzo: “la fedeltà ai principi contenuti nella prima parte della Costituzione”. Infine “il riconoscimento della nostra identità nazionale, dei suoi simboli, a cominciare dal Tricolore e dall’Inno di Mameli”. Che è un invito, secondo molti, a prendere le distanze dalle sparate di Bossi. Ma la lettera viene rispedita dal destinatario al mittente. Con una battuta, decisa: quella dell’ex sindaco capitolino è: “Una brutta scivolata di Veltroni, un passo falso assoluto. Veltroni” dice il Cavaliere “non ha nessun titolo per dare patenti di lealtà repubblicana come erede di un partito comunista. È una persona che vive di politica da quasi 40 anni. Non ha mai criticato il suo passato, anzi ha detto che il comunismo è un’utopia positiva che non è stata realizzata. La storia ha dimostrato che il comunismo è un’impresa criminosa”. Durante il filo diretto con Radio Anch’io il leader del Pdl accusa il suo avversario di mentire. “Al comune di Roma lo chiamano ’sor bugia’. Hanno condotto una campagna elettorale sulla menzogna” conclude il Cavaliere. Che è anche tornato sui test cui sottoporre i pm. All’indomani delle sue dichiarazioni a Savona, il candidato premier del Pdl ospite di Uno Mattina, ha precisato le parole pronunciate dal palco del comizio elettorale a Savona, dichiarando non aver fatto martedì nessun attacco alla magistratura ma di aver parlato in maniera specifica dei pm proponendo “test psico-attitudinali come quelli richiesti per molte altre categorie, dai grandi dirigenti ai piloti”. “Nessuno scandalo, nessuna sorpresa” aggiunge Berlusconi, “anch’io mi sottoporrei ad un test, ma per i politici mi sembra una cosa ridicola”. Di più: il Cavaliere entra nel merito della sua proposta, ricordando che se ne è discusso per tanto tempo in Parlamento affidando poi questo tema alla prossima riforma dell’ordinamento giudiziario: “C’è una richiesta di un ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga”, dice ancora “che è esattamente la cosa che ho detto ieri”. Sull’eventualità di dare, in caso di vittoria del Pdl, la presidenza di una delle Camere all’opposizione, Silvio Berlusconi non chiude: “Io sono sempre aperto a una soluzione di questo genere”, dice. Anche se il Cavaliere evidenzia come la sinistra nel 2006 abbia occupato tutte le istituzioni, dalla presidenza della Repubblica alla Corte Costituzionale, passando per la magistratura. Invece, conclude il cavaliere: “Noi faremo diversamente di quanto fatto dalla sinistra quando ha raggiunto il potere”. [...]

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