
Tre giorni e qualche ora all’apertura dei seggi e, con la campagna elettorale agli sgoccioli, i leader tirano fuori dal cilindro le ultime stoccate. E allora, spiegando che si tratta di “un’ipotesi di scuola”, sulla possibilità di concedere la presidenza di una Camera al Pd in caso di vittoria elettorale, Silvio Berlusconi risponde ai cronisti che allo stato attuale non sarebbe possibile. “Al momento non si può chiedere a noi di rinunciare a una carica istituzionale quando tutte le altre sono nelle mani della sinistra” spiega il leader del Pdl.
Ma sono le affermazioni successive a provocare una raffica di reazioni: “Se tuttavia, avendo loro anche il Quirinale, il Presidente della Repubblica decidesse di dimettersi per fare un gesto nei confronti della nuova situazione italiana, allora si potrebbe anche pensare di dare una Camera all’opposizione. Ma questo” sottolinea Berlusconi “è un puro esempio di scuola. Io porto stima al Presidente della Repubblica, con cui non ho mai avuto un minuto di contrasto. Da lui” aggiunge il leader del Pdl “ho sempre avuto una accoglienza molto rispettosa, e credo che la stima che gli porto sia ricambiata”.
Se il Quirinale risponde con un “no comment” alle parole di Berlusconi, Veltroni attacca il Cavaliere affermando che sta “avvelenando il clima democratico del Paese”, mentre per il candidato premier della Sinistra-l’Arcobaleno, Fausto Bertinotti, si tratta di “esercitazioni fuori dalla politica e comunque irrispettose del ruolo del capo dello Stato”. Duro anche il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini: “Quello che sta accadendo era tutto scritto: Berlusconi qualche mese fa spiegava che avrebbe governato con Veltroni, poi che avrebbe dato la presidenza di una Camera all’opposizione. Oggi dice che, se Napolitano si dimette, il Quirinale spetta a loro. Siamo alle comiche finali”.
Dopo qualche ora è lo stesso Berlusconi che prova a placare le polemiche: “Era un’ipotesi di scuola: siccome hanno tutte le istituzioni in mano loro, è certo che se noi avessimo un capo dello Stato votato da noi, sarebbe per noi assolutamente doveroso dare la seconda carica dello Stato all’opposizione, cosa che loro non hanno fatto. Tuttavia, lunga vita al presidente Napolitano”.
Dopo circa un mese dai toni pacati, alla vigilia del voto la tensione che si respira nei palazzi della politica è altissima. Prova ne sono le reazioni suscitate dall’ipotesi di scuola fatta dal leader del Pdl. Ma c’è poco da stupirsi: nelle campagne elettorali del passato se ne sono viste (e sentite) anche di peggio.
- Mercoledì 9 Aprile 2008
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Commenti
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Il 10 Aprile 2008 alle 9:19 nondimentico ha scritto:
Diffido formalmente il PDL, in caso di vittoria alle prossime elezioni, dal dare una sola poltrona, fosse anche di usciere, a gente del centro sinistra.
Si ricordi il PDL che alle scorse elezioni il centro sinistra, che ha vinto per un ciuffo di voti (se veramente ha vinto) ha occupato tutto l’occupabile accaparrandosi tutti i posti e le poltrone disponibili non lasciando nulla al centrodestra. Anche se ci ripugna dobbiamo comportarci esattamente come loro.
Il 10 Aprile 2008 alle 17:50 Polemiche sul Colle: Fini frena, il Cavaliere insiste, Veltroni incalza » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] E Gianfranco Fini si smarca. Pur non esprimendosi direttamente sulle dichiarazioni di Berlusconi circa l’ipotesi di scuola sulla possibilità di dare il Senato all’opposizione solo qualora Giorgio Napolitano rassegnasse le dimissioni, il leader di An sottolinea: “quando si è in mezzo alla gente ci si sente chiedere tutt’altro da ciò che si trova sulle pagine dei giornali: i cittadini hanno ben altre esigenze. La gente” ha ripetuto “vuole sapere cose concrete come quelle relative al potere di acquisto dei salari, non sulle sparate propagandistiche di Veltroni”. Per questo, ha concluso l’esponente del Pdl, i temi della campagna elettorale sono gli stipendi, i salari, la detassazione degli straordinari, l’introduzione del quoziente familiare nelle politiche fiscali, la realizzazione di alloggi popolari. Ma il Cavaliere insiste. Durante la registrazione della puntata di Otto e mezzo, è tornato a ribadire che “in caso di vittoria non daremo il Senato alla sinistra perché delle tre cariche più importanti ha già la più importante: il Quirinale”. Poi il candidato premier del Pdl esprime tutta la sua “stima” e il suo “rispetto” verso il presidente della Repubblica, chiarendo le sue dichiarazioni di ieri in cui aveva ipotizzato le dimissioni di Giorgio Napolitano: “Il capo dello Stato resterà al suo posto” afferma il Cavaliere “gli auguro di finire meravigliosamente il suo settennato”. Eppure: “La mia risposta su un caso di scuola è stata interpretata da tutti i giornali vicino alla sinistra e a me ostili prendendo una frase e utilizzandola contro di me nonostante avessi parlato 10 ore” ha detto Berlusconi ritornando sulle parole di ieri. “Io mi sono lamentato” ha sottolineato l’ex premier “più volte del fatto che la sinistra, dopo l’elezioni vinte per un pugno di voti e una strana vittoria, anzichè aprirsi a un rapporto con noi dandoci la possibilità di avere un nostro esponente in una delle istituzioni dello Stato, questa sinistra ha messo le mani su tutte le istituzioni. Ho sempre detto - ha proseguito - che non mi sembrava giusto, perché non rappresenta una vera democrazia perché dicono gli anglosassoni, ci vuole un sistema di pesi e contrappesi”. La richiesta di dimissioni di Giorgio Napolitano, come condizione per affidare all’opposizione la presidenza di una delle Camere, “è gravissima e non si era mai sentita prima”, attacca invece il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, nel suo intervento a Unomattina. “Ieri -ha ricordato Veltroni “siamo arrivati al punto, mai sentito prima, di dire bisogna che il presidente della Repubblica si dimetta”. Questa è una concezione aberrante dello Stato, un’idea che le istituzioni siano di parte. Chi si candida a guidare il Paese” ha aggiunto Veltroni riferendosi evidentemente, pur senza nominarlo, a Silvio Berlusconi- non vuole fare altro che tenerlo in una condizione di stress e di tensione permanente”. Veltroni ha poi toccato un altro argomento caldo degli ultimi giorni. Le affermazioni di Berlusconi, che ha definito Mangano un eroe, sono “un messaggio ambiguo” nei riguardi della mafia secondo il leader del Pd. “Quando leggo che il principale esponente dello schieramento a noi avverso definisce eroe una persona che è stata condannata per reati gravissimi, e che è stata condannata all’interno dal processo intentato da Falcone e Borsellino, penso che la differenza sta qui: per me gli eroi sono Falcone e Borsellino e non chi è stato condannato da loro per reati mafiosi”. [...]
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