Elezioni: la dura vita dello scrutatore. Rimborsi magri e tante contestazioni

Lo scrutinio delle schede | Ansa
Privilegiato o massacrato? Di certo contestato, addirittura in anticipo. Anche in questa campagna elettorale, la figura dello scrutatore incomberà nella decisione su schede nulle (o annullabili), bianche e contestate, finendo con il determinare l’esito in alcuni collegi e, in caso di regioni in bilico, perfino l’intero equilibrio politico nazionale. Ecco perché, a seggi non ancora aperti e dopo le contestazioni bipartisan per schede poco chiare, il suo ruolo ha già iniziato a suscitare una ridda infinita di distinguo e di polemiche.

È questo il caso della Sicilia, dove la legge impone uno strano strabismo: alle amministrative si utilizza il sorteggio; alle politiche si esaminano invece le schede degli aspiranti scrutatori e si “esprimono valutazioni oggettive sulle loro capacità”. Il risultato, secondo alcune dichiarazioni degli stessi politici isolani, è una spartizione degna del migliore manuale Cencelli che ha riguardato una parte considerevole del territorio isolano: a fronte di un elenco di 44.500 aspiranti scrutatori per 2300 posti disponibili, i notabili locali hanno diviso la torta: 1500 al centrodestra, 500 al centrosinistra. “Per il resto” come ha detto uno dei componenti della commissione siciliana intervistato dalla redazione palermitana di Repubblica “abbiamo cercato di pescare fuori dalle nostre conoscenze. Abbiamo chiamato circa quaranta persone che si erano presentate all’ufficio elettorale facendo richiesta di lavorare ai seggi”. Restano invece certamente fuori da simili meccanismi i presidenti, anche perché vengono nominati direttamente dalla Corte d’Appello del Tribunale di competenza.

Ma da posizione privilegiata e ambitissima, il mestiere di chi scrutina la scheda sta già cadendo in disgrazia. È questo il caso delle regioni in cui si voterà solo per le politiche. Lì lo scrutatore incasserà per tre giornate di lavoro “solo” 145 euro, poco meno del 30% rispetto alle ultime elezioni (a chi presiede spettano invece poco meno di 190 euro). Ecco perché in alcune parti d’Italia è stato già lanciato l’allarme: in queste ore sarebbero in molti a pensare di rinunciare, costringendo gli uffici elettorali a convocare chi nelle liste si è iscritto una decina di anni fa. Con la sorpresa di chi, ormai, non si immaginava neppure di ottenere questo nuovo (e inaspettato) lavoro provvisorio.

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