
Sono tutte idee del capo. Del Senatùr, insomma. Che pensa, oltre alle strategie politiche, anche ai manifesti della campagna elettorale. Già, perché è Umberto Bossi a guidare il “reparto comunicazione” della Lega Nord in questa campagna elettorale: conia gli slogan, butta giù i bozzetti, sceglie i colori e i caratteri. È successo per esempio, per il manifesto con la Gallina del Nord che cova uova d’oro per Roma, per quello con il pugile che “mette ko l’informazione di regime” e per quello con gli indiani finiti in riserva: “Loro non hanno potuto mettere regole all’immigrazione. Ora vivono nelle riserve! Pensaci”.
E infatti quest’ultimo manifesto ha sbancato, è diventato un simbolo. Ne sono stati stampati più di 200mila, ma pare non siano abbastanza: tutti lo vogliono e infatti spopola dal Piemonte al Friuli, passando per Lombardia e Veneto. Le richieste da parte delle sezioni locali a Via Bellerio pare abbiano superato di gran lunga le più rosee aspettative. Tanto che il Carroccio è stato costretto a ristampare altri manifesti, proprio perché i militanti e i cittadini vogliono portarsi a casa il ricordo dei pellerossa made in Padania. Che, accanto al tradizionale logo con la rosa camuna e il guerriero Alberto da Giussano, chiude ora il trittico dei simboli lumbard.
Il Toro Seduto, con tanto di copricapo piumato, l’ultima icona del “popolo del Carroccio” è in realtà d’importazione. Viene infatti dal Canton Ticino e, spiegano i vertici leghisti, “ci è piaciuto e lo abbiamo copiato” da quello della Lega dei Ticinesi, il movimento guidato dal vulcanico Giuliano Bignasca. E se lo slogan è chiarissimo, il messaggio lo è ancora di più, per colpire direttamente il cuore, la testa e la pancia degli elettori: serve a “sensibilizzare i cittadini sul tema dell’immigrazione incontrollata che” spiegano i dirigenti del Carroccio “rischia di degenerare in invasione incontrollabile, come appunto è accaduto nel caso degli indiani d’America, prima padroni a casa loro e oggi confinati nelle riserve”. Ma “siamo ancora più furenti” dice Roberto Calderoli “per il fatto che qualcuno vorrebbe dare agli invasori anche il voto, come del resto successe anche al tempo degli indiani quando qualcuno andò a pretendere di eleggere i loro capi. Ma noi gli impediremo di rifare tutto questo”.
- Mercoledì 9 Aprile 2008

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Commenti
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Il 9 Aprile 2008 alle 20:24 vincenzo.m. ha scritto:
RITORNI LA SAGGEZZA.
Dai fucili ai manifesti. La soluzione per fermare gli “invasori” è insita nelle locandine che,a furor di popolo, si elevano richieste di ristampa e si spera non per ricordare quella che fù la più grande rivoluzione o devoluzione mancata. In un mondo in cui i popoli lottano per possedere l’energia nucleare, anche e non solo perché è l’arma più ambita, appare indispensabile saperla gestire per porsi al riparo da ipotetici assalti da invasori desiderosi di carpire “risorse naturali”, ecco l’arma padana: il guerriero dott. Alberto sig. Giussano, lui, è colui che fù e sarà colui che difenderà i “pellerossa –padani” dalle invasioni storiche iniziate dai romani e seguite poi dagli extracomunitari. Difenderà la padania oltraggiando e vilipendendo il nemico appiccicando al loro viso il manifesto solo dopo averlo cosparso di colla. Il Canton Ticino ha la sua lega con un suo rapporto con Bellinzona e Berna del tutto differente dai rapporti di casa nostra: esso è basato su interessi che realmente possono essere condivisi, che concorrono alla crescita, che si ottengono anche con la mediazione pragmatica. La “pancia” degli elettori è già stata ampiamente colpita, l’attacco efferato lo ha scatenato l’inflazione; la testa dei cittadini sembra che non la si possa vedere poiché è stata carpita dalla classe dirigente che sul collo nulla aveva, il cuore, però accidenti, come non dare il cuore alle straniere dell’Est, così dolci, stravolgenti e ammalianti!.
Ritorni la saggezza…
lasciamoci invadere da queste donne che, stando alle cronache, in qualunque paesino vengano ospitate…. SPOPOLANO.
Il 10 Aprile 2008 alle 10:01 Walter e Silvio finiscono a pistolettate. Ma dopo il voto il dialogo (forse) riprenderà. » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Dunque è probabile che il patto d’interessi tra Berlusconi e Veltroni resista a queste ultime ore di battaglia. Anche perché i due leader devono a loro volta vedersela con i rispettivi partiti e alleati. Veltroni ha il problema di superare il 35%, la soglia che divide una brillante sconfitta da una resa dei conti. Berlusconi deve guardarsi dalla Lega: benché apparentate, tra le due liste c’è concorrenza, e il Carroccio viene dato in notevole spolvero. [...]
Il 18 Aprile 2008 alle 14:10 Lega la trionferà. E Bossi: “I fucili di cui parlavo sono i voti che abbiamo raccolto” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Eccoli qua i fucili di cui parlavo. Anzi il cannone. Anche gli operai ci hanno votato”. È la Lega che vola oltre l’8 per cento, vicinissima al boom del 1996 (il 10 per cento), la Lega che nel Lombardo Veneto veleggia tra il 20 e il 30 per cento, che raddoppia i voti in Piemonte e sfonda nell’Emilia Romagna rossa, è il “cannone” sul quale Umberto Bossi scherza con Panorama nella notte elettorale in via Bellerio a Milano. Giacca e camicia, senza cravatta, il Senatùr è tornato ai Ray-Ban, i suoi occhiali a goccia, quelli dei comizi più barricaderi di Pontida, sostituiti dopo la malattia con una montatura più seriosa. Durante la convalescenza confidò ai suoi: “Io sono morto due volte, poi sono rinato”. Ora, dal cilindro delle sette vite di Bossi e della Lega spunta l’interclassismo. “Per la prima volta prendiamo i voti di tutti: dagli imprenditori agli artigiani, fino agli operai” sottolinea Gianpaolo Dozzo, uno dei fondatori della Liga veneta, commentando il 26 per cento del Veneto, raggiunto con un incremento di 15 punti percentuali. Qui la Lega non solo ha superato lo zoccolo duro del suo elettorato tradizionale in camicia verde. Per il vicepresidente della Regione Veneto, Luca Zaia, il Carroccio avrà una grande responsabilità “Federalismo e federalismo: non avremo più alibi per fallire”. “In Emilia-Romagna abbiamo raddoppiato: siamo oltre il 7 per cento. Abbiamo preso tanti voti anche nelle fabbriche. Nelle zone più industrializzate, come nella provincia di Piacenza, abbiamo punte del 30 per cento” gongola Angelo Alessandri, presidente federale della Lega, fiero di aver portato il Carroccio al 9 per cento a Scandiano, il paese di Romano Prodi. E di avere reso più verde il paese di Giuseppe Verdi, Busseto, dove la Lega è al 16 per cento. Che la Lega sia sempre più popolare nelle fabbriche lo dimostra anche il fatto che in alcune aziende lombarde il Sinpa, il sindacato padano guidato dalla battagliera Rosi Mauro, in pole position per un incarico di governo, è diventato il primo sindacato, scalzando Cgil-Cisl-Uil. “La triplice, anzi la quadruplice (se viene considerata anche l’Ugl di Renata Polverini, ndr)” scherza Rosi. “In Piemonte, dove abbiamo raddoppiato andando al 9 per cento, molti dei nuovi consensi vengono dai quartieri popolari e dalla Fiat. Siamo il terzo partito nella regione ormai” esulta il segretario piemontese Roberto Cota. A Milano, grazie anche ai voti dei quartieri periferici, alle prese con l’immigrazione, ricorda il vicesegretario lombardo Matteo Salvini, “la Lega torna al 10 per cento”. Questa capacità di penetrazione va di pari passo con la trasformazione della Lega da movimento in partito sempre piu strutturato. Spiega Bossi: “Nelle regioni rosse la gente non va piu a votare i comunisti. Ai lavoratori hanno tagliato il tfr, quelli si sono imbufaliti e hanno votato per noi. La Lega e un movimento politico che si organizza sempre piu. Basta vedere questa nostra sede e capire”. Il Senatur indica gli spazi, l’ampio salone, il cortile interno che immette in tanti uffici e sottolinea: “Una sede del genere vuol dire che abbiamo in testa di organizzarci. Abbiamo qui dentro una tv (Telepadania), una radio (Radio Padania), la piu ascoltata di tutto il Nord, il nostro giornale (La Padania)…”. In realta, secondo il numero due del Senatur, Roberto Maroni, “la Lega è già strutturata sul territorio come un partito pesante. Bossi l’ha voluta cosi per metterla al riparo da ogni tempesta. Dopo vent’anni siamo gli unici che si presentano sempre con lo stesso simbolo. Siamo un albero che si flette ma non si sradica. Ora siamo stati premiati perche abbiamo messo in campo un progetto ritenuto di governo, passando dalla secessione al federalismo”. Carte vincenti della nuova Lega uscita dalle urne del 13 e 14 aprile sono gli amministratori, una classe dirigente spesso di trentenni formatasi nel governo del territorio. Bossi molti di loro li ha spediti in prima linea a vent’anni, come Marco Reguzzoni, 36 anni, ex presidente della Provincia di Varese, eletto con quasi il 70 per cento, ora neoeletto alla Camera. Anni fa, in tempi non sospetti, quando il termine casta non era ancora diventato comune, Reguzzoni, uno che ha fama di duro, eliminò le auto blu e tagliò i compensi degli assessori del 15-20 per cento. Insieme con Rosi Mauro e Matteo Salvini, anche loro debuttanti in Parlamento, forma il nucleo di quei neodirigenti leghisti duri e puri, pupilli del Senatur, che per ragioni anagrafiche hanno in vita loro votato sempre e solo Lega. “Noi siamo quelli che sempre con la Lega” riassume in uno slogan Reguzzoni. Lega che dalla protesta e passata alla proposta. Spiega Reguzzoni: “La mia campagna elettorale e stata tutta sulle soluzioni per Malpensa, per la Pedemontana, le infrastrutture, il rispetto del territorio. Federalismo e sicurezza al primo posto. Ma il successo della Lega è dovuto soprattutto al fattore Bossi”. Nella notte elettorale il Senatùr si toglie un sassolino dalla scarpa: “Ci hanno trattato come eversori, per questo volevano che Berlusconi firmasse una lettera di giuramento sulla Costituzione… Noi invece abbiamo fior di amministratori, siamo radicati da anni nelle istituzioni”. Anche in Liguria la Lega raddoppia, sfiorando il 7 per cento. “Ci è ritornato il voto popolare degli operai. E abbiamo preso voti pure tra i camalli, sui quali ha fatto presa la proposta di far rientrare nel federalismo fiscale anche gli ingenti proventi che vengono dai traffici nei porti liguri, una parte dei quali va trattenuta qui anche per rendere i nostri scali più competitivi con le rotte asiatiche” dice Giacomo Chiappori, storico dirigente ligure, eletto alla Camera, e segretario di Alleanza federalista, l’altra faccia della Lega al Sud. Un progetto che dopo le elezioni sembra destinato a riprendere quota. L’altra faccia del successo leghista sta nel voto dei giovani. Spiega il dirigente veneto Dozzo: “Analizzando i dati comune per comune, vediamo che c’e uno scarto spesso tra Camera e Senato. Prendiamo piu voti alla Camera e la spiegazione sta nel voto giovanile. Lo avevamo capito durante la campagna elettorale, quando ai nostri gazebo c’erano resse di giovani. Tutti lì per accaparrarsi il manifesto con l’indiano messo in riserva dall’immigrazione. È andato a ruba”. Aggiunge Federico Bricolo, dirigente di punta in Veneto: “Nel voto giovanile ha inciso il fattore Bossi. Per i giovani che quest’estate hanno invaso le nostre feste lui e un mito”. Sara per il linguaggio politically incorrect e per il modo in cui ha affrontato a testa alta la malattia, ma capita ai raduni leghisti di vedere giovani che indossano magliette con l’effigie del Senatur. Che ora e chiamato a dare risposta al voto “di governo e non solo di protesta ” ricevuto dalle urne elettorali. Tornera dunque a Roma a fare il ministro delle Riforme? Bossi conferma, con tono convinto: “Penso di sì”. E sulle sue prossime mosse, in sintonia con la nuova Lega di governo, approfondisce quanto aveva gia anticipato in un’intervista a Panorama sul tentativo di dialogare con l’opposizione per fare il federalismo. Che ruolo per la Lega e il federalismo in una commissione, simile alla francese Balladur, per le riforme bipartisan? “Bisogna andare in commissione e vedere cosa vuole la sinistra. Non come l’altra volta (sulla devoluzione, ndr), quando la sinistra schiero un battaglione di professori universitari all’unico scopo di bloccare tutto”. Se sara cosi, annuncia il Senatur, “non si fara niente. Se, invece, vogliono davvero partecipare alla discussione in commissione, dicano la loro, ma non si mettano a fare il blocco”. L’invito di Bossi al centrosinistra e quello semmai di “fare proposte di miglioramento, che potrebbero essere accettate”. Il “cannone” era tutto qui, Bossi continuera a scrivere le sue sette vite. [...]
Il 26 Giugno 2008 alle 11:20 Dal New York Times uno sguardo critico sull’Italia e la diversità culturale » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Se vale l’espressione di Oscar Wilde “Bene o male purché se ne parli”, allora nel Bel Paese dovremmo essere contenti: l’Italia è infatti argomento d’interesse per il New York Times, il prestigioso quotidiano americano (in apertura della versione on line nel primo pomeriggio del 25 giugno). Ancora una volta siamo sotto la sua lente critica e attenta. Sono oggetto di un’analisi precisa quanto pungente i nostri sforzi con la “diversità culturale”. Ovvero, la difficile convivenza italiana con l’immigrazione. Una mostra sull’arte indiana, che si tiene a Roma al Museo preistorico etnografico Pigorini, è il la per parlare di integrazione. E non solo. “L’ultimo governo italiano è salito al potere due mesi fa con la promessa di bloccare gli stranieri illegali, che chi è avverso all’immigrazione vede associati alla criminalità. Lo scorso mese la polizia italiana ha arrestato centinaia di immigrati che vivevano in baraccopoli, e vicino Napoli sono stati assaliti campi rom in seguito a un tentativo di rapimento di una bambina da parte di una zingara” scrive Michael Kimmelman. E ancora: “L’estrema destra del governo Berlusconi ha appena proposto una delle leggi sull’immigrazione più rigorose in Europa, provocando l’accesa reazione delle organizzazioni per i diritti umani, del Vaticano, delle Nazioni Unite”. Kimmelman però sottolinea come l’Italia, con il brusco crollo del tasso delle natalità e con l’invecchiamento della popolazione, difficilmente può sopravvivere senza lavoratori stranieri, dalle albanesi e romene che curano gli anziani, agli indiani che si occupano delle mucche da latte per il parmigiano reggiano”. E scrive di come i timori di crimini da parte di immigrati siano stati infiammati da mezzi di informazione e da politici populisti, soprattutto dalla Lega Nord che per la campagna elettorale ha paventato per gli italiani un destino simile a quello degli indiani d’America. Le stoccate non si risparmiano, e la successiva riguarda l’elezione a primo cittadino di Roma, città dai tanti stimoli culturali, del neo sindaco Gianni Alemanno, che nella sua campagna elettorale ha puntato tutto sulla lotta al crimine e all’immigrazione clandestina: “Si fatica a ricordare l’ultima volta in cui un candidato sindaco di Roma sia stato eletto senza alcun importante progetto culturale”. Arrivano puntuali, ovviamente, riferimenti al paradosso che vuole che in Italia si stia vivendo lo stesso shock culturale che ci fu un secolo fa negli States, quando milioni di italiani, tra gli altri, emigrarono in America. Ma anche all’eco che media e politici danno ad episodi di criminalità dove sono coinvolti stranieri: come nel caso dell’omicidio della 47enne italiana Giovanna Reggiani, per opera di un rumeno, “che ha portato a un’ondata di razzismo contro i rumeni. Ma, in effetti, la criminalità complessiva non è aumentata dal 1991″. Non mancano comunque segnalazioni di esempi di integrazione e di significative iniziative multietniche a Roma, “ancient magnet for foreigners”. Come la mostra al Museo preistorico etnografico Pigorini, appunto. O il programma di librerie multiculturali di Gabriella Sanna. Ma l’interrogativo che il giornalista del New York Times si pone è: simili piccoli grandi sforzi continueranno? E l’interrogativo che invece andrebbe posto al cronista newyorkese è: ma non fu proprio l’amatissimo sindaco della Grande Mela Rudy Giuliani a inaugurare il modello della tolleranza zero, poi copiato e mutuato anche da molti primi cittadini italiani? [...]
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