
Rifiuti, all’Italia la maglia nera. È la Corte europea di giustizia a condannare il nostro Paese per la tardiva e non corretta applicazione della direttiva volta a prevenire le ripercussioni negative sull’ambiente derivanti dalle discariche di rifiuti. La decisione della Corte di giustizia dell’Ue non riguarda direttamente il pasticcio campano che ha tenuto banco negli ultimi mesi. Indica, al più, uno stato di generale inadeguatezza del nostro sistema sullo smaltimento della spazzatura.
Secondo l’esecutivo europeo, il decreto legislativo di applicazione della norma comunitaria viola alcuni articoli. La direttiva, che definisce la nozione di rifiuti e discariche, prevede che gli Stati elaborino una strategia nazionale per la riduzione dei rifiuti, stabilisce regole sui costi dello smaltimento, prevede la procedura di autorizzazione di nuove discariche e sottopone quelle esistenti a misure particolari. La Commissione ha accusato l’Italia di aver applicato la direttiva tardi e così facendo di non averla applicata bene.
In sostanza, l’Italia applica alle discariche nuove il trattamento più favorevole, previsto per le discariche preesistenti, al contrario di quanto previsto dalla direttiva. Anche per i rifiuti pericolosi, le regole transitorie previste non sono state applicate alle discariche preesistenti mentre sono state applicate solo per quelle nuove, sempre in contrasto con la normativa comunitaria.
La direttiva europea definisce le nozioni di rifiuti e di discariche - che suddivide in tre categorie: le discariche per rifiuti pericolosi, per rifiuti non pericolosi nonchè per rifiuti inerti - e prevede che gli Stati membri elaborino una strategia nazionale per la riduzione dei rifiuti biodegradabili, stabilisce regole riguardanti i costi dello smaltimento dei rifiuti, prevede la procedura di autorizzazione di nuove discariche e sottopone quelle preesistenti a misure particolari. Oggi la Corte ha riconosciuto valide le obiezioni sollevate dall’esecutivo europeo ed ha condannato l’Italia alle spese.
La condanna della Corte di Giustizia dell’Ue è dunque dovuta al ritardo con cui fu recepita una direttiva del 1999 riguardante le discariche dei rifiuti: l’Europa, infatti, dava tempo ai paesi membri fino al 2001 per il recepimento delle norme. L’Italia invece la recepì solo nel 2003 con un decreto legislativo del governo Berlusconi. Di conseguenza, la Corte contesta anche gli effetti derivanti dal decreto di recepimento del 2003. Il ministero dell’ambiente precisa così la posizione del governo italiano riguardo alla posizione dell’Ue sui rifiuti italiani. Il governo - prosegue la nota - è però già intervenuto, adeguandosi a quanto l’Europa chiede grazie ad una norma approvata lo scorso 1 aprile.
Il VIDEO servizio:
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Commenti
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Il 10 Aprile 2008 alle 14:42 fercas ha scritto:
Dopo il danno la beffa! Politici corrotti ed incapaci, amministratori locali conniventi con i malavitosi, sperpero di denaro pubblico, persone residenti nei vari insediamenti che non si ribellano, non protestano, non invadono le sedi istituzionali per cacciare a pedate i vari componenti i consigli regionali, provinciali, comunali nonchè i commissari ad acta! Verrebbe da dire: cittadini campani state bene dove siete, quello è il vostro sito! Ma non sarebbe giusto perchè il sovrano dovrebbe essere integerrimo, indipendentemente dai comportamenti dei sudditi! Ora la beffa, dopo lo sperpero di denaro pubblico siamo condannati a risarcire gli sperperi! Cordialità.
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