Polemiche sul Colle: Fini frena, il Cavaliere insiste, Veltroni incalza

La facciata del Palazzo del Quirinale, la dimora del Presidente della Repubblica | Ansa
E Gianfranco Fini si smarca. Pur non esprimendosi direttamente sulle dichiarazioni di Berlusconi circa l’ipotesi di scuola sulla possibilità di dare il Senato all’opposizione solo qualora Giorgio Napolitano rassegnasse le dimissioni, il leader di An sottolinea: “quando si è in mezzo alla gente ci si sente chiedere tutt’altro da ciò che si trova sulle pagine dei giornali: i cittadini hanno ben altre esigenze. La gente” ha ripetuto “vuole sapere cose concrete come quelle relative al potere di acquisto dei salari, non sulle sparate propagandistiche di Veltroni”. Per questo, ha concluso l’esponente del Pdl, i temi della campagna elettorale sono gli stipendi, i salari, la detassazione degli straordinari, l’introduzione del quoziente familiare nelle politiche fiscali, la realizzazione di alloggi popolari.
Ma il Cavaliere insiste. Durante la registrazione della puntata di Otto e mezzo, è tornato a ribadire che “in caso di vittoria non daremo il Senato alla sinistra perché delle tre cariche più importanti ha già la più importante: il Quirinale”. Poi il candidato premier del Pdl esprime tutta la sua “stima” e il suo “rispetto” verso il presidente della Repubblica, chiarendo le sue dichiarazioni di ieri in cui aveva ipotizzato le dimissioni di Giorgio Napolitano: “Il capo dello Stato resterà al suo posto” afferma il Cavaliere “gli auguro di finire meravigliosamente il suo settennato”. Eppure: “La mia risposta su un caso di scuola è stata interpretata da tutti i giornali vicino alla sinistra e a me ostili prendendo una frase e utilizzandola contro di me nonostante avessi parlato 10 ore” ha detto Berlusconi ritornando sulle parole di ieri. “Io mi sono lamentato” ha sottolineato l’ex premier “più volte del fatto che la sinistra, dopo l’elezioni vinte per un pugno di voti e una strana vittoria, anzichè aprirsi a un rapporto con noi dandoci la possibilità di avere un nostro esponente in una delle istituzioni dello Stato, questa sinistra ha messo le mani su tutte le istituzioni. Ho sempre detto - ha proseguito - che non mi sembrava giusto, perché non rappresenta una vera democrazia perché dicono gli anglosassoni, ci vuole un sistema di pesi e contrappesi”.
La richiesta di dimissioni di Giorgio Napolitano, come condizione per affidare all’opposizione la presidenza di una delle Camere, “è gravissima e non si era mai sentita prima”, attacca invece il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, nel suo intervento a Unomattina. “Ieri -ha ricordato Veltroni “siamo arrivati al punto, mai sentito prima, di dire bisogna che il presidente della Repubblica si dimetta”. Questa è una concezione aberrante dello Stato, un’idea che le istituzioni siano di parte. Chi si candida a guidare il Paese” ha aggiunto Veltroni riferendosi evidentemente, pur senza nominarlo, a Silvio Berlusconi- non vuole fare altro che tenerlo in una condizione di stress e di tensione permanente”.
Veltroni ha poi toccato un altro argomento caldo degli ultimi giorni. Le affermazioni di Berlusconi, che ha definito Mangano un eroe, sono “un messaggio ambiguo” nei riguardi della mafia secondo il leader del Pd. “Quando leggo che il principale esponente dello schieramento a noi avverso definisce eroe una persona che è stata condannata per reati gravissimi, e che è stata condannata all’interno dal processo intentato da Falcone e Borsellino, penso che la differenza sta qui: per me gli eroi sono Falcone e Borsellino e non chi è stato condannato da loro per reati mafiosi”.

Commenti

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Il 10 Aprile 2008 alle 17:58 ridetto ha scritto:

Ho sentito Veltroni nel suo comizio con Prodi chiedersi perché Berlusconoi non avesse risposto alla sua lettera richiedente impegno su tutela della costituzione. Probabilmente Berlusconi aspetta che Veltroni gli scriva confermando impegno contro i brogli…

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