La Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria sta conducendo un’inchiesta su presunti brogli nel voto degli italiani in America Latina che sarebbero stati messi in atto dalla cosca Piromalli di Gioia Tauro in ragione della sua influenza in quei Paesi. Nell’inchiesta sono coinvolti un uomo d’affari siciliano da tempo residente in Venezuela, Aldo Miccichè, e un parlamentare in carica siciliano, candidato nelle prossime elezioni di cui non si conosce l’identità, né la coalizione politica d’appartenenza. Il tentativo d’inquinamento del voto avrebbe mirato a condizionare l’esito della consultazione facendo risultare come votate circa 50 mila schede bianche.
La notizia, pubblicata da alcuni giornali, è stata confermata dal procuratore della Repubblica facente funzioni, Francesco Scuderi, che non ha fornito altri particolari. “Il momento, visto che siamo ad appena due giorni dal voto”, ha detto, “delicatissimo, anche perché negli articoli riportati sui giornali ci sono molti dettagli che avrebbero dovuto rimanere riservati e sarebbe irresponsabile da parte nostra in questo momento rivelare ulteriori particolari. Dopo il voto potremo fornire qualche notizia in più. Al momento non è il caso di dire alcunché”.
Nei giorni scorsi lo stesso Scuderi ed il pm della Dda Roberto Di Palma, titolare dell’inchiesta, avevano incontrato il ministro dell’Interno Giuliano Amato per informarlo sui risultati dell’inchiesta. Il ministro Amato, dopo essere stato informato, aveva fatto una dichiarazione in cui aveva detto: “Mi sono arrivate segnalazioni di tentativi di brogli del voto all’estero per cui da parte nostra l’attenzione è massima”.
L’inchiesta da cui sarebbero emersi i brogli è partita dalle intercettazioni di colloqui tra alcuni esponenti della cosca Piromalli detenuti in cui si faceva riferimento al voto all’estero. Nei dialoghi, in particolare, si parlava di una richiesta d’interessamento da parte della cosca all’andamento e all’esito del voto. Per mettere in atto i brogli sarebbero stati mobilitati alcuni consoli onorari incaricati di verificare che si realizzasse il meccanismo di manipolazione del voto facendo risultare come votate migliaia di schede bianche. Per mettere in atto i brogli il partito del parlamentare siciliano coinvolto avrebbe stanziato 200 mila euro destinati a chi avrebbe dovuto controllare la regolarità delle operazioni elettorali.
Si tratta, ha spiegato ancora Amato, “di materia coperta dal segreto istruttorio. Dopo aver ricevuto la notizia ho subito attivato il ministero degli Esteri che ha provveduto con particolare attenzione a garantire che quelle schede non vengano mai perse di vista”. Sapere, ha aggiunto, “che ci sono persone che scambiano denaro per il voto non è mai una soddisfazione, ma le misure adottate dal ministero degli Esteri possono aver prevenuto il danno”.
Il voto per corrispondenza, ha poi ricordato il ministro, “è fatto in modo che le buste si accumulino nei consolati prima di essere spedite in Italia. Mi auguro che i consoli se le siano tenute sotto il letto, tenendole d’occhio prima del trasferimento in Italia a Castelnuovo di Porto”. In questa sede, ha osservato, “è stato moltiplicato il personale che deve esaminare le schede, i seggi sono stati portati da 760 a 1.200 per agevolare il lavoro degli scrutatori”.
Dalle indagini sarebbe emerso che la cosca Piromalli di Gioia Tauro, che si sarebbe attivata per fare concentrare i voti all’estero su un parlamentare siciliano uscente e ricandidato attraverso la contraffazione delle schede bianche, avrebbe ricevuto in cambio la promessa della modifica del regime carcerario di 41 bis per gli affiliati detenuti e di “aggiustare” alcuni processi in corso. Gli investigatori riferiscono anche del notevole spessore politico del parlamentare siciliano uscente coinvolto nell’inchiesta. Il meccanismo messo in piedi dagli ideatori dei presunti brogli avrebbe avuto come pedine fondamentali alcune persone che avrebbero omesso di segnalare le irregolarità concretizzatasi con l’apposizione, sulle schede bianche, del voto sul simbolo del partito del parlamentare. Secondo quanto riferiscono gli investigatori, i presunti illeciti emersi avrebbero potuto avere un peso determinante sull’esito delle elezioni.
- Venerdì 11 Aprile 2008

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Commenti
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Il 11 Aprile 2008 alle 18:42 kaiman50cc ha scritto:
Noi che viviamo all’estero continuiamo a voler essere ascoltati e a partecipare della comunitá italiana anche tramite il voto.
Spetta allo Stato proteggere l’elezione con meccanismi piú moderni come il voto elettronico che é in uso in Brasile da vari anni
Il 14 Aprile 2008 alle 1:07 vschirru ha scritto:
Vi garantisco che il problema del voto dall’estero è una chimera… Pensate che io ho cambiato residenza da Roma a Monza (MI), con procedura conclusa, e mi dicono che però le liste elettorali non vanno di pari passo con l’anagrafe cittadina per cui io (e mia moglie) pur essendo cittadini monzesi possiamo votare solo a Roma. Ho chiesto a tutti: uffici elettorali romani, monzesi, milanesi, viminale, prefettura di Milano. La risposta è stata univoca “nessun diritto le è tolto: se vuol votare vada a Roma”. Dopotutto sono solo più di mille km tra andata e ritorno e poi è anche una piacevole passeggiata…
che scandalo!!!
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