
Sinistra di lotta, ma anche sinistra di sopravvivenza. L’Arcobaleno guidato da Fausto Bertinotti già pensa al dopo-elezioni. E, una volta registrata la defezione del suo leader maximo (che a Porta a Porta ha confermato che in futuro non vorrà più ruoli di responsabilità all’interno del partito), come anticipato giorni fa da Panorama.it, sta pensando di designare a successore il governatore della Puglia Nichi Vendola.
Ma i progetti e i programmi dei “radicali di sinistra” non si fermano certo qui. E per capirlo basta dare una veloce scorsa alle dichiarazioni dei suoi dirigenti più importanti, che in queste ultime ore guardano con sempre maggiore insistenza alla loro destra.
A mandare messaggi di pace a Walter Veltroni e al suo Pd è stato per primo proprio Bertinotti. In un’intervista rilasciata ad un quotidiano napoletano, il leader della Sinistra Arcobaleno si è detto disponibile a restare “insieme anche per governare il dopo Bassolino nelle amministrazioni campane”.
Poi è stata la volta di Fabio Mussi, leader della SinistraDemocratica, la costola dei Ds che ha abbandonato il progetto democratico all’ultimo miglio, nell’ultimo congresso fiorentino. Il ministro della Pubblica Istruzione del governo Prodi si è detto certo che il divorzio del Pd “non è per sempre”. “Prima o poi” ha spiegato Mussi “si devono creare le condizioni per un’alleanza e un governo di centrosinistra”.
Obiettivo, questo, del resto mai nascosto dallo stesso Bertinotti, che ha sempre detto che in questa campagna elettorale “votare sinistra vuol dire creare le condizioni per spostare il baricentro non verso il centro moderato ma in direzione opposta”. Per questo, molti osservatori sono convinti che dopo il 13 e 14 aprile l’Arcobaleno di Pecoraro Scanio, Diliberto, Giordano e Mussi tenterà un riavvicinamento al tricolore di Veltroni e Franceschini.
Anche perché le previsioni fatte dagli stessi dirigenti non sembrano tra le più rosee. I numeri che circolano a sinistra dicono che la coalizione rossa è sotto quel 10 per cento che i contraenti il patto elettorale avevano fissato quale soglia di sbarramento per lasciare al comando il Subcomandante Fausto. In soccorso del presidente della Camera è arrivato proprio il successore designato: Nichi Vendola ha infatti sostenuto che “andrà bene tutto ciò che è sopra il 7 per cento”, soprattutto nella “sua” Puglia. Una percentuale che con la legge elettorale vigente vorrebbe dire nessun senatore eletto a Palazzo Madama. E allora la sinistra di Bertinotti si ritroverebbe nuovamente a lottare, ma stavolta per la propria sopravvivenza istituzionale.
- Sabato 12 Aprile 2008
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Commenti
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Il 12 Aprile 2008 alle 18:41 doresox ha scritto:
Fausto Bertinotti non vuole più ruoli di responsabilità nel partito? mi sembra di capire però che ha già individuato chi a posto suo dovrebbe averli. E questo non equivale ad avere un ruolo di comando?
Con la crisi dilaniante della politica a mio avviso bisognerebbe ascoltare di più chi quel partito lo fa vivere, volgere lo sguardo verso le persone comuni che tutti i giorni si arrangiano tra difficoltà quotidiane. Siamo tutti stanchi di decisioni prese dall’alto, e forse il compagno Fausto stavolta sta davvero troppo “in alto” per vederci.
Il 12 Aprile 2008 alle 19:55 azzurro ha scritto:
Che la separazione tra il PD e l’estrema sinistra fosse una madornale bufala lo si era capito fin dall’inizio,ma si sperava che dal punto di vista ufficiale rimanesse tale almeno fino ad elezioni concluse.Evidentemente,con i segnali provenienti dalla Puglia,tramite il “super”Vendola che gia’preannuncia il fallimento della nuova compagine variopinta,di sicuro almeno al senato,i varii MUSSI,GIORDANO,DILIBERTO e soprattutto l’indagato PECORARO SCANIO sono in fibbrillazione.Perdere la pappa e per il napoletano anche l’immunita’ parlamentare certo non e’ un motivo di gioia,cercano gia’ di risalire sul carrozzone del VELTRONI vestito di nuovo,ma che sotto ha sempre la stessa “biancheria intima”che li accomuna.Per fortuna, stavolta gli italiani non ci cascano,hanno compreso fin troppo bene che il nuovo non e’ altro che un Prodi/bis riveduto e di sicuro scorretto,magari con qualche mano in piu’ da inserire nelle nostre tasche.Dimenticavo,Veltroni ha gia’ dichiarato che anche se dovesse perdere le elezioni non lascera’ la guida del PD,come vedete segue l’esempio di Bassolino,che dice che non puo’lasciare la guida della regione ora che c’e’ il problema della “munnezza”,il capitano non lascia mai la nave se questa sta affondando,peccato che entrambi non si sono ancora accorti che le loro rispettive navi sono da tempo affondate……
Il 13 Aprile 2008 alle 17:57 eclipse ha scritto:
Bravo azzurro, condivido quanto hai esposto.
Sicuramente il PD non vincerà le elezioni, quindi i vecchi compagni faranno di tutto per avere una poltrona sicura, anche a costo di smentire se stessi.
Purtroppo troppi italiani sono masochisti e li votano, mentre sarebbe molto meglio fare piazza pulita di tanta spazzatura ormai putrefatta.
Il 17 Aprile 2008 alle 10:05 Dal Nord al Sud, il tramonto dell’Arcobaleno e la fuga dei suoi leader » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Svuotati, prosciugati, sciolti come neve al sole. Le ultime dichiarazioni non erano di certo ottimiste, i risultati sono stati fallimentari. La Sinistra Arcobaleno, “il cantiere aperto alla società civile” fortemente voluto da Fausto Bertinotti chiude da subito i battenti. Per una sconfitta elettorale che avrà come conseguenza immediata due caselle sbarrate: quella dei deputati e quella dei senatori. Nessun rappresentante, neppure Fausto Bertinotti, il primo Presidente della Camera della nostra storia repubblicana a non essere rieletto in Parlamento. [...]
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