I sopravvissuti dell’Udc. Casini sfiora il 6%: “Noi gli unici a tenere botta”

Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc
Scommessa vinta? Più o meno sì. Soprattutto guardando a chi la partita l’ha persa e nel Parlamento non ci sarà. Ecco perché quelli dell’Udc si sentono un po’ dei sopravvissuti alla logica del voto utile e si dicono fieri di esserci. Invece il centro c’è: l’Udc, con un risultato che lo colloca intorno al 6% - quarto partito a livello nazionale, ha tenuto botta.

Ormai è sera a via dei Due Macelli, quando lo stato maggiore del partito è riunito in attesa dei dati con Pier Ferdinando Casini. E si tira un sospiro di sollievo. Che diventa un respiro di soddisfazione, quando cominciano a delinearsi gli effetti negativi della campagna elettorale Pd-Pdl sul voto utile che è risultato schiacciante sulla Sinistra l’Arcobaleno. “C’è chi nel Paese vuole un centro moderato. Senza di noi si può vincere, ma non governare”, commenta Casini quando la vittoria del Pdl appare chiara.

Il leader centrista fa gli auguri a Berlusconi: “Gli auguro buon lavoro”, dice, e promette un’opposizione costruttiva in Parlamento: “Non voteremo il suo governo, ma la nostra sarà un’opposizione costruttiva. Voteremo i provvedimenti che ci sembreranno giusti”. Del resto, il risultato del Pdl “non offre alibi, tutto è limpido”. “L’Italia ha bisogno di scelte coraggiose e mi auguro che Berlusconi le faccia”.

E quell’ipotesi del pareggio al Senato che avrebbe reso il voto dei centristi determinante? “Era teorica” spiega Casini “meglio che tutto sia limpido, senza alibi per nessuno”. Il leader dell’Udc si dichiara per nulla pentito della sua scelta di portare il suo partito da solo al voto. “Sono sereno e ringrazio gli elettori”. Per un dato che, afferma, rappresenta “qui un investimento per il futuro”. Il voto utile ha prodotto i suoi effetti: “Vedete cosa è successo al Prc? Ma noi abbiamo avuto una capacità di resistere fortissima”. E da ex presidente della Camera Casini giudica “fortemente negativo” il rischio che la sinistra di Bertinotti non entri in Parlamento. Ed ora, con 34 deputati e, secondo le ultime proiezioni, 2 senatori (uno, sicuro, sarà di Totò Cuffaro, eletto in Sicilia), i centristi sono intenzionati a far pesare la loro presenza in Parlamento. “Noi siamo in posizione centrale e dialoghiamo con tutti ma” avverte Casini “non siamo al laccio di nessuno”.

Certo all’Udc non lo nascondono: al Senato speravano in un risultato migliore. Ma “siamo fieri di stare in Parlamento” dice Lorenzo Cesa “ed eravamo consapevoli delle difficoltà che comportava quel superamento della soglia dell’8%. Ma sono fiero di questo risultato”. Quello che Casini definisce lo “tsunami” del voto utile è passato ed ha prodotto i suoi effetti. Ora Savino Pezzotta, che con Cesa sono i leader della Costituente di centro, ribadisce l’intenzione di andare avanti con il progetto di allargamento dell’area moderata. “Ci siamo presentati senza allearci con i due schieramenti più forti - dice Pezzotta - e gli italiani ci hanno votato. Adesso andiamo avanti verso la Costituente. Con l’Udc di Casini saremo una forza di opposizione alla Camera e al Senato. La consapevolezza di essere l’unica forza fuori di coalizione del Parlamento ci legittima a costruire in tutta Italia quella nuova formazione di centro che era e resta il nostro obiettivo strategico”.

Quanto alla Lega, con il suo risultato “eclatante” non previsto neanche dai centristi che pur avevano visto un peso forte del partito di Bossi nell’eventuale governo Berlusconi, “dimostra il disagio che c’è al Nord” commenta Bruno Tabacci “e credo che questo sia un problema nazionale”. Inoltre, dice ancora Tabacci “occorre riconsiderare il risultato della Lega e dell’Italia dei Valori che sono tutt’altro che bipartizzabili. Anzi, è evidente che sono in competizione con il partito alleato».”.

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