Il Pdl di Berlusconi verso il governo. La Lega forte sarà un’opportunità in più

Il leader del Pdl Silvio Berlusconi durante un comizio | Ansa
Il voto degli italiani consegna al Paese un Parlamento diverso e un quadro politico totalmente nuovo.

Il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi si avvia a vincere le elezioni con un distacco molto importante che consentirà alla coalizione del Cavaliere di governare alla Camera e al Senato. Alcuni analisti politici hanno messo in evidenza che il contributo fondamentale alla vittoria del Pdl arriva dalla Lega di Umberto Bossi. È la scoperta dell’acqua calda: il Carroccio è da tempo un punto di riferimento per il blocco sociale del Nord che rappresenta non solo il “popolo delle partite Iva”, ma anche chi chiede legge, ordine, sicurezza, una distribuzione delle risorse del Paese e un loro utilizzo più equo e serio. Senza la Lega, nessuna coalizione può vincere le elezioni nel Settentrione e senza comprendere a fondo le motivazioni del blocco sociale che vota per Bossi il centrosinistra continuerà a perdere le elezioni. La Lega più forte sarà un problema per il prossimo governo? La mia opinione è che sarà un’opportunità in più per l’esecutivo.

Il Nord è la locomotiva del Paese, ha bisogno di fiducia e atti concreti: Milano deve organizzare l’Expo, Malpensa deve conquistare e non perdere quote di mercato, le piccole e medie imprese hanno bisogno di un esecutivo che convinca la Banca Centrale Europea a intervenire sul rapporto di cambio con il dollaro e sui tassi prima che l’export del Made in Italy coli a picco.
Il Pdl da oggi è il primo partito italiano e questo impone a Berlusconi e Gianfranco Fini di accelerare il processo di fusione tra Forza Italia e Alleanza nazionale. Dovranno costituire un gruppo unico in Parlamento e poi avviare i congressi per dare al Pdl regole e basi stabili per il futuro. An esce dalle elezioni con un buon risultato: la scelta del suo leader di dar vita al Pdl è stata saggia perché ha consentito a Fini di ammortizzare i colpi della Destra e di continuare un percorso di trasformazione che era iniziato nel 1994 a Fiuggi.
Forza Italia conferma quello che tanti cronisti e opinion makers non hanno mai voluto vedere: non è un partito di plastica, il suo elettorato è solido e la sua formula di partito carismatico continua ad essere moderna, proprio nel momento in cui il voto degli italiani sta archiviando tante formule politiche del Novecento.

Una di queste formule di un secolo che oggi appare lontanissimo, l’ex Pci, è stato trasformato da Veltroni in un partito allo stato nascente: riformista, moderato, ma ancora senza un’identità chiara e con un leader che ha commesso molti errori che oggi emergono chiaramente. Ha fatto una campagna elettorale di rottura con il passato, è vero, ma priva di mordente e con troppi “ma anche” per essere presa sul serio dagli italiani che hanno visto all’opera il governo di Romano Prodi. Il risultato del 35 per cento era l’obiettivo minimo, è in forse e con esso anche la leadership di Veltroni è ammaccata. Per ora non è in discussione perché a sinistra non ci sono reali alternative, ma l’ombra della resa dei conti si staglia sul loft veltroniano. L’alleanza con Di Pietro, alla luce dei risultati, era necessaria, ma talmente stridente con il resto della compagnia da creare non pochi problemi di comunicazione e immagine.

La Sinistra Arcobaleno non entra in Senato e rischia anche alla Camera. Siamo di fronte a un tema di enorme importanza perché la sinistra italiana, quella classica, erede della tradizione comunista e del filone politico “verde”, rischia letteralmente di sparire dalle istituzioni. Un blocco sociale importante del Paese non avrà rappresentanza e dovrà trovare altri modi e forme organizzative. C’è chi vede nella piazza il terreno naturale di conquista. Può essere uno sviluppo, non è detto che sia l’unico o il migliore, certamente è un dato sociale sul quale maggioranza e opposizione dovranno riflettere insieme. Fausto Bertinotti ha fallito l’obiettivo, la sua idea di Izquierda Unida si è scontrata con una realtà in rapida evoluzione rispetto ai tempi lenti della politica. Tempi che Silvio Berlusconi in qualche maniera ha invece sempre anticipato. Salirà per la terza volta in quattordici anni al vertice di Palazzo Chigi.

È l’apice di un ciclo politico straordinario che ora dovrà però affrontare la prova più difficile in quello che Giulio Tremonti chiama “tempo del ferro”: vincere la sfida del governo.

Commenti

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Il 14 Aprile 2008 alle 20:25 mariosechi.net | Panorama/Il Pdl di Berlusconi verso il governo. La Lega forte sarà un’opportunità in più ha scritto:

[...] Continua a leggere l’articolo su Panorama. Gregarious [...]

Il 14 Aprile 2008 alle 21:37 paulom ha scritto:

Vorrei ringraziare tutti gli uomini e le donne che, dedicando liberamente il loro tempo, ci hanno consentito questa vittoria.

Il 14 Aprile 2008 alle 22:46 cini ha scritto:

Vittoria,dovuta,aspettata e meritata.
Ora é necessario accertarsi che questi due anni di governo Prodi, di grande travaglio con conseguenze tragiche per moltissime famiglie italiane, non vengano facilmente dimenticati.

Il 15 Aprile 2008 alle 4:04 La valanga leghista conquista il Nord. Bossi promette fedeltà al Pdl » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Gongola Umberto Bossi, incassando il trionfo della “sua” Lega. Già, perché se l’Italia ha scelto il Cavaliere, il Nord ha scelto il Carroccio. Anzi, è stato letteralmente invaso dalla valanga leghista: un vero e proprio botto, che raddoppiando i voti delle scorsa tornata elettorale (al Senato e alla Camera arriva oltre l’8%: eleggendo 22 dei 166 senatori e 47 deputati dei seggi conquistati dal centrodestra), conferma come non si possano, almeno al Nord, vincere le elezioni senza fare i conti con i Lumbard. E allora gongola il Senatùr ma sgombra subito il campo sul futuro, sul rapporto con il Pdl. “Manterremo i patti con Berlusconi”. E aggiunge ancora: “Forza Italia non sarà nostro ostaggio”. Nella sede della Lega, in via Bellerio, a Milano, la soddisfazione è palpabile e l’analisi del voto è netta: “La gente vuole un Paese diverso, che funzioni meglio. La Lega è stata votata dai lavoratori”, dice Bossi, anticipando l’analisi dei politologi e di Fausto Bertinotti, che paga proprio lo scollamento tra la sinistra e gli operai. [...]

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