
Un vero e proprio terremoto. E un addio: quello di Fausto Bertinotti, già presidente della Camera e candidato premier della Sinistra Arcobaleno. Di fronte alla prospettiva, sempre più reale e concreta, di non avere rappresentanti in Parlamento, il Subcomandante Fausto lascia: “La mia vicenda di direzione politica termina qui, purtroppo con una sconfitta. Proseguirò da militante, ma la mia stagione da dirigente politico è finita”. Quella della sinistra radicale è, stando ai dati, una “sconfitta netta”, dalle proporzioni “impreviste”, che rende necessaria una “riflessione approfondita” ma che comunque non deve mettere in dubbio la necessità di proseguire con il progetto politico della Sinistra Arcobaleno, anzi: “il risultato negativo rende più urgente l’avvio di una fase costituente già da domani”. Secondo Bertinotti, anche il Pd sarà chiamato ad una riflessione, perché le scelte di Walter Veltroni “hanno contribuito allo svuotamento della sinistra senza riuscire a vincere, ma andando incontro ad una sconfitta visto che Pdl e Lega si apprestano a Governare il Paese”. Fausto Bertinotti chiama direttamente in causa la strategia dei Democratici per il suo primo commento dei risultati elettorali.
Il cartello elettorale composto da Rifondazione, Sinistra Democratica, Comunisti italiani e Verdi, insomma frana davanti all’evidenza dei numeri. E i numeri dicono che nella prossima legislatura a Palazzo Madama e a Montecitorio non ci sia alcun rappresentante della sinistra. Un evento storico. E non certo nel senso buono della parola.
Dati particolarmente negativi giungono dalle regioni “rosse”, quelle dove era atteso il raggiungimento della soglia di sbarramento del 4% per la Camera e dell’8% per il Senato. Per esempio, in una città come Pistoia la Sinistra Arcobaleno raccoglie soltanto un terzo dei voti rispetto a quelli che nelle elezioni passate ebbe la sola Rifondazione Comunista. Discorso analogo anche per altre realtà da cui ci si attendeva un buon risultato, come la Liguria. Naturalmente ogni valutazione definitiva è ancora prematura, ma la tendenza mette in ansia i quattro leader della Sinistra Arcobaleno. Tanto basta per fare dire a caldo a Giovanni Russo Spena - che del Prc è capogruppo uscente al Senato - che si è trattato di una pesante “sconfitta”: si è votato in una fase di “torsione bipartitica violenta imposta anche dai mass media. Sembrava che vi fossero solo due contendenti e tutti gli altri di contorno e questo ha fatto percerpire all’opinone pubblica che si trattasse di una questione tra Berlusconi e Veltroni”. Per Paolo Cento si tratta invece di “anno zero della sinistra: è prevalso il voto utile e forse la costruzione della sinistra arcobaleno è arrivata tardi. Dovevamo farla già nel 2006. Ora dobbiamo fare i conti con i nostri insediamenti sociali in cui c’è crisi di fiducia”. Secondo il verde Angelo Bonelli, si apre “una riflessione”: “Non si può far finta di niente, bisogna avviare una discussione tra di noi e con gli amici della Sinistra arcobaleno”.
Per Franco Turigliatto, senatore di Sinistra critica, uno dei “ribelli” che per primi si sono sfilati dalla coalizione che sosteneva Romano Prodi, la sconfitta di SA ha un responsabile: “Si chiama Fausto Bertinotti”. Per Turigliatto “la Sinistra Arcobaleno si è dissanguata per Prodi a tutto vantaggio di Veltroni”. E adesso? “Vedo uno spazio ancora a sinistra” risponde Turigliatto “c’è un grandissimo lavoro da fare per ricostruire una sinistra davvero anticapitalistica”. Anche
Salvatore Cannavò esulta: “Siamo noi la vera sorpresa”. Il deputato uscente di Sinistra critica, non riesce a trattenere l’entusiasmo per il dato delle proiezioni del Senato, che danno a Sc l’1,2 per cento, un risultato più che confortante in vista del vero obiettivo: le elezioni europee del prossimo anno. Cannavò è caustico sul risultato della Sinistra arcobaleno: “Dove ieri non era riuscito a distruggere Occhetto, ci riesce oggi Bertinotti”.
- Lunedì 14 Aprile 2008
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Commenti
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Il 15 Aprile 2008 alle 0:43 Elezioni, dalla parte dei perdenti. Da Luxuria alla Santanchè, ecco i silurati » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Dovranno dire addio al Parlamento il veterano Fausto Bertinotti, che dopo aver guidato Montecitorio è stato tagliato fuori due volte: come leader della Sinistra Arcobaleno e come segretario del Prc. Ma l’operazione ghigliottina, condotta dalla soglia di sbarramento (4 per cento alla Camera e 8% su base regionale al Senato), ha fatto cadere le teste di tutti e quattro i leader dei partiti della sinistra radicale, apparentati nell’Arcobaleno. Anzi tre, visto che Oliviero Diliberto, segretario del Pdci aveva già deciso di lasciare il suo seggio ad un operaio della Tyssenkrupp, Ciro Argentino, che però, dato l’esito elettorale, non approderà a Montecitorio, rendendo nullo il sacrificio di Diliberto. Restano fuori anche il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio e Fabio Mussi, il “capo” della Sinistra Democratica, fuoiuscito dai Ds nell’ultimo congresso del 2007. [...]
Il 21 Aprile 2008 alle 12:54 Rifondazione chiude l’era Bertinotti. Vince Ferrero, Vendola è pronto alla sfida » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Cala il sipario sulla stagione del Prc segnata da Fausto Bertinotti. Nel giorno della resa dei conti in Rifondazione, va in scena l’ultimo atto della “tragedia” politica iniziata con la batosta elettorale. Si dimette il gruppo dirigente guidato da Franco Giordano, prevale una nuova maggioranza capitanata da Paolo Ferrero d’intesa con Claudio Grassi, leader di Essere comunisti. A guidare il partito, in vista del congresso straordinario fissato per il 17-20 luglio, sarà un comitato di garanzia, frutto di un compromesso tra le diverse anime del Prc, dove ad avere la maggioranza di rappresentanti è il duo Ferrero-Grassi. Il d-day di Rifondazione inizia molto presto. Anzi, a vedere le facce stanche di molti dirigenti, la discussione non si è mai interrotta. Dopo il nulla di fatto di ieri, la trattativa per evitare la spaccatura è proseguita nella notte. In una lunga riunione a cui hanno partecipato rappresentanti delle due fazioni si è cercato fino a un attimo prima del voto di trovare un accordo. Ma senza successo. A tentare l’ultima mediazione ci ha provato alla fine lo stesso segretario uscente, chiamando in un angolo Ferrero. Venti minuti di discussione e l’ennesimo nulla di fatto. [...]
Il 28 Luglio 2008 alle 12:34 Rifondazione a pezzi. Ferrero segretario di un partito dimezzato » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Ci proverà il neo segretario Paolo Ferrero, valdese, ex operaio, ex sindacalista, ex ministro della Solidarietà sociale del governo Prodi. Compito difficile, complicato: lo scenario che alla vigilia del VII congresso di Prc era dato da tutti gli osservatori come quello impossibile, si è invece avverato. Sulle note di Bella Ciao, l’Internazionale e Bandiera Rossa cantate dai delegati, il VII congresso si è concluso come in pochi si aspettavano alla vigilia. A guidare un partito ai minimi storici dopo la batosta elettorale e la scomparsa dalle Aule parlamentari non sarà il governatore della Puglia, il favorito, addirittura il candidato unico fino a qualche giorno fa, “benedetto” anche da Fausto Bertinotti; ma l’ex alleato di maggioranza che ha saputo trovare un’intesa con tutte le correnti del partito riuscendo ad ottenere 142 voti di maggioranza. Fallito ogni tentativo di trovare un accordo, Rifondazione è andata alla conta (cioè al “chi sta con chi”, praticamente una spaccatura), prima per la votazione dei due documenti politici, quello che raccoglieva le minoranze intorno all’ex ministro e il documento presentato dai Vendoliani e poi nella scelta del segretario. È successo tutto in una notte: archiviata ogni ipotesi di accordo verso quella pace interna invocata dal padre nobile (e commosso) Fausto Bertinotti (qui il VIDEO dell’intervento), è andato in scena uno scontro a muso duro. Con la mozione due, quella vendoliana, forte del 47%, diventata di colpo minoranza per la coalizzazione attorno alla numero uno, quella di Ferrero (aveva il 40%), delle altre tre. Le più piccole, affarini visibili soltanto al microscopio, roba da fecondazione assistita considerato il loro peso in un partito che di per sé, oggi, varrà sì e no l’1%. Il risultato ufficiale arriva poco prima delle 16: Ferrero è segretario con 342 voti su 646: “La nostra scelta non è il rifugiarsi in un fortino, vogliamo ripartire dai problemi reali della società e magari con meno apparizioni in tv”, ha detto l’ex ministro, a caldo. [...]
Il 12 Ottobre 2008 alle 0:28 Sinistra e Di Pietro, due piazze per un solo bersaglio: il governo » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] A Roma, i cortei e i leader restano separati ma il bersaglio è uno solo, anzi due: il governo reale e il governo ombra. Preso di mira, il primo, tanto negli slogan, scanditi dai manifestanti e negli attacchi dal palco, quanto nella raccolta di firme per il referendum contro il lodo Alfano, promosso dall’Idv e nel desiderio di smantellare gli atti dell’esecutivo, dalla riforma Gelmini all’economia. Tutto per rivendicare che l’opposizione dura e pura, contro quella “gentile, anzi ambigua” del Pd” che scenderà in piazza il 25 ottobre, sta tutta qui, per le strade di Roma. E infatti, vogliono gustarsi il sapore della rinascita, l’11 ottobre, quelli della sinistra radicale, che sfila da piazza della Repubblica alla Bocca della Verità , dopo il terremoto elettorale e le guerre intestine dentro Rifondazione. ‘’Oggi è la fine del ritiro’’, annuncia il segretario Prc Paolo Ferrero. Molto più baldanzoso appare Di Pietro che torna a piazza Navona con 12 gazebo per la raccolta delle firme e l’orgoglio della ‘’piazza che nessuno riesce a zittire’’. Tra slogan contro il ministro Gelmini e il premier Berlusconi, la canzone “Bella Ciao” cantata a squarciagola, la sinistra rimasta fuori dal Parlamento, attraversa la capitale dietro lo striscione ‘’L’opposizione è nelle nostre mani’’ e critica, per bocca dell’ex segretario Prc Franco Giordano ed il leader Pdci Oliviero Diliberto, ‘’un Pd che non fa un’opposizione né sociale né politica’’. Parole poco lusinghiere anche se al corteo si affacciano per un saluto i due dirigenti Pd Livia Turco e Vincenzo Vita, convinti che tra oggi ed il 25 ottobre ci sono differenze ‘’ma c’è un’unica opposizione contro questo governo’’. [...]
Il 12 Ottobre 2008 alle 1:38 Sinistra e Di Pietro, due piazze per un solo bersaglio: il governo » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Succede così anche a Roma, i cortei e i leader restano separati ma il bersaglio è uno solo, anzi due: il governo reale e il governo ombra. Preso di mira, il primo, tanto negli slogan, scanditi dai manifestanti e negli attacchi dal palco, quanto nella raccolta di firme per il referendum contro il lodo Alfano, promosso dall’Idv e nel desiderio di smantellare gli atti dell’esecutivo, dalla riforma Gelmini all’economia. Il tutto per rivendicare che l’opposizione dura e pura, contro quella “gentile, anzi ambigua” del Pd” che scenderà in piazza il 25 ottobre, sta qui per le strade di Roma. E infatti, vogliono gustarsi il sapore della rinascita, l’11 ottobre, quelli della sinistra radicale, che sfila da piazza della Repubblica alla Bocca della Verità , dopo il terremoto elettorale e le guerre intestine dentro Rifondazione. ‘’Oggi è la fine del ritiro’’, annuncia il segretario Prc Paolo Ferrero. Molto più baldanzoso appare Di Pietro che torna a piazza Navona con 12 gazebo per la raccolta delle firme e l’orgoglio della ‘’piazza che nessuno riesce a zittire’’. Tra slogan contro il ministro Gelmini e il premier Berlusconi, la canzone “Bella Ciao” cantata a squarciagola, la sinistra rimasta fuori dal Parlamento, attraversa la capitale dietro lo striscione ‘’L’opposizione è nelle nostre mani’’ e critica, per bocca dell’ex segretario Prc Franco Giordano ed il leader Pdci Oliviero Diliberto, ‘’Un Pd che non fa un’opposizione né sociale né politica’’. Parole poco accoglienti, proprio quando al corteo si affacciano per un saluto i due dirigenti Pd Livia Turco e Vincenzo Vita, convinti che tra oggi ed il 25 ottobre ci sono differenze ‘’ma c’è un’unica opposizione contro questo governo’’. [...]
Il 12 Ottobre 2008 alle 2:44 SuccedeOggi » Blog Archive » Sinistra e Di Pietro, due piazze per un solo bersaglio: il governo ha scritto:
[...] Succede così anche a Roma, i cortei e i leader restano separati ma il bersaglio è uno solo, anzi due: il governo reale e il governo ombra. Preso di mira, il primo, tanto negli slogan, scanditi dai manifestanti e negli attacchi dal palco, quanto nella raccolta di firme per il referendum contro il lodo Alfano, promosso dall’Idv e nel desiderio di smantellare gli atti dell’esecutivo, dalla riforma Gelmini all’economia. Il tutto per rivendicare che l’opposizione dura e pura, contro quella “gentile, anzi ambigua” del Pd” che scenderà in piazza il 25 ottobre, sta qui per le strade di Roma. E infatti, vogliono gustarsi il sapore della rinascita, l’11 ottobre, quelli della sinistra radicale, che sfila da piazza della Repubblica alla Bocca della Verità , dopo il terremoto elettorale e le guerre intestine dentro Rifondazione. ‘’Oggi è la fine del ritiro’’, annuncia il segretario Prc Paolo Ferrero. Molto più baldanzoso appare Di Pietro che torna a piazza Navona con 12 gazebo per la raccolta delle firme e l’orgoglio della ‘’piazza che nessuno riesce a zittire’’. Tra slogan contro il ministro Gelmini e il premier Berlusconi, la canzone “Bella Ciao” cantata a squarciagola, la sinistra rimasta fuori dal Parlamento, attraversa la capitale dietro lo striscione ‘’L’opposizione è nelle nostre mani’’ e critica, per bocca dell’ex segretario Prc Franco Giordano ed il leader Pdci Oliviero Diliberto, ‘’Un Pd che non fa un’opposizione né sociale né politica’’. Parole poco accoglienti, proprio quando al corteo si affacciano per un saluto i due dirigenti Pd Livia Turco e Vincenzo Vita, convinti che tra oggi ed il 25 ottobre ci sono differenze ‘’ma c’è un’unica opposizione contro questo governo’’. [...]
Il 28 Luglio 2009 alle 16:15 L’ultima tentazione dell’ex Subcomandante Fausto: correre alle primarie del Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] E adesso rifacciamo la conta. Aggiorniamo la lista dei runners in gara per la poltrona di leader del Pd, il prossimo 25 ottobre. (Qui la GALLERY dei candidati alla leadership del Pd) Ci sono: il segretario uscente (Dario Franceschini) che in realtà non vuole uscire dall’ufficio del capo in via Sant’Andrea delle Fratte; “l’unionista” (nel senso che aspira a ridare senso e forma alle “vecchie” alleanze della stagione di Prodi) Pierluigi Bersani che attacca da sinistra; il terzo uomo Ignazio Marino: laico, chiururgo di fama, che attacca da sopra: “Ci vuole il mio bisturi per questo partito malato” ha detto a Panorama; l’outsider Amerigo Rutigliano, l’unico dei non-big ad avercela fatta (visto che Renato Nicolini, il “padre” dell’Estate romana che aveva annunciato la sua candidatura “creativa” non si è presentato con le firme, a Beppe Grillo hanno impedito la corsa, mentre Mario Adinolfi, il candidato blogger under 40 ha annunciato la sua rinuncia e il sostegno alla candidatura di Franceschini): ha presentato 1542 firme con le quali chiede di non “lasciar spazio ai gattopardi, pronti a cambiare qualcosa perché nulla cambi” (il sessantenne romano aveva già cercato di correre per la segreteria del Pd, quando le primarie furono fatte per l’incoronazione di Walter Veltroni, ma consegnò le firme in ritardo) . Ce n’è abbastanza, no? (Anche perché intorno ai quattro è un fiorire di appoggi, alleanze, sgambetti, ultimatum, dichiarazioni, endorsement, ecc…). E allora proviamo a immaginare che gara sarebbe stata se se si fosse presentato anche Fausto Bertinotti? Sì, proprio lui, l’ex Subcomandante, che dopo la pesante sconfitta alle politiche del 2008, si è ritirato a fare il semplice iscritto (l’ultima sua immagine è quella, quasi in lacrime, in cui dice addio agli incarichi di direzione politica: “La mia vicenda di direzione politica termina qui, purtroppo con una sconfitta […] Lascio ruoli di direzione, farò il militante. Un atto di onestà intellettuale impone di riconoscere questa sconfitta come netta, dalle proporzioni impreviste che la rendono anche più ampia”), ritagliandosi un ruolo di “nume tutelare” della sinistra e seguendo da vicino (cioè appoggiando) la scissione dei vendoliani dal Prc di Paolo Ferrero. Che da quelle parti, a sinistra, qualcuno sognasse di tornare in campo, magari mettendo in piedi un’Opa sui Democrats, l’aveva fatto sapere Piero Sansonetti (ex direttore di Liberazione e attuale direttore-fondatore dell’Altro, il quotidiano di Sinistra e Libertà ) dalle colonne de Il Foglio: “Nichi Vendola segretario del Pd. Tutti dicono che ci vuole una novità , allora mi sono detto: non può mica essere Debora Serracchiani la novità . No?”. [...]
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