Elezioni a Roma: tra Rutelli e Alemanno scontro Capitale per le poltrone

Piazza del Campidoglio con la statua di Marco Aurelio
di Romana Liuzzo

Non c’è in palio solo la poltrona di sindaco, a Roma, tra Gianni Alemanno e Francesco Rutelli. Ce n’è anche qualche altra decina su cui siederanno manager che avranno in mano le chiavi dei forzieri del Campidoglio. Società partecipate dal Comune, raggruppate in holding. Due miliardi di euro di ricavo annuo, migliaia di occupati, solo per quelle di proprietà dell’amministrazione al 100 per cento. A questi numeri vanno aggiunti i 2,2 miliardi dell’Acea, fiore all’occhiello del Campidoglio, che la controlla al 51 per cento.
“Il loro valore supera di molto qualunque altro grande gruppo del Centro-Sud” sottolinea l’assessore al Bilancio, Marco Causi. “Ma sono troppe, già da tempo stiamo pensando di tagliarle o accorparle” propone il candidato sindaco Alemanno. E Rutelli che ne pensa?

Interpellato da Panorama, non ha fornito risposta. “Il Comune di Roma è in Italia quello che ha il maggior numero di holding, multiservizi, assicurazioni, fondazioni” spiega Marco Visconti, consigliere comunale di An. Scatole cinesi, cui bisogna aggiungere altre società controllate dall’ex amministrazione Veltroni il cui ricavo è pari a 187 milioni di euro annui: Roma Multiservizi, Assicurazioni di Roma, Fondazione Bioparco, Fondazione gioventù digitale e Musica per Roma.
In testa alla classifica delle spa (Metro, Cotral, Atac, Trambus, Fiera di Roma, Gemma, Ama) c’è l’Acea: la società guidata prima da Chicco Testa, oggi da Fabiano Fabiani, è in crescita del 35 per cento rispetto all’anno precedente. E allora perché le tariffe continuano a salire? L’opposizione solo l’anno scorso ha presentato sette interrogazioni, a partire dai compensi elargiti a presidenti e consiglieri dei cda delle società partecipate. Compensi spariti improvvisamente dal sito del Comune di Roma, come prevederebbe invece la Finanziaria del 2007.
Comunque li ha pubblicati Il Giornale, con tabella aggiornata al 2008: si va dallo stipendio del presidente Fabiani (300 mila euro annui) a quello dell’amministratore delegato della stessa società, Andrea Mangoni: 200 mila.
Poltrone importanti, manager con sostanziosi compensi e società che nascono per un settore (per esempio le farmacie, come la Farmacap) e allargano l’interesse a tutt’altro (asili nido). O come la Roma multiservizi, 4 mila posti su chiamata diretta per le pulizie nelle scuole, che hanno chiesto di occuparsi anche della potatura degli alberi. Le spa del Campidoglio sono sempre più eclettiche.
Attraverso la gestione del Gruppo società Comune di Roma, il sindaco ha controllato risorse finanziarie e potere economico nella capitale. La complessa struttura societaria del Gruppo Comune di Roma comprende circa 41 società tra spa e srl, con l’Acea quale capogruppo di 54 società e l’Ama capogruppo di 13 società. Complessivamente oltre 100 società. Rutelli, già primo cittadino, poi vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni culturali, sta quindi correndo per una poltrona di grado inferiore rispetto al suo brillante curriculum? No di certo, Roma val più di un posto nel governo.

Commenti

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Il 15 Aprile 2008 alle 14:59 gebsoftware ha scritto:

Desideravo fare una precisazione, il sito di Gianni Alemanno candidato a sindaco di Roma è http://www.alemanno.it. Grazie e buon lavoro

Il 16 Aprile 2008 alle 10:31 L’onda del Pdl arriva in città: a Roma, ballottaggio tra Rutelli e Alemanno » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] L’effetto-Pdl si allunga anche sul Campidoglio: favorito o meno dall’election day, il partito di Berlusconi e Fini ha costretto al ballottaggio Francesco Rutelli contro Gianni Alemanno. Lo dicono i dati in arrivo (a rilento) dalle sezioni: Rutelli è poco sopra il 45% e Alemanno poco sopra il 40%. Nessun colpo di scena è possibile: sarà spareggio per la poltrona del sindaco più importante d’Italia (poltrona che vale quella di un ministero, dicono gli esperti). Una notizia che profuma di svolta storica in una città amministrata dal centrosinistra da quindici anni e nella quale nel 2006 Veltroni, al suo secondo mandato, aveva fatto man bassa di voti arrivando a superare il 61%, stracciando lo stesso Alemanno al primo turno. Una percentuale che già si immaginava fuori dalla portata del ministro dei Beni culturali nonché ex sindaco. E però gli ultimi sondaggi di due settimane fa lasciavano ben aperta la porta di un’affermazione al primo colpo. E invece… Invece, sarà ballottaggio. E non sarà facile per il candidato Pd, il 27-28 aprile: le condizioni sono assolutamente diverse rispetto a due anni fa. Conteranno i possibili apparentamenti o comunque i voti di candidati che finiscono fuori dal gioco al primo turno. Storace (al 3,4%) ha annunciato che giovedì, dopo aver convocato l’esecutivo nazionale de La Destra, scioglierà le riserve in merito a un possibile appoggio del suo partito ad Alemanno nel caso di un secondo turno di votazioni. Mentre l’Udc, secondo quanto detto da Casini, potrebbe decidere a chi dare il suo appoggio con “primarie aperte a tutti gli iscritti”. Un’idea che piace al candidato sindaco del Pd. “Penso che potranno venire sulla mia candidatura” sostuiene Rutelli “ho fiducia. È giusta l’idea di fare le primarie, ma lo vedremo con i risultati definitivi”. Così il fortino della Capitale, dentro il quale i democratici e la Sinistra avrebbero potuto resistere allo tsunami delle politiche, non è più così sicuro. Stessa cosa dicasi per la privincia di Roma: anche qui Nicola Zingaretti, candidato del centrosinistra, ha mancato il primo turno, ma “solo per un soffio”, dato il suo 47% abbondante, secondo i risultati parziali, contro il 37% circa di Alfredo Antoniozzi. Ma le sorprese alle provinciali non finiscono qui: il centrodestra mantiene Varese e Udine - presidenti rispettivamente Dario Galli e Pietro Fontanini - mentre Benevento e Vibo Valentia restano al centrosinistra, con Aniello Cimitile e Francesco De Nisi. Al ballottaggio vanno Asti, Foggia, Catanzaro e Massa Carrara. Qui, tradizionale roccaforte della sinistra, il centrodestra ha schierato addirittura Sandro Bondi, che ha costretto al secondo turno il presidente uscente Osvaldo Angeli. Altro colpo per il centrosinistra a Brescia, città finora guidata da Paolo Corsini, che non si è ricandidato e al quale succederà Adriano Paroli, vincitore al primo turno su Emilio Delbono. Per le comunali, conferma scontata per il leghista Paolo Gobbo a Treviso e vittoria del centrosinistra a Pescara, dove sarà sindaco Luciano D’Alfonso. Saranno invece decise al ballottaggio le amministrazioni di Sondrio, Udine, Massa Carrara, Pisa e Viterbo Altra brutta sorpresa per il centrosinistra anche a Brescia, scossa in serata da tensioni e tafferugli tra leghisti e centri sociali: nella città finora guidata dal ds Paolo Corsini, che non si è ricandidato, il candidato Adriano Paroli (Pdl e Lega) il centrodestra ha ottenuto il 51,4% dei voti battendo al primo turno l’avversario del centrosinistra, Emilio Delbono. A Vicenza, citta della contestata base americana, commissariata dopo le dimissioni del sindaco forzista Renato Hullweck, candidato alla Camera, si va al ballottaggio tra l’esponente del Pd Achelle Variati e Amalia Sartori, sostenuta dal Pdl. Il centrodestra si riconferma ampiamente vittorioso in Sicilia con l’alleanza Pdl-Mpa (Raffaele Lombardo ha ottenuto il 65,3% dei voti, contro il 30,3% della candidata di centrosinistra Anna Finocchiaro) e riesce a strappare la Regione Friuli-Venezia Giulia al centrosinistra: il candidato del Pdl, Renzo Tondo, ha raccolto il 53,8% dei voti, contro il 46,2% del rivale Riccardo Illy. E dato che l’industriale del caffè era uno dei maggiori (e insacoltati) esperti di questioni settentrionali all’interno del centrosinistra, la sua sconfitta dovrebbe davero fare riflettere Veltroni &Co. [...]

Il 16 Aprile 2008 alle 13:34 L’onda del Pdl arriva in città: a Roma, ballottaggio tra Rutelli e Alemanno » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] L’effetto-Pdl si allunga anche sul Campidoglio: favorito o meno dall’election day, il partito di Berlusconi e Fini ha costretto al ballottaggio Francesco Rutelli contro Gianni Alemanno. Lo dicono i dati in arrivo (a rilento) dalle sezioni: Rutelli è poco sopra il 45% e Alemanno poco sopra il 40%. Nessun colpo di scena è possibile: sarà spareggio per la poltrona del sindaco più importante d’Italia (poltrona che vale quella di un ministero, dicono gli esperti). Una notizia che profuma di svolta storica in una città amministrata dal centrosinistra da quindici anni e nella quale nel 2006 Veltroni, al suo secondo mandato, aveva fatto man bassa di voti arrivando a superare il 61%, stracciando lo stesso Alemanno al primo turno. Una percentuale che già si immaginava fuori dalla portata del ministro dei Beni culturali nonché ex sindaco. E però gli ultimi sondaggi di due settimane fa lasciavano ben aperta la porta di un’affermazione al primo colpo. E invece… Invece, sarà ballottaggio. E non sarà facile per il candidato Pd, il 27-28 aprile: le condizioni sono assolutamente diverse rispetto a due anni fa. Conteranno i possibili apparentamenti o comunque i voti di candidati che finiscono fuori dal gioco al primo turno. Storace (al 3,4%) ha annunciato che giovedì, dopo aver convocato l’esecutivo nazionale de La Destra, scioglierà le riserve in merito a un possibile appoggio del suo partito ad Alemanno nel caso di un secondo turno di votazioni. Mentre l’Udc, secondo quanto detto da Casini, potrebbe decidere a chi dare il suo appoggio con “primarie aperte a tutti gli iscritti”. Un’idea che piace al candidato sindaco del Pd. “Penso che potranno venire sulla mia candidatura” sostuiene Rutelli “ho fiducia. È giusta l’idea di fare le primarie, ma lo vedremo con i risultati definitivi”. Così il fortino della Capitale, dentro il quale i democratici e la Sinistra avrebbero potuto resistere allo tsunami delle politiche, non è più così sicuro. Stessa cosa dicasi per la privincia di Roma: anche qui Nicola Zingaretti, candidato del centrosinistra, ha mancato il primo turno, ma “solo per un soffio”, dato il suo 47% abbondante, secondo i risultati parziali, contro il 37% circa di Alfredo Antoniozzi. Ma le sorprese alle provinciali non finiscono qui: il centrodestra mantiene Varese e Udine - presidenti rispettivamente Dario Galli e Pietro Fontanini - mentre Benevento e Vibo Valentia restano al centrosinistra, con Aniello Cimitile e Francesco De Nisi. Al ballottaggio vanno Asti, Foggia, Catanzaro e Massa Carrara. Qui, tradizionale roccaforte della sinistra, il centrodestra ha schierato addirittura Sandro Bondi, che ha costretto al secondo turno il presidente uscente Osvaldo Angeli. Altro colpo per il centrosinistra a Brescia, città finora guidata da Paolo Corsini, che non si è ricandidato e al quale succederà Adriano Paroli, vincitore al primo turno su Emilio Delbono. Per le comunali, conferma scontata per il leghista Paolo Gobbo a Treviso e vittoria del centrosinistra a Pescara, dove sarà sindaco Luciano D’Alfonso. Saranno invece decise al ballottaggio le amministrazioni di Sondrio, Udine, Massa Carrara, Pisa e Viterbo Altra brutta sorpresa per il centrosinistra anche a Brescia, scossa in serata da tensioni e tafferugli tra leghisti e centri sociali: nella città finora guidata dal ds Paolo Corsini, che non si è ricandidato, il candidato Adriano Paroli (Pdl e Lega) il centrodestra ha ottenuto il 51,4% dei voti battendo al primo turno l’avversario del centrosinistra, Emilio Delbono. A Vicenza, citta della contestata base americana, commissariata dopo le dimissioni del sindaco forzista Renato Hullweck, candidato alla Camera, si va al ballottaggio tra l’esponente del Pd Achelle Variati e Amalia Sartori, sostenuta dal Pdl. Il centrodestra si riconferma ampiamente vittorioso in Sicilia con l’alleanza Pdl-Mpa (Raffaele Lombardo ha ottenuto il 65,3% dei voti, contro il 30,3% della candidata di centrosinistra Anna Finocchiaro) e riesce a strappare la Regione Friuli-Venezia Giulia al centrosinistra: il candidato del Pdl, Renzo Tondo, ha raccolto il 53,8% dei voti, contro il 46,2% del rivale Riccardo Illy. E dato che l’industriale del caffè era uno dei maggiori (e inascoltati) esperti di questioni settentrionali all’interno del centrosinistra, la sua sconfitta dovrebbe davvero fare riflettere Veltroni &Co. [...]

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