In Sicilia inizia l’era di Lombardo. Finocchiaro peggio della Borsellino

Raffaele Lombardo, governatore Mpa della Sicilia | Ansa
La forza del territorio, il territorio che dà forza e appartenenza a chi lo abita e a chi lo rappresenta . Il trionfo della Lega di Bossi non è l’unico elemento che fa dire agli analisti di come il Pdl abbia visto giusto nell’apparentarsi con “le due Leghe”, le due forze autonomiste presenti nel Paese. E se al Nord la valanga leghista è stata arrembante, a Sud, soprattutto in Sicilia, “un altro Lombardo” (Raffaele, il leader Mpa) non è stato da meno: vince la gara per la regione battendo - con oltre il 65% (appoggiato da Pdl, Mpa, Udc: 1.756.937 voti) contro poco più del 30% - un pezzo grosso del Pd come Anna Finocchiaro (appoggiata da Pd, Sa, Idv: 817.755 voti).
Lombardo, 57 anni, medico specializzato in psichiatria forense, è così il nuovo presidente della Regione Siciliana, dopo Cuffaro: “È la prima volta che con l’elezione diretta abbiamo un Presidente che è espressione di una forza autonomista in Sicilia”. Dalla Sicilia di “Totò Vasa Vasa” (che approda al Senato: è uno dei tre senatori Udc eletti a Palazzo Madama) si passa dunque a quella del suo delfino Lombardo, il quale ha già promesso che costituirà la nuova giunta “entro 8 giorni”. “Col presidente Berlusconi ci siamo rincorsi telefonicamente. Abbiamo appuntamento telefonico più avanti”, ha detto Raffaele Lombardo, ricevendo gli applausi dei suoi elettori nel mercato della Pescheria a Catania. “Adesso c’è da mettersi a lavorare per cinque anni, un periodo di tempo più che sufficiente per fare le cose che la Sicilia si aspetta”. Lombardo per ora preferisce non fare nomi di assessori: “Nelle prossime ore farò una riunione con i miei alleati, a Roma o possibilmente a Palermo, e decideremo”. Il neo presidente è convinto che “i ceti popolari hanno dimostrato maggiore fiducia nei nostri confronti rispetto a certi ceti medi che ci guardano con curiosità. Ce la metteremo tutta” ha concluso “per risolvere i molti problemi dell’Isola”. A cominciare dal Ponte sullo Stretto che fa parte dei desiderata del Cavaliere ma sul quale l’altro leader autonomista, Bossi, ha detto che dovranno esprimersi i siciliani.
La principale rivale nella corsa per il Governatore dell’isola, Anna Finocchiaro del Pd sostenuta dal centrosinistra e dalla sinistra si attesta attorno al 30 per cento, con gli altri voti divisi tra la Destra, Amici di Grillo e Forza Nuova. Il segretario regionale siciliano dei democratici, Francantonio Genovese parla di un risultato significativo per il Pd anche se resta il fatto che la percentuale ottenuta dalla candidata presidente è più bassa di oltre dieci punti rispetto a quella conquistata due anni fa da Rita Borsellino, che nel 2006 contro Cuffaro raggiunse il 41,64 per cento dei voti, superando le preferenze che aveva raccolto la coalizione che la sosteneva. Di avviso diverso Giuseppe Lumia, capolista del Pd eletto al Senato: “Le liste in Sicilia non sono state all’altezza dell’impegno della candidata Anna Finocchiaro e del progetto di Walter Veltroni. Ora urge una riflessione della società” ha aggiunto “e bisogna dire basta alle liti e alle divisioni nel partito da vecchia politica”
A proposito della Borsellino, è alta la tensione al quartier generale della Sinistra l’Arcobaleno. A spoglio quasi finito, la lista di Rita Borsellino naviga al 4,9% e rischia di non entrare all’Ars per via del quorum fissato al 5%. Per ora sono solo quattro i partiti che entreranno all’Assemblea regionale siciliana: Pdl, attestato al 32,6%, Partito democratico (19,1%), Mpa (13,9%), Udc (12,3%).

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Il 16 Aprile 2008 alle 10:32 L’onda del Pdl arriva in città: a Roma, ballottaggio tra Rutelli e Alemanno » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] L’effetto-Pdl si allunga anche sul Campidoglio: favorito o meno dall’election day, il partito di Berlusconi e Fini ha costretto al ballottaggio Francesco Rutelli contro Gianni Alemanno. Lo dicono i dati in arrivo (a rilento) dalle sezioni: Rutelli è poco sopra il 45% e Alemanno poco sopra il 40%. Nessun colpo di scena è possibile: sarà spareggio per la poltrona del sindaco più importante d’Italia (poltrona che vale quella di un ministero, dicono gli esperti). Una notizia che profuma di svolta storica in una città amministrata dal centrosinistra da quindici anni e nella quale nel 2006 Veltroni, al suo secondo mandato, aveva fatto man bassa di voti arrivando a superare il 61%, stracciando lo stesso Alemanno al primo turno. Una percentuale che già si immaginava fuori dalla portata del ministro dei Beni culturali nonché ex sindaco. E però gli ultimi sondaggi di due settimane fa lasciavano ben aperta la porta di un’affermazione al primo colpo. E invece… Invece, sarà ballottaggio. E non sarà facile per il candidato Pd, il 27-28 aprile: le condizioni sono assolutamente diverse rispetto a due anni fa. Conteranno i possibili apparentamenti o comunque i voti di candidati che finiscono fuori dal gioco al primo turno. Storace (al 3,4%) ha annunciato che giovedì, dopo aver convocato l’esecutivo nazionale de La Destra, scioglierà le riserve in merito a un possibile appoggio del suo partito ad Alemanno nel caso di un secondo turno di votazioni. Mentre l’Udc, secondo quanto detto da Casini, potrebbe decidere a chi dare il suo appoggio con “primarie aperte a tutti gli iscritti”. Un’idea che piace al candidato sindaco del Pd. “Penso che potranno venire sulla mia candidatura” sostuiene Rutelli “ho fiducia. È giusta l’idea di fare le primarie, ma lo vedremo con i risultati definitivi”. Così il fortino della Capitale, dentro il quale i democratici e la Sinistra avrebbero potuto resistere allo tsunami delle politiche, non è più così sicuro. Stessa cosa dicasi per la privincia di Roma: anche qui Nicola Zingaretti, candidato del centrosinistra, ha mancato il primo turno, ma “solo per un soffio”, dato il suo 47% abbondante, secondo i risultati parziali, contro il 37% circa di Alfredo Antoniozzi. Ma le sorprese alle provinciali non finiscono qui: il centrodestra mantiene Varese e Udine - presidenti rispettivamente Dario Galli e Pietro Fontanini - mentre Benevento e Vibo Valentia restano al centrosinistra, con Aniello Cimitile e Francesco De Nisi. Al ballottaggio vanno Asti, Foggia, Catanzaro e Massa Carrara. Qui, tradizionale roccaforte della sinistra, il centrodestra ha schierato addirittura Sandro Bondi, che ha costretto al secondo turno il presidente uscente Osvaldo Angeli. Altro colpo per il centrosinistra a Brescia, città finora guidata da Paolo Corsini, che non si è ricandidato e al quale succederà Adriano Paroli, vincitore al primo turno su Emilio Delbono. Per le comunali, conferma scontata per il leghista Paolo Gobbo a Treviso e vittoria del centrosinistra a Pescara, dove sarà sindaco Luciano D’Alfonso. Saranno invece decise al ballottaggio le amministrazioni di Sondrio, Udine, Massa Carrara, Pisa e Viterbo Altra brutta sorpresa per il centrosinistra anche a Brescia, scossa in serata da tensioni e tafferugli tra leghisti e centri sociali: nella città finora guidata dal ds Paolo Corsini, che non si è ricandidato, il candidato Adriano Paroli (Pdl e Lega) il centrodestra ha ottenuto il 51,4% dei voti battendo al primo turno l’avversario del centrosinistra, Emilio Delbono. A Vicenza, citta della contestata base americana, commissariata dopo le dimissioni del sindaco forzista Renato Hullweck, candidato alla Camera, si va al ballottaggio tra l’esponente del Pd Achelle Variati e Amalia Sartori, sostenuta dal Pdl. Il centrodestra si riconferma ampiamente vittorioso in Sicilia con l’alleanza Pdl-Mpa (Raffaele Lombardo ha ottenuto il 65,3% dei voti, contro il 30,3% della candidata di centrosinistra Anna Finocchiaro) e riesce a strappare la Regione Friuli-Venezia Giulia al centrosinistra: il candidato del Pdl, Renzo Tondo, ha raccolto il 53,8% dei voti, contro il 46,2% del rivale Riccardo Illy. E dato che l’industriale del caffè era uno dei maggiori (e insacoltati) esperti di questioni settentrionali all’interno del centrosinistra, la sua sconfitta dovrebbe davero fare riflettere Veltroni &Co. [...]

Il 12 Maggio 2008 alle 15:25 Domande retoriche | anonimo italiano ha scritto:

[...] Ma se la Finocchiaro difende chi faceva affari con Nino Mandalà e Benny D’Agostino, poi perché ci si sorprende tanto se perde il 15% in Sicilia? [...]

Il 25 Maggio 2009 alle 15:52 Sicilia, Lombardo azzera i vertici: “La casa va rasa al suolo, serve lealtà” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Dice proprio così: “Questa casa va rasa al suolo e poi ricostruita”. Il presidente della regione Sicilia Raffaele Lombardo spiega con questa metafora, nel corso di una conferenza stampa convocata d’urgenza questa mattina a Palazzo d’Orleans, la decisione di azzerare la giunta. È l’epilogo, a poco più di un anno dalla nascita del goevrno isolano, di incomprensioni e scontri tra il governatore e i due partiti maggiori della sua coalizione: il Pdl e l’Udc, che non hanno mai nascosto la crescente insofferenza nei confronti del troppo autonomo esponente del movimento autonomista Mpa: “Non c’è dubbio che questa casa va rasa al suolo e ricostruita sulla base della lealtà nei confronti dei siciliani” ha detto “si riscrive un programma. Questo vale per gli atteggiamenti da tenere in Sicilia, a Roma e a Bruxelles”. “Invito tutti gli assessori a presentare le loro brave dimissioni. Sei o sette lo hanno già fatto” ha proseguito” gli altri lo faranno a breve, spero. Si riparte da capo con un governo per l’autonomia e lo sviluppo”. La giunta della regione siciliana è composta, appunto, da esponenti del Pdl, dell’Udc, dell’Mpa il Movimento per le autonomie di cui è leader lo stesso Raffaele Lombardo, oltre che da tre esponenti della cosiddetta società civile. Gli assessori sono Antonello Antinoro (Udc), Giambattista Bufardeci (Pdl), Michele Cimino (Pdl), Roberto Di Mauro (Mpa), Luigi Gentile (Pdl), Giuseppe Gianni (Udc), Carmelo Incardona (Pdl), Francesco Scoma (Pdl), Giuseppe Sorbello (Mpa), Massimo Russo (pm in aspettativa e ideatore della riforma sanitaria, “la cosa migliore che abbiamo fatto” ha detto Lombardo), Giovanni Ilarda (magistrato), Giovanni La Via (professore). [...]

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