Occhi su Roma. Il Pdl alla carica del fortino Capitale della sinistra

Il maxi schermo allestito in piazza del Campidoglio, a Roma. Ultimi preparativi in Campidoglio per mettere a punto la macchina elettorale nella Capitale | Ansa
Il fortino romano del centrosinistra resisterà alla frana provocata dalla vittoria di Silvio Berlusconi? Lo scrutinio per le amministrative, a Roma si votava per il rinnovo della Provincia e del Comune, inizierà nel pomeriggio. In serata si saprà se Francesco Rutelli riscalerà il Campidoglio succedendo a Walter Veltroni e se Nicola Zingaretti sarà presidente della Provincia dopo Enrico Gasbarra.
Per quel che riguarda il Senato, il Lazio resta al Popolo della Libertà, nonostante due romanisti doc, come Francesco Totti e Francesco Storace. Insomma il capitano giallorosso - involontario protagonista delle ultime 24 ore di campagna elettorale a seguito della battuta di Silvio Berlusconi che gli aveva dato del matto per aver prestato la sua immagine alla corsa di Francesco Rutelli al Campidoglio – dai dati che arrivano dalla urne laziali non sembra aver spostato voti a favore del centrosinista. Mentre il leader de La Destra supera di poco la media nazionale e si attesta appena sopra al 3%. Al Pdl vanno quindi 15 senatori e al Pd gli altri 12. Il dato relativo all’affluenza segna l’80 e rotti per cento nella Capitale, con una flessione di circa tre punti rispetto a due anni fa.

Non è facile stabilire quanto abbia pesato e peserà l’effetto delle elezioni amministrative nella regione guidata da Piero Marrazzo, perché come detto, lo scrutinio del Comune e della Provincia di Roma inizierà solo oggi. Certo Gianni Alemanno, parlando dal quartier generale del Pdl, ha messo le mani avanti sul Campidoglio: “Su Roma non mi illudo, quella è una partita diversa dal voto politico”. Tanto, giurano dal Pdl, per lui è già pronta una poltrona da ministro.
Sul fronte democrats, dove il Pd arriva a sfiorare il 39%, è già guerra per analizzare l’effetto delle cosiddette tre “M” sui dati elettorali: Franco Marini, Marianna Madia e Piero Marrazzo. Il presidente del Senato guidava le liste di palazzo Madama nel Lazio e specie nelle ultime settimane non ha fatto mancare il proprio impegno nella regione. La giovane, e “straordinariamente inesperta” economista, lanciata da Veltroni nell’agone politico nazionale, che capeggiava il plotone piddino in corsa per la Camera, non ha certo brillato per una campagna mediatica e di sostanza, ma a registratori spenti più di un esponente del loft difende Madia e ritiene più utile buttare la croce sugli anni “deludenti di Marrazzo alla presidenza della regione”. Anche perché aggiungono “Veltroni ce l’ha messa tutta, Rutelli e Nicola Zingaretti si sono fatti la loro campagna, mentre Marrazzo chi l’ha visto?”.
Quanto agli altri partiti, la Sinistra Arcobaleno vede il suo crollo anche nel Lazio e all’Unione di Centro di Pier Ferdinando Casini non è bastato aver schierato come capolista la principessa Alessandra Borghese. I centristi sono rimasti sotto la media nazionale arrivando intorno al 4,8%. Mentre il Partito Socialista di Enrico Boselli si tiene nella media nazionale che è intorno allo 0,7/0,8%. Chi invece supera la media nazionale (2,6% contro il 3,2% del Lazio) è La Destra-Fiamma Tricolore di Storace, ma non può cantare vittoria perché il Lazio era considerato dai camerati una roccaforte di consensi. Un voto che però secondo il leader è tutto “eroso ad An”.
Insomma, difficile fare una previsione sulla tenuta del fortino romano-laziale, ma sono in molti stamattina nei palazzi della politica a ritenere che se Nicola Zingaretti potrebbe farcela di un soffio alla provincia, passando al primo turno, Rutelli avrà più difficoltà e rischia il ballottaggio. Infatti sull’ex presidente della Margherita pesa la forte concorrenza dei candidati-sindaco Franco Grillini e Francesco Storace.
L’incertezza continuerà fino al tardo pomeriggio quando inizieranno ad arrivare i primi voti veri e, con essi, anche le proiezioni su dati reali. E solo in serata si saprà se almeno il bastione della capitale avrà retto o se si sarà aperta una nuova breccia di Porta Pia sull’impeto del risultato travolgente che ha portato il Pdl a stravincere alle politiche.

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