
Walter Veltroni, il giorno dopo. Il leader del Pd incontra i giornalisti e analizza le prime ore del “Berlusconi tris”. E il giudizio sull’atteggiamento del Pdl è negativo. “Sono stato negativamente colpito dalle prime dichiarazioni di oggi” dice l’ex sindaco di Roma “perché la presidenza della Camera e del Senato andranno tutte e due alla maggioranza”.
A Veltroni, in particolare, non è piaciuto “un certo tono nei confronti delle altre forze politiche, non parlo soltanto di noi, ma delle altre forze sia quelle che sono entrate in Parlamento sia quelle che ne sono rimaste fuori”. Quello che Veltroni sottolinea è la voglia di continuare l’”impostazione riformista” del partito, capace di raggiungere, secondo le paroòe del leader, “un risultato importante”.
Poi, Veltroni apre a Casini: “Discuteremo con le altre forze di opposizione, in particolare con l’Udc con il quale ci impegniamo ad avviare un confronto” spiega”frenando su un possibile patto di consultazione. E - fedele alla traduzione in inglese delle cose della politica italiana- rispolvera la nascita di un governo ombra, “uno “shadow cabinet” che avrà un numero di ministri coincidente con quelli che andrà formando il Pdl”, per rafforzare lo “sforzo di europeizzazione”. Un’idea non del tutto nuova, considerando che il primo a metterla in pratica fu il Pci di Achille Occhetto alla fine degli anni ‘80.
Sull’analisi del voto, Veltroni, tira in ballo i due anni dell’esecutivo di Prodi. “Un giudizio che ha pesato”, dice l’ex sindaco di Roma “e che ha una responsabilità nell’annullamento della sinistra radicale, un sinistra che “ha pagato un prezzo elevato per sua responsabilità perchè ha minato la compattezza del governo”.
L’altro fattore negativo, secondo il leader del Pd, è stato lo scarso tempo a disposizione per preparare e completare una rimonta: “Se ne avessimo avuto di più, avremmo fatto di più” dice “i dati dei flussi elettorali sono interessanti e ci dicono che abbiamo avuto i voti dell’85% degli elettori dell’Ulivo, molti da altre parti”.
Il VIDEO servizio:
- Martedì 15 Aprile 2008
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Commenti
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Il 16 Aprile 2008 alle 12:15 edoardo.argentino ha scritto:
Padova, 16 aprile 008
Filastrocca “Anti-Ombra” del Pidì.
Finalmente il Bertinotti se ne va , e mai più ritornerà.
Io gli ho dato i Suoi bauli colmi di barbarie ed incivili impertinenze,
di Poteri Lenin-Komunisti e bugie con l’”erre moscia”,
di falsità e disobbedienze, e gli ho detto: “Porta via questa è tutta roba tua”,
fatta d’odio, di sporcizia e di tanta ipocrisia.
Pidielle avanti, avanti,
ti fan festa tutti quanti,
Libertà e prosperità porta a tutti gli Italioti martoriati
dalla Rossa Kasta Arcobaleno, che ha sotterrato gli onesti del lavoro, ma ha salvato i lestofanti.
Noi del Popolo, di seguirti promettiamo,
se non solo di promesse riempirai
le vuote tasche che ci ritroviamo,
per raggiungere, senza più patemi,
la fin del mese a cui tanto vagheggiamo.
No, non abbiamo poi molte altre pretese.
Basta solo che ci rassicuri
che non tornino più quei tempi impuri
quando, invaso hanno il Parlamento, quei Rossi falce-martellati figuri,
dei Caruso e delle Trans-Luxurie, compresi i duri e spurii,
blasfemi e corrotti,
voluti proprio da quel’Arcobaleno, il cui “Guru” si chiamava, appunto….Bertinotti.
edoardo.argentino.
Il 16 Aprile 2008 alle 13:01 aurelio123 ha scritto:
Ed è giusto che veltroni parte all’attacco. Si ricordi che Veltroni ha messo in piedi, in un paio di mesi un soggetto politico premiato dalla gente onesta con il 34% dei voti. Scusate se è poco. Il governo ombra non è una stranezza di Walter. Questo avviene anche in Europa.
Le elezioni le ha vinto Bossi dove sono andati i voti dei lavoratori e degli impiegati. Contate i voti senza quelli di Bossi e vi rendete conto della debacle del Cavaliere.
Vi pongo una domanda. Se Weltroni avesse avuto televisioni, quotidiani e settimanali di sua proprietà, quanti voti avrebbe preso in più.
Ho notato, in televisione e sui giornali,a due giorni dalle elezioni,
non si parla più della monnezza di Napoli e della gente che non arriva alla terza settimana del mese.
Capisco!!!Meglio non parlarne. La elezioni sono state vinte.
Il 16 Aprile 2008 alle 19:34 Caro Walter, addio. Prodi lascia la presidenza del Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] In ogni caso la questione ha ancora da essere discussa a tu per tu tra Prodi e Veltroni. Che si incontreranno al rientro a Roma del premier, come spiega una (fredda) nota dell’ufficio stampa del Pd che precisa che i due leader “avevano concordemente deciso di riparlare insieme dopo il voto”. E tra le righe non è difficile leggere anche l’irritazione negli ambienti del quartier generale democratico per la tempistica giudicata inopportuna. Come a chiedersi perché Prodi abbia deciso di salutare proprio ora, con la questione ancora aperta alla provincia e al comune di Roma. Forse perché il Professore ha letto i resoconti della stampa sul summit tra Veltroni e i colonnelli democratici che, facendo l’analisi del voto elettorale, hanno preferito “processare” il governo Prodi, piuttosto che fare autocritica. Buttando sulle spalle del “povero Romano” (quasi) tutto il peso della sconfitta di domenica scorsa. Solo che le spalle del Professore, questa volta, non hanno retto. [...]
Il 18 Aprile 2008 alle 13:09 Veltroni sempre più solo. Di Pietro gela l’ex sindaco: Non mi sciolgo del Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Andare solo. Restare solo. C’è differenza. E in mezzo passa il dopo voto del Pd. Prima correre in solitario era l’imperativo di Veltroni. Ora è anche per scelta altrui. Abbandonato, mercoledì 16 da Romano Prodi. Lasciato, giovedì 17 anche dall’alleato Di Pietro. No, certo, nessun tradimento. L’Idv resterà fedele al Pd (che però intanto guarda con interesse all’Udc, e non solo in chiave romana); solo che non confluirà - come ampiamente detto, ridetto e promesso in campagna elettorale - nello stesso gruppo parlamentare. Almeno queste sono le intenzioni del partito di Di Pietro: dar vita a un gruppo autonomo, senza però dare “strappi all’alleanza con il Pd”. A meno che i Democrats, se vogliono fare i gruppi parlamentari unitari con l’Idv (alla Camera e al Senato), non rispettino alcune condizioni. Basilari: spiegare quale sarà la funzione dei parlamentari riuniti e quali programmi dovranno realizzare: l’accordo, dice l’ex ministro, si fa sui “contenuti e non sui contenitori”. Di Pietro assicura che, rispetto al patto di apparentamento siglato con Veltroni prima del 13 e 14 aprile, “nulla è cambiato”: “Vogliamo solo essere sicuri che il programma venga attuato ed è bene che ogni decisione venga presa insieme tra me e Veltroni e che poi, queste decisioni, vengano comunicate insieme e non da soli come è accaduto”. Quindi, in attesa di incontrare il segretario del Pd, Antonio Di Pietro tira dritto e annuncia che, in Parlamento, darà il via a un suo raggruppamento: “Poi” aggiunge “si vedrà”. Il principio, puntualizza il leader dell’Italia dei valori davanti ai giornalisti al termine dell’esecutivo nazionale, vale anche (e soprattutto) per il governo ombra annunciato da Veltroni: “Sull’informazione se il ministro ombra lo fa Follini è diverso se lo fa Giulietti. Sulla giustizia, se lo fa Lumia è diverso se lo fa un condannato in giudicato”. Va giù duro, Di Pietro. Del resto il suo parlar chiaro e forte gli è valso un buon successo alle urne (insieme alla Lega è il partito che dalle votazioni è uscito più grande e robusto - dal 2,3 al 4,3 per cento - proprio grazie a una campagna elettorale ficcante e di critica verso il sistema) e critica Walter Veltroni per aver proposto l’idea di “shadow cabinet” senza averlo informato: “L’abbiamo appreso dai giornali e nessuno ci aveva detto nulla” mentre “un governo, anche se ombra, deve essere condiviso”. Altri nodi da chiaraire, secondo l’ex pm sono il pericolo dell’annessione dei suoi parlamentari da parte del Pd (”43 parlamentari - tanti sono gli eletti dell’Idv, ndr - non possono confluire o disperdere la fiducia dei loro elettori facendosi fagocitare da un altro partito”), nonché i rimborsi elettorali e le prebende destinati ai gruppi autonomi. Per Walter Veltroni, che dell’intesa con Di Pietro si era fatto garante, non è un colpo da poco. Già, la risposta del segretario? Spallucce: non grida al tradimento e butta lì un ragionamento molto doroteo: è vero, ricorda una fonte del Pd, che il segretario ha utilizzato il tema del gruppo unico come uno dei cavalli di battaglia in campagna elettorale, ma è altrettanto vero che la cosa aveva un determinato impatto, una certa forza e ragion d’essere in caso di vittoria e, quindi, di guida del Paese. Altrettanto non vale all’opposizione. Dunque, fermo restando che Idv e Pd hanno sottoscritto il programma e sarà quello la base da cui partire per l’azione comune all’opposizione, non c’è da gridare allo scandalo se l’Idv chiede più visibilità. Anche perché, in mattinata, Veltroni ha incontrato il leader Udc, Pier Ferdinando Casini. Faccia a faccia per gettare le prime basi di un accordo non solo per il ballottaggio del Campidoglio ma anche per una convergenza in Parlamento su riforme e attività all’opposizione. [...]
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