Il day after di Veltroni: nel loft tutti d’accordo. Lo schiaffo arriva da Napoli

Il candidato premier Walter Veltroni prima del suo discorso a Piazza del Plebiscito con Antonio Bassolino | Ansa
Passata la delusione, non è tempo per il Pd di ”rimorsi e recriminazioni”, secondo l’espressione di Piero Fassino. Walter Veltroni ha riunito il vertice dei Democrats che ha sostanzialmente condiviso l’analisi del voto fatta dal proprio leader, che ha a sua volta denunciato i limiti di una campagna elettorale, fatta senza riuscire a sfondare al centro. Per ora, nel loft romano del Pd, tutti ancora stretti attorno al segretario.

Allineati e coperti, insomma, anche nel fare emergere alcuni nodi da affrontare da qui in avanti: i rapporti con l’Udc e con la sinistra radicale, il radicamento del partito sul territorio e il cammino in vista delle Europee del 2009 e delle Regionali del 2010. Nessuno, dunque (a parte Arturo Parisi, che non è mai stato tenero nei confronti dell’ex sindaco), ha dato l’assalto alla diligenza veltroniana. Nonostante la sonora sconfitta, nessuna resa dei conti: ”Non abbiamo vinto” ha detto Rosy Bindi “ma siamo una squadra vincente, e presto si vedra”’. Certo, alcuni dubbi sulle scelte fatte ci sono, come quello sull’alleanza con i Radicali sollevato da Beppe Fioroni, ma intorno al tavolo romano del segretario non se ne è parlato.
Il tema invece è stato invece approfondito qualche decina di km più a sud. A Napoli. Con un Antonio Bassolino tanto amareggiato quanto agguerrito. A chi gli parla di debacle, di schiaffo pesante, il governatore risponde così: “Il Pd campano si afferma nonostante la sconfitta nazionale e le difficoltà imprevedibilmente incontrate in regioni non segnate dall’immondizia”.

E allora, il day after del Partito democratico in terra partenopea, inizia in modo piuttosto controverso. Da un lato, c’è la pesantissima batosta di domenica scorsa, che permette al Pdl di Berlusconi e Fini di riconquistare una regione in mano al centrosinistra da più di 15 anni. Dall’altro, c’è Antonio Bassolino e la sua giunta, che non sono affatto convinti del fallimento del risultato elettorale. “In Campania” è questo il ragionamento del governatore “il Pd guadagna 4 punti netti rispetto alla complessiva perfomance di Ds e Margherita di due anni fa in regione. E questo malgrado la cacciata di De Mita (rimasto comunque fuori dal Parlamento, ndr), malgrado la diaspora di pezzi dei Ds finiti nel tritacarne di Sinistra Arcobaleno”.
Il governatore passa quindi al contrattacco, ma non è il solo. Al suo fianco, c’è per esempio Claudio Velardi, altro dalemiano doc e fedelissimo collaboratore del lìder Maximo quando l’ex Ministro degli Esteri era a Palazzo Chigi.
Da assessore regionale al Turismo, il suo commento è tutto in difesa del presidente campano: “Non si può prescindere dal totale dei consensi che, due anni fa, al Senato, raccolsero Ds e Margherita. Ebbene, rispetto a quel risultato, tra il 26 e il 27 per cento, qui si cresce fino al 30-31″. Poi, la bordata finale: “Se non avessero tutti fatto una campagna soltanto sui rifiuti, se non ci fosse stato questo masochismo interno, forse non avremmo consegnato ai leghisti una formidabile arma di sfondamento”. Fino all’exploit, che non promette nulla di buono: “Ci volevano forse più tatto e intelligenza politica”.

Se non è un’accusa esplicita a Veltroni e al suo gruppo dirigente, poco ci manca. E forse non è un caso che in casa democratica i primi segnali di resa dei conti possano proprio arrivare non dall’entourage capitolino del segretario, ma dalla regione governata da Antonio Bassolino, il cui legame politico con Massimo D’Alema è sempre stato fortissimo.

Commenti

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Il 16 Aprile 2008 alle 18:45 nhico ha scritto:

Altro che presentare le proprie dimissioni. Bassolino, dal cucuzzolo dell’ immondezzaio, e lui ha chiedere le dimissioni del suo capo.

Il 17 Aprile 2008 alle 12:11 Dialogo Pd-Pdl. Al loft in tanti ora studiano diplomazia » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] E ora si scoprono le carte. Se ci limitassimo alle dichiarazioni del prima e del dopo voto, sarebbe legittimo un minimo di ottimismo sulla possibilità che si arrivi presto alle riforme istituzionali. La larga vittoria del Pdl e gli impegni confermati da Silvio Berlusconi a favore di un dialogo con il Pd costringono il partito di Walter Veltroni ad assumersi una responsabilità più difficile del previsto, perché la sconfitta è stata più netta di quanto si pensasse. Sconfitta che ha fatto riemergere le diverse anime del Partito democratico, interne agli ex Ds e alla cattolica Margherita. Può apparire strano, ma la maggiore disponibilità al dialogo potrebbe arrivare dagli ex diessini. Conosciuto ormai anche dal grande pubblico, Goffredo Bettini, coordinatore del Pd e braccio destro di Veltroni, sembra destinato a rivestire ufficialmente i panni dell’alter ego (a sinistra) di Gianni Letta. [...]

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