L’effetto-Pdl si allunga anche sul Campidoglio: favorito o meno dall’election day, il partito di Berlusconi e Fini ha costretto al ballottaggio Francesco Rutelli contro Gianni Alemanno. Lo dicono i dati in arrivo (a rilento) dalle sezioni: Rutelli è poco sopra il 45% e Alemanno poco sopra il 40%. Nessun colpo di scena è possibile: sarà spareggio per la poltrona del sindaco più importante d’Italia (poltrona che vale quella di un ministero, dicono gli esperti).
Una notizia che profuma di svolta storica in una città amministrata dal centrosinistra da quindici anni e nella quale nel 2006 Veltroni, al suo secondo mandato, aveva fatto man bassa di voti arrivando a superare il 61%, stracciando lo stesso Alemanno al primo turno. Una percentuale che già si immaginava fuori dalla portata del ministro dei Beni culturali nonché ex sindaco. E però gli ultimi sondaggi di due settimane fa lasciavano ben aperta la porta di un’affermazione al primo colpo. E invece…
Invece, sarà ballottaggio. E non sarà facile per il candidato Pd, il 27-28 aprile: le condizioni sono assolutamente diverse rispetto a due anni fa. Conteranno i possibili apparentamenti o comunque i voti di candidati che finiscono fuori dal gioco al primo turno. Storace (al 3,4%) ha annunciato che giovedì, dopo aver convocato l’esecutivo nazionale de La Destra, scioglierà le riserve in merito a un possibile appoggio del suo partito ad Alemanno nel caso di un secondo turno di votazioni. Mentre l’Udc, secondo quanto detto da Casini, potrebbe decidere a chi dare il suo appoggio con “primarie aperte a tutti gli iscritti”. Un’idea che piace al candidato sindaco del Pd. “Penso che potranno venire sulla mia candidatura” sostuiene Rutelli “ho fiducia. È giusta l’idea di fare le primarie, ma lo vedremo con i risultati definitivi”.
Così il fortino della Capitale, dentro il quale i democratici e la Sinistra avrebbero potuto resistere allo tsunami delle politiche, non è più così sicuro. Stessa cosa dicasi per la privincia di Roma: anche qui Nicola Zingaretti, candidato del centrosinistra, ha mancato il primo turno, ma “solo per un soffio”, dato il suo 47% abbondante, secondo i risultati parziali, contro il 37% circa di Alfredo Antoniozzi. Ma le sorprese alle provinciali non finiscono qui: il centrodestra mantiene Varese e Udine - presidenti rispettivamente Dario Galli e Pietro Fontanini - mentre Benevento e Vibo Valentia restano al centrosinistra, con Aniello Cimitile e Francesco De Nisi. Al ballottaggio vanno Asti, Foggia, Catanzaro e Massa Carrara. Qui, tradizionale roccaforte della sinistra, il centrodestra ha schierato addirittura Sandro Bondi, che ha costretto al secondo turno il presidente uscente Osvaldo Angeli. Altro colpo per il centrosinistra a Brescia, città finora guidata da Paolo Corsini, che non si è ricandidato e al quale succederà Adriano Paroli, vincitore al primo turno su Emilio Delbono.
Per le comunali, conferma scontata per il leghista Paolo Gobbo a Treviso e vittoria del centrosinistra a Pescara, dove sarà sindaco Luciano D’Alfonso. Saranno invece decise al ballottaggio le amministrazioni di Sondrio, Udine, Massa Carrara, Pisa e Viterbo
Altra brutta sorpresa per il centrosinistra anche a Brescia, scossa in serata da tensioni e tafferugli tra leghisti e centri sociali: nella città finora guidata dal ds Paolo Corsini, che non si è ricandidato, il candidato Adriano Paroli (Pdl e Lega) il centrodestra ha ottenuto il 51,4% dei voti battendo al primo turno l’avversario del centrosinistra, Emilio Delbono. A Vicenza, citta della contestata base americana, commissariata dopo le dimissioni del sindaco forzista Renato Hullweck, candidato alla Camera, si va al ballottaggio tra l’esponente del Pd Achelle Variati e Amalia Sartori, sostenuta dal Pdl.
Il centrodestra si riconferma ampiamente vittorioso in Sicilia con l’alleanza Pdl-Mpa (Raffaele Lombardo ha ottenuto il 65,3% dei voti, contro il 30,3% della candidata di centrosinistra Anna Finocchiaro) e riesce a strappare la Regione Friuli-Venezia Giulia al centrosinistra: il candidato del Pdl, Renzo Tondo, ha raccolto il 53,8% dei voti, contro il 46,2% del rivale Riccardo Illy. E dato che l’industriale del caffè era uno dei maggiori (e inascoltati) esperti di questioni settentrionali all’interno del centrosinistra, la sua sconfitta dovrebbe davvero fare riflettere Veltroni &Co.
Il VIDEO servizio:
- Mercoledì 16 Aprile 2008

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Commenti
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Il 16 Aprile 2008 alle 12:13 pacato ha scritto:
Per Rutelli sarà difficile. A prescindere dagli apparentamenti che pure sono importanti … molto dipenderà dalla batosta subìta da parte del PD e soprattutto dalla Sinistra-Arcobaleno che si è vista scomparire dal Parlamento proprio per opera dei suoi alleati che hanno fatto man bassa dei loro voti … e potrebbe esserci tra le sue fila un disinteressamento alla questione … Al contrario gli Elettori del PdL saranno galvanizzati e certo gli elettori dell’Udc e della Destra di Storace non mancheranno di dare il loro appoggio ad Alemanno per avere finalmente anche nella Capitale un sindaco di Centrodestra…
Il 16 Aprile 2008 alle 14:06 aldo1110 ha scritto:
Rutelli e’ il leader del clientelismo politico e dell’opportunismo piu’ sfenato. Non ha in colore politico di appartenenza come tutti quelli che ,si fa perfare un esempio indicativo , per “cinque lire ” venderebbero la propria madre.L’ideale sarebbe estrometterlo per decreto dalla vita pubblica ,bruciargli il passaporto e accompagnarlo a 70 miglia fuori dalle acque territoriali su un barchino di 3 metri,molto vicino ad acque libiche.
Il 16 Aprile 2008 alle 18:51 Caro Walter, addio. Prodi lascia la presidenza del Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] In ogni caso la questione ha ancora da essere discussa a tu per tu tra Prodi e Veltroni. Che si incontreranno al rientro a Roma del premier, come spiega una (fredda) nota dell’ufficio stampa del Pd che precisa che i due leader “avevano concordemente deciso di riparlare insieme dopo il voto”. E tra le righe non è difficile leggere anche l’irritazione negli ambienti del quartier generale democratico per la tempistica giudicata inopportuna. Come a chiedersi perché Prodi abbia deciso di salutare proprio ora, con la questione ancora aperta alla provincia e al comune di Roma. Forse perché il Professore ha letto i resoconti della stampa sul summit tra Veltroni e i colonnelli democratici che, facendo l’analisi del voto elettorale, hanno preferito “processare” il governo Prodi, piuttosto che fare autocritica. Buttando sulle spalle del “povero Romano” (quasi) tutto il peso della sconfitta di domenica scorsa. Solo che le spalle del Professore, questa volta, non hanno retto. [...]
Il 16 Aprile 2008 alle 21:30 angelo41 ha scritto:
Qualora vincesse Alemanno, per favore,
smettiamola con gli incarichi esterni,
le consulenze e quant’altro serve ad ingrassare gli amici e gli amici degli amici. Non se ne può più.
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