E ora si scoprono le carte. Se ci limitassimo alle dichiarazioni del prima e del dopo voto, sarebbe legittimo un minimo di ottimismo sulla possibilità che si arrivi presto alle riforme istituzionali. La larga vittoria del Pdl e gli impegni confermati da Silvio Berlusconi a favore di un dialogo con il Pd costringono il partito di Walter Veltroni ad assumersi una responsabilità più difficile del previsto, perché la sconfitta è stata più netta di quanto si pensasse. Sconfitta che ha fatto riemergere le diverse anime del Partito democratico, interne agli ex Ds e alla cattolica Margherita.
Può apparire strano, ma la maggiore disponibilità al dialogo potrebbe arrivare dagli ex diessini. Conosciuto ormai anche dal grande pubblico, Goffredo Bettini, coordinatore del Pd e braccio destro di Veltroni, sembra destinato a rivestire ufficialmente i panni dell’alter ego (a sinistra) di Gianni Letta.
Non a caso Berlusconi già martedì 15, a Radio anch’io, gli ha confermato l’appuntamento preso “tramite un comune amico”, Gianni Letta appunto. Bettini ha il mandato di Veltroni, che fin dalla sera di lunedì 14 aveva confermato la disponibilità al confronto. Ma nel Pd chi rema a favore e chi contro? Tra i primi rispunta, inevitabile, la figura di Massimo D’Alema, primo interlocutore del Cavaliere fin dai tempi della Bicamerale.
Un importante ruolo da ufficiale di collegamento potrebbe dunque averlo il fido dalemiano Nicola Latorre, rieletto senatore. In questo contesto potrebbe essere importante anche Mauro Masi, alto funzionario dello Stato dalle esperienze e amicizie bipartisan, capo di gabinetto del vicepremier uscente D’Alema, ma nel 2005 nominato da Berlusconi segretario generale di Palazzo Chigi, casella che potrebbe ricoprire nuovamente. Dopo il voto il sottosegretario uscente alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, ha scelto il riserbo, ma si sa come la pensa. Il 5 aprile, al Workshop Ambrosetti di Cernobbio, l’esponente della ex Margherita lanciò un patto sulle riforme a prescindere da chi avrebbe vinto: legge elettorale, fine del bicameralismo perfetto, riforma delle autorità indipendenti e della Costituzione nella parte in cui vanno riportate allo Stato centrale alcune competenze.
Sul piano tecnico da tempo gli esperti del Pdl, come Gaetano Quagliariello, si confrontano con i costituzionalisti dell’opposizione Salvatore Vassallo e Stefano Ceccanti. Quest’ultimo, sull’Unità del 15 aprile, ha ribadito che il Pd deve “trovare le necessarie intese per stabilizzare il sistema istituzionale, andando a vedere i possibili veti della Lega”. La disponibilità di altri sembra inferiore. Arturo Parisi, prodiano della prima ora, rinfaccia a Berlusconi i mancati accordi degli anni Novanta. Né recentemente Dario Franceschini ha parlato di dialogo, mentre è Enzo Bianco a insistere su una nuova legge elettorale. Sono giorni di analisi e anche di scelte: il Pd non ha molto tempo per lanciare segnali veri.
- Giovedì 17 Aprile 2008

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