- Tags: immigrazione, Milano, Polizia, violenza-sessuale
- 5 commenti
Da un locale pieno di gente a un vicolo buio e deserto, da una serata di divertimento a un incubo difficile da dimenticare. Jennifer (il nome è di fantasia), studentessa americana di 21 anni a Milano per seguire i corsi alla Bocconi, è stata violentata alle 4.30 di questa notte da un uomo di 25 anni, per strada, in una via laterale al centralissimo corso Garibaldi. Lo stupratore è stato arrestato dalla polizia, è Youssef Mohamoud El Sheimi, egiziano clandestino, già colpito in passato dal provvedimento di espulsione del questore di Milano. Alle verifiche sulle sue impronte è risultato che usava almeno altri quattro nomi falsi.
Jennifer, che viene dalla Florida ed è a Milano da due mesi, ha passato la serata con gli amici, tra cui alcuni italiani, alla discoteca “The Club” di largo La Foppa. Un locale spesso frequentato dai ragazzi stranieri che studiano in città col programma Erasmus e dove ieri era stata organizzata una festa dedicata a loro. In pista la giovane ha conosciuto Youssef e a un certo punto ha accettato di andare a fare una passeggiata fuori con l’uomo.
Forse aveva bevuto un po’ troppo, forse lui, che si faceva chiamare “Tito” ed era vestito elegantemente, le aveva fatto una buona impressione. “Mi sono fidata perché mi ha detto che lavorava nella discoteca come barman”, ha raccontato Jennifer alla polizia. “Ma in strada è diventato brusco e insistente”.
Ma la ragazza non ha fatto in tempo a rendersi conto di cosa stava succedendo. In un attimo l’uomo l’ha trascinata in una via isolata, con poca luce e un cantiere aperto per i lavori stradali. Qui l’ha scaraventata sul cofano di un’auto e l’ha stuprata senza neppure spogliarla.
Poi se n’è andato, lasciandola lì: “Mi sono fatta forza e sono andata a cercare i miei amici”, ha detto la giovane. È stato uno studente italiano a chiamare il 118, che ha portato la ragazza sotto choc in ospedale, e la polizia.
Grazie al racconto di Jennifer sono partite subito le ricerche. La polizia ha rintracciato un egiziano che lavora come inserviente nella discoteca e che abita con l’arrestato e con altri quattro connazionali nella periferia nord della città. Era stato lui a procurare al suo coinquilino un colloquio di lavoro proprio per ieri sera, al termine del quale Youssef si era fermato a ballare nel locale. E sempre lui ha collaborato con la polizia per trovare lo stupratore, che nel frattempo era tornato a casa.
Jennifer è stata visitata alla clinica Mangiagalli: i medici hanno riscontrato i segni della violenza sessuale e altre lesioni.
- Venerdì 18 Aprile 2008
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Commenti
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Il 18 Aprile 2008 alle 18:23 nhico ha scritto:
Agli italiani che guardano con troppa insistenza le donne, i giudici li mandano in prigione; agli extracomunitari clandestini che stuprano, invece, offrono il soggiorno in un comodo albergo con vista sul mare.
Il 18 Aprile 2008 alle 18:46 salvi64 ha scritto:
…. e libertà di entrare e uscire quando vogliono aggiungerei. Non è ora di finirla con questi paradossi?
Il 19 Aprile 2008 alle 10:49 asxmur ha scritto:
Come sempre ci sono delle esagerazione per gli italiani che basta guardare una donna come è successo a Como per essere arrestati e poi siamo impotenti sugli extraeuropei.
Il 20 Aprile 2008 alle 11:14 Violenze sulle donne a Roma e Milano. E tra Pd e Pdl è scontro sulla sicurezza » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Gli ultimi drammatici casi di cronaca, prima a Milano e poi a Roma, fanno virare il dibattito politico dall’analisi del dopo voto, alla discussione sulle tematiche legate alla sicurezza. La prima a sollevare critiche era stata Letizia Moratti, sindaco di Milano, giudicando lo Stato latitante. E dopo la violenza di Milano aveva affermato: “Vogliamo quel pacchetto sicurezza che noi sindaci chiediamo da tempo, ho parlato con Berlusconi, che mi ha rassicurato, dicendo che sarà uno dei primi provvedimenti che prenderà il suo governo”. Parole che non sono piaciute al ministro dell’Interno, Giuliano Amato, che le ha considerate una caduta di stile del sindaco meneghino, aggiungendo “che la reazione delle forze dell’ordine è stata pronta. Io stesso”, ha aggiunto il responsabile del Viminale, “ho espulso numerosi cittadini comunitari per ripetuti reati commessi in passato”. Poi Amato ha snocciolato alcuni dati sulla criminalità: “Dopo l’adozione lo scorso anno dei patti per la sicurezza i delitti nelle città sono drasticamente diminuiti”. Infine le critiche alla Moratti: “Reputo un’inattesa caduta di stile le dichiarazioni del sindaco di Milano, che ha giudicato latitante lo Stato rispetto al Patto per la sicurezza di Milano. Il sindaco dovrebbe essere il primo a conoscere quei dati”. [...]
Il 21 Aprile 2008 alle 16:53 Sicurezza e ronde: scontro a distanza tra il duro Di Pietro e il leghista Maroni » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il tema della sicurezza scuote il Pd. E mentre i democratici discutono, dal Pdl arrivano le prime proposte. Così dopo le ultime aggressioni di Milano e Roma, è la proposta leghista di utilizzare le ronde per tutelare i cittadini a tenere banco. Il sì a una forma di vigilanza di volontari contro la criminalità “già legale, con poteri di prevenzione” da Roberto Maroni, indicato da Bossi quale ministro dell’Interno del governo Berlusconi, parlando di sicurezza prima in un’intervista al Corriere della Sera e poi collegato telefonicamente a RadioUno. L’esponente del Carroccio annuncia “più rigore contro l’immigrazione clandestina, serve più pulizia e polizia”. Maroni parla, da ministro dell’Interno in pectore, di una “emergenza criminalità collegata all’immigrazione, spesso clandestina. Prodi ha perso le elezioni su questo e sulle tasse. Noi le abbiamo vinte sulla sicurezza e sul federalismo fiscale”. E sui patti per la sicurezza nelle città dice che “non hanno funzionato bene dappertutto e sono insufficienti, anche se bisogna proseguire su questa via”. Maroni, già ministro del welfare nel governo Berlusconi dal 2001 al 2006 e titolare del Viminale nel primo esecutivo del Cavaliere nel 1994, chiarisce: “Non vogliamo militarizzare il territorio, ma controllarlo. Coinvolgendo le autonomie locali. Se la sinistra ci sta, bene. Altrimenti abbiamo i numeri per fare da soli”. E sulla Bossi-Fini chiede “di attuarla con rigore, è un problema di applicazione ma la legge ha tutti gli strumenti adeguati per contrastare l’immigrazione clandestina”. “La sicurezza dei cittadini” ha detto ancora Maroni “è una priorità dello Stato, se no che ci sta a fare il governo”. E per garantire la sicurezza dei cittadini è importante “intervenire per ristabilire le condizioni che permettano alle forze di polizia di operare al meglio, dunque mezzi e risorse”. “Polizia, carabinieri e guardia di Finanza stanno facendo più del loro dovere”, ha sottolineato Maroni, ma “troppo spesso è successo di vedere criminali rimessi in libertà per dei cavilli e questo crea sconcerto nelle forze dell’ordine e minore efficienza”. A bocciare però le ronde, ci pensa l’ex pm Antonio Di Pietro. E senza appello: “È un atto incostituzionale prevedere una polizia privata che si sostituisca al dovere pubblico di tutelare i cittadini da parte delle istituzioni pubbliche”, specie se “vuol dire che si imbracciano fucili o mitra e quindi farsi giustizia da sé. Questo in uno stato di diritto non è possibile”. Di Pietro, ministro delle Infrastrutture, ha poi rivendicato al suo partito il merito di aver sempre parlato di sicurezza e legalità: “Ma per questo” sottolinea “siamo stati chiamati in questi anni nei modi più spregiativi possibili, da ‘quello mi fa orrore’ fino a definirci ‘giustizialisti e forcaioli’. Comunque, oggi è il tempo del fare e non del recriminare”. Il ministro uscente ha quindi fatto le sue proposte: “Noi chiediamo che si aumentino del 30 per cento le risorse finanziarie per le forze dell’ordine, che si aumenti del 30 per cento il personale che assiste i magistrati, che polizia e carabinieri ritornino sulle strade e non restino dietro una scrivania, che si riduca il processo da tre a due gradi, che si dia la possibilità di applicazione della pena in via anticipata dopo la sentenza di primo grado, e che si faccia in modo che chi delinque resti in galera e che ci sia certezza della pena, anche aumentando e migliorando il sistema carcerario”. Infine, Di Pietro ha accusato “il centrodestra e la politica di Berlusconi di essere colpevoli dello sfacelo della giustizia”. n È sui temi della sicurezza che si infiamma il dibattito politico. Soprattuto a Roma, in vista del ballottaggio. Secondo voi servono di più: [...]
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