
Come diceva quella canzone? “Se mi lasci non vale”. Già troppo in là, adesso è: “Se mi guardi, non vale”. Anzi, se lo fai con insistenza, ti denuncio. E un giudice può anche condannarti.
È successo davvero, a Lecco: un trentenne di Mandello del Lario, ritenuto colpevole di aver guardato con troppa insistenza una viaggiatrice del treno regionale Lecco-Sondrio, è stato condannato per molestie a dieci giorni di reclusione e 40 euro di multa.
A nulla è servito che il suo avvocato giurasse che non c’era malizia in quello sguardo. I fatti risalgono a tre anni fa ma la sentenza è stata emessa solo ora. La vittima, una donna di 55 anni, in aula non si è presentata. Le sue accuse sono scritte in un verbale della polizia ferroviaria consegnato a un agente della stazione di Lecco.
Tra lei e il suo vicino di posto non ci sarebbe stato alcuno scambio di parole, non ci sarebbero stati complimenti (ancorché volgari), nessun tentativo di corteggiamento. Solo quello sguardo, insistente. E giudicato fastidioso dalla donna. Tanto che alla fine del secondo viaggio, la signora ha chiesto aiuto a un agente di polizia ferroviaria e ha denunciato l’uomo per molestia. Il giorno prima, aveva poi raccontato la signora nella denuncia, quell’uomo si era seduto vicino a lei e l’aveva costretta a spostare anche il cappotto pur di starle accanto. E il giorno successivo, ancora sul treno, l’aveva guardata a lungo.
“Poco, troppo poco”, sostiene Richard Martini, difensore dell’uomo. “Per condannare un incensurato e rispettabilissimo signore di trent’anni serve altro”. Annuncia appello l’avvocato perché in quell’aula di tribunale non si è presentato un solo testimone a convalidare la tesi della donna, e perché il giorno successivo alla denuncia due agenti in borghese avevano seguito l’indiziato in viaggio verso Milano e non avevano notato nel suo comportamento nulla di esecrabile.
All’imputato resta il beneficio di non dover scontare la pena: una punizione quasi simbolica in quanto la pena rientra nell’indulto, ma l’uomo non intende rassegnarsi. Giura di essere innocente e ha annunciato di voler insistere per vedere riconosciuta la sua buona fede: “In questi casi vanno valutate le circostanze dell’accaduto. La ressa della stazione, la quantità di persone sul treno” ha precisato l’avvocato Martini. “Il mio assistito non poteva comportarsi diversamente e lungi da lui l’intenzione di molestare la signora. Il mio assistito peraltro ha sempre mantenuto una condotta rispettabilissima ed è assolutamente incensurato. Impugneremo la sentenza e ci batteremo per ottenere giustizia”.
La sentenza ha suscitato giudizi contrastanti anche nel Palazzo di Giustizia di Lecco. “Se adesso non si può neppure lanciare uno sguardo verso una bella donna, come faremo noi uomini?”, ha detto un impiegato. Diverso il commento di una sua collega convinta, come il giudice, che “un’occhiata appiccicosa può essere molesta quanto una frase volgare o un corteggiamento assillante”.
Come a dire: cari uomini, d’ora in poi, tenete gli occhi al proprio posto…
- Venerdì 18 Aprile 2008
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Commenti
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Il 19 Aprile 2008 alle 8:09 ppx ha scritto:
Ha ragione Berlusconi, ma non solo i PM anche i giudici (come questo che ha giudicato) vanno controllati periodicamente per constatare lo stato di salute mentale -giudizio assurdo -.
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