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Da un anno Rosaria guida la notte. Dopo vent’anni di taxi a Milano ha deciso di fuggire dal traffico e ha scelto il turno dalle 16 alle 2 del mattino, il sabato fino alle 3. “E poi”, spiega, “in questo modo di giorno ho il tempo di dedicarmi alla casa e alla famiglia”. Rosaria è una signora bionda di 56 anni, ha un marito, anche lui tassista, e due figli trentenni che ancora vivono coi genitori. Originaria di Pozzuoli, “dove è cresciuta Sofia Loren”, tiene a ricordare, vive in zona San Siro da molti anni. Sale ogni sera sulla sua Chrysler bianca col cambio automatico (”con questo lavoro ci ho rimesso la cartilagine del ginocchio sinistro”), con un trucco discreto e le mani curate.
“Paura a lavorare di notte? No, se ne avessi non mi ci metterei neppure. Il vero problema piuttosto sono le toilette per donne: solo due dei nostri parcheggi ce l’hanno e in questo momento sono guaste entrambe”. Comunque per non rischiare Rosaria ha un metodo quasi infallibile: “Prudenza e attenzione, certo. Ma soprattutto la capacità di capire al volo chi sto caricando in auto. Il punto non è la zona più o meno ‘malfamata’, ma la potenziale pericolosità del cliente, che dopo anni di esperienza un tassista coglie anche da un dettaglio”. Per motivi di sicurezza gli autisti delle auto pubbliche possono lasciare a terra chi appare a rischio. L’importante è accorgersene in tempo.
Non sarà una tecnica scientifica, ma Rosaria assicura che funziona. “Tranne in un’occasione”, racconta. “Carico uno straniero ben vestito, capisco troppo tardi che è ubriaco. Vuole che lo porti in una zona isolata fuori città e mi chiede se mi piacerebbe concludere la serata in bellezza. ‘Ecco’, penso, ‘ora sono davvero nei guai’. Allora a un semaforo abbasso il finestrino e saluto un collega che non ho mai visto prima. Gli dico una frase convenzionale, un segnale d’allarme concordato tra noi tassisti. Lui capisce subito e mi viene dietro finché non scarico il cliente su di giri”. La tassista di notte si sente sicura. “Siamo una lobby, una casta? Non lo so. Di certo siamo, e dobbiamo essere, solidali con i colleghi. Anche se sulla carta siamo concorrenti, prima o poi capita a tutti di avere bisogno di una mano”. Se questa collaborazione ci fosse anche tra le altre persone, dice Rosaria, la città di notte sarebbe più sicura.
Una notte popolata di donne. “Ne incontro sempre di più in giro da sole”, spiega la tassista. “Soprattutto quelle che fanno tardi al lavoro: commesse, bariste, colf, segretarie, manager. E nel fine settimana ci sono le ragazzine che vanno in discoteca, a 14 anni fanno le 3 di notte. Si sentono più sicure a rientrare in taxi, non si fanno più riaccompagnare dagli amici come succedeva ai miei tempi”. Rosaria aspetta sempre che la cliente entri nel portone, prima di ripartire. È un lunedì sera, la radio è accesa. A quest’ora Milano si attraversa in pochi minuti. “Serata poco movimentata”, dice la tassista, “mica come quando c’è la settimana della moda”.
Stazione Centrale, allo “scalo dei poveretti” (in gergo è il parcheggio di piazza Luigi di Savoia), corso Buenos Aires, piazza De Angeli, fino a Linate per gli ultimi voli. Ma troviamo solo i senzatetto che dormono sui divanetti blu. In quattro ore carichiamo per lo più donne. Un giovane avvocato che dalla palestra torna in corso XXII Marzo, una signora russa di mezza età che fa la badante e deve rientrare in viale Abruzzi, una ragazza che lavora per una celebre griffe vicino a piazzale Libia e smonta che è quasi mezzanotte. “Prendo spesso il taxi”, spiega, “una volta in tram mi hanno importunato in sei. Da allora tengo in borsetta uno spray irritante”. Rosaria ha solo una bomboletta di deodorante per ambienti a lato del sedile, “spruzzato negli occhi fa lo stesso effetto”, dice.
Girare in taxi la notte vuol dire conoscere la città sotto una luce diversa. I locali dove prendere il caffè anche a tarda ora, il venditore di mozzarelle che si piazza con un banchetto fuori dall’aeroporto, le signore anziane che mangiano al McDonald’s di corso Buenos Aires e tirano tardi, solo per non rimanere sole a casa. Dopo vent’anni, è ovvio, gli aneddoti abbondano. Come gli autografi dei vip e dei calciatori raccolti in un quaderno: “li regalo ai bambini che incontro”.
“I clienti in taxi parlano di qualunque cosa”, elenca: “scalate bancarie, tradimenti, scoop di calciomercato, traffici illeciti. Ho imparato a farmi i fatti miei, quando cominciano una di queste telefonate, metto le cuffie della radio”. Un certo rischio c’è, inutile negarlo. Capita di trasportare spacciatori o protettori di prostitute, che per lo più però, dice Rosaria, se ne stanno tranquilli. Succede di avere un battibecco col cliente che contesta la tariffa, “ma finora, per fortuna, il meno gentile che ho incontrato si è limitato e correre via dopo una corsa di 50 euro”.
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Il 18 Aprile 2008 alle 18:50 Città di notte: le donne possono davvero sentirsi al sicuro? » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Rosaria, la tassista [...]
Il 20 Aprile 2008 alle 19:32 Cristina, la poliziotta » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Rosaria, la tassista [...]
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