
Andare solo. Restare solo. C’è differenza.
E in mezzo passa il dopo voto del Pd. Prima correre in solitario era l’imperativo di Veltroni. Ora è anche per scelta altrui. Abbandonato, mercoledì 16 da Romano Prodi. Lasciato, giovedì 17 anche dall’alleato Di Pietro. No, certo, nessun tradimento. L’Idv resterà fedele al Pd (che però intanto guarda con interesse all’Udc, e non solo in chiave romana); solo che non confluirà - come ampiamente detto, ridetto e promesso in campagna elettorale - nello stesso gruppo parlamentare.
Almeno queste sono le intenzioni del partito di Di Pietro: dar vita a un gruppo autonomo, senza però dare “strappi all’alleanza con il Pd”. A meno che i Democrats, se vogliono fare i gruppi parlamentari unitari con l’Idv (alla Camera e al Senato), non rispettino alcune condizioni. Basilari: spiegare quale sarà la funzione dei parlamentari riuniti e quali programmi dovranno realizzare: l’accordo, dice l’ex ministro, si fa sui “contenuti e non sui contenitori”. Di Pietro assicura che, rispetto al patto di apparentamento siglato con Veltroni prima del 13 e 14 aprile, “nulla è cambiato”: “Vogliamo solo essere sicuri che il programma venga attuato ed è bene che ogni decisione venga presa insieme tra me e Veltroni e che poi, queste decisioni, vengano comunicate insieme e non da soli come è accaduto”.
Quindi, in attesa di incontrare il segretario del Pd, Antonio Di Pietro tira dritto e annuncia che, in Parlamento, darà il via a un suo raggruppamento: “Poi” aggiunge “si vedrà”. Il principio, puntualizza il leader dell’Italia dei valori davanti ai giornalisti al termine dell’esecutivo nazionale, vale anche (e soprattutto) per il governo ombra annunciato da Veltroni: “Sull’informazione se il ministro ombra lo fa Follini è diverso se lo fa Giulietti. Sulla giustizia, se lo fa Lumia è diverso se lo fa un condannato in giudicato”. Va giù duro, Di Pietro. Del resto il suo parlar chiaro e forte gli è valso un buon successo alle urne (insieme alla Lega è il partito che dalle votazioni è uscito più grande e robusto - dal 2,3 al 4,3 per cento - proprio grazie a una campagna elettorale ficcante e di critica verso il sistema) e critica Walter Veltroni per aver proposto l’idea di “shadow cabinet” senza averlo informato: “L’abbiamo appreso dai giornali e nessuno ci aveva detto nulla” mentre “un governo, anche se ombra, deve essere condiviso”.
Altri nodi da chiaraire, secondo l’ex pm sono il pericolo dell’annessione dei suoi parlamentari da parte del Pd (”43 parlamentari - tanti sono gli eletti dell’Idv, ndr - non possono confluire o disperdere la fiducia dei loro elettori facendosi fagocitare da un altro partito”), nonché i rimborsi elettorali e le prebende destinati ai gruppi autonomi.
Per Walter Veltroni, che dell’intesa con Di Pietro si era fatto garante, non è un colpo da poco.
A proposito, la risposta del segretario? Spallucce: non grida al tradimento e butta lì un ragionamento quasi doroteo: è vero, ricorda una fonte del Pd, che il segretario ha utilizzato il tema del gruppo unico come uno dei cavalli di battaglia in campagna elettorale, ma è altrettanto vero che la cosa aveva un determinato impatto, una certa forza e ragion d’essere in caso di vittoria e, quindi, di guida del Paese. Altrettanto non vale all’opposizione. Dunque, fermo restando che Idv e Pd hanno sottoscritto il programma e sarà quello la base da cui partire per l’azione comune all’opposizione, non c’è da gridare allo scandalo se l’Idv chiede più visibilità.
Anche perché, nella stessa mattinata, Veltroni ha incontrato il leader Udc, Pier Ferdinando Casini. Un faccia a faccia per gettare le prime basi di un accordo, non solo per il ballottaggio del Campidoglio ma anche per una convergenza in Parlamento su riforme e attività dell’opposizione.
Insomma una virata al centro da parte dell’ex sindaco che andrebbe spiegata: ai propri elettori e soprattutto al leader dell’Idv: “Ha già incontrato Casini: se incontrava me, che sono alleato, era meglio”.
- Venerdì 18 Aprile 2008
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Commenti
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Il 18 Aprile 2008 alle 18:42 nhico ha scritto:
Di Pietro, nel timore di non superare lo sbarramento e di non potere entrare in parlamento, chiede ed ottiene di correre all’ombra del Pd. Ed ora che il suo pesce guida è a pancia all’aria, inverte la rotta. Tradendo non Veltroni, ma i suoi elettori. Che l’hanno votato, così per come chiedeva lui, per fare da contrappeso allo stesso Veltroni.
Il 18 Aprile 2008 alle 19:56 momma8 ha scritto:
Condivido pienamente quanto detto da nhico. Non solo non c’è rispetto alcuno tra i politici ma troppo spesso c’è addirittura disprezzo per l’elettorato
Il 18 Aprile 2008 alle 22:31 astro ha scritto:
Bene nhico, condivido. Altro che italia dei valori…traditi. Astro.
Il 22 Aprile 2008 alle 12:18 fercas ha scritto:
Che Veltroni non sia un fine politico lo dimostrano gli anni trascorsi in politica: Mai un posto di rilevo, un politico di riferimento, un lidear; è stato messo lì dal centro-sinistra perchè è attuaslmente il meno sgradito (sino a poco tempo fa lo era Prodi). Infatti s’è fatto infinocchiare da Di Pietro, non avendo tenuto conto dei trascorsi politici di costui (partito dell’asinello con Parisi, docent!). Il Veltroni sbandierava le difficolta del Berlusca nel tenere a bada Bossi, intanto cominci a badare lui a Di Pietro!!! Cordialità.
Il 11 Maggio 2009 alle 12:44 Lite a sinistra per le europee. Franceschini contro Di Pietro: “Il voto all’Idv è sprecato” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] L’appello, che viene niente meno che dal leader del Pd, è forte: “Non votate per protesta Di Pietro”(alle prossime europee, ndr) ; è in gioco la democrazia”. Parole destinate a lasciare il segno. Per dire, all’allora segretario Veltroni, che così traduceva l’alto concetto della “vocazione maggioritaria” del Pd, nella campagna elettorale del 2008, non andò granché bene, quando invitò gli elettori (e non solo i propri) al “voto utile”, a non dare cioè preferenze alla sinistra radicale (con la quale era la governo nell’Unione prodiana fino a pochi mesi prima. [...]
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