Veltroni si allarga al centro: chiama l’Udc e rimanda la questione del Nord

Walter Veltroni, segretario del Pd | Ansa
Radicarsi al Nord, ma anche guardare al centro.
Questa la ricetta veltroniana per il futuro del Pd. Rimandato l’incontro con l’Idv di Antonio Di Pietro, scartata l’esortazione di Repubblica (intitolata “Il Nord e il Pd”), a creare un Pd nordico “federato al partito nazionale, con il sindaco di una grande città come segretario”, Walter Veltroni (da Milano) ha annunciato il cambio di rotta: “Se il Pd farà una opposizione in modo intelligente, se costruirà un rapporto con le altre forze politiche, penso all’Udc, sulla base di una forza politica del 33%, c’è la possibilità di far partire una sfida riformista che il Paese non ha mai riconosciuto”, ha detto il segretario, durante la conferenza stampa al termine dell’assemblea dei segretari regionali del partito.
E alla fine della riunione, ha anche annunciato che il Pd ha deciso di organizzare un coordinamento del Nord ed uno del Sud tra i segretari regionali, i sindaci delle città principali e i presidenti delle Regioni e delle Province: “Ci sarà un coordinamento” ha spiegato Veltroni “che promuova le iniziative politiche al nord su temi programmatici”. Proprio al nord, soprattutto nelle metropoli, Veltroni ha parlato di un risultato elettorale positivo da cui partire. “C’è bisogno di strutturarsi meglio, ma non è una questione organizzativa” ha spiegato “non spezzetteremo il partito”.

Insomma, nessun “Pd in salsa leghista”, anche se gli amministratori del Nord continuano a chiedere maggiore attenzione e più autonomia nei loro territori. Da Milano, la “capitale” settentrionale, (scelta “simbolica”, secondo Ermete Realacci) la “questione” è stata uno dei temi caldi sia per l’analisi dei risultati elettorali, sia per le prospettive future del partito. Ma la proposta del sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, di un partito federale, basato sulle macroregioni, bocciata dallo stato maggiore del Pd, non ha sfondato. Anche perché nessuno (Cofferati incluso) sarebbe stato disposto ad autocandidarsi alla guida di un’eventuale struttura del partito per il Settentrione. Una formula osteggiata anche da Pierluigi Bersani, che era stato indicato come il suo leader naturale: “Quando un partito è del territorio, è del Nord al Nord, del Centro al Centro e del Sud al Sud” spiega il ministro uscente dello Sviluppo Economico “non c’é bisogno di inventarsi tante altre cose”. E poi, avvertiva Marco Follini, a parlare di Pd del Nord si rischia la “sudditanza culturale verso il leghismo imperante”.

Decentrare può essere utile, ma a patto che non si cada nella “lottizzazione geografica del partito”. Meglio cioè, come suggerisce Massimo Calearo, eletto nel Pd proprio come rappresentante di quella parte del Paese, “ascoltare di più i problemi della gente”, perché, spiega, “dove lo abbiamo fatto il Pd è cresciuto”. Del resto, anche il giovane coordinatore lombardo Maurizio Martina l’ha detto chiaro: “Dobbiamo smetterla di viaggiare una spanna sopra la testa dei cittadini. Non abbiamo bisogno di due partiti ma di un modello federale autentico. Soprattutto, quella del partito del Nord mi pare una lettura superata”.

Quindi? Questione per ora rimandata quella del Nord, per il Pd? Pare di sì, almeno in attesa dell’esito del ballottaggio per il Campidoglio. L’ex sindaco capitolino ha preferito allargarsi al centro e invitare Casini a unire le forze per fare opposizione al Cavaliere, perché se Rutelli dovesse perdere contro Alemanno la posizione del segretario sarebbe estremamente indebolita e questo avrebbe riflessi anche sotto la Madonnina.

Per poter allora vedere un Veltroni formato Bossi per ora bisogna “accontentarsi” della mirabile imitazione che ne ha fatto Crozza su La 7.



Commenti

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Il 23 Aprile 2008 alle 10:24 nhico ha scritto:

Veltroni pensa all’Udc, Casini, con Follini mandato in avanscoperta già da gran tempo, guarda alle sponde del Pd da molto prima di lui. Lasciamoli amoreggiare. Ognuno è libero di accoppiarsi con chi vuole. Ma quando il giovane di belle speranze, con la vocazione a fare il presidente del consiglio dei ministri , si troverà con il lato B rotto, non ci venga a dire che non era stato avvisato.

Il 23 Aprile 2008 alle 14:30 Il coraggio di Cofferati: una corsa solitaria dentro il Pd. Sarà l’anti Walter? » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Si inizia quando “il sindaco-sceriffo” pensa bene di lanciare il Pd del nord come risposta al successo elettorale della Lega. E la prima bordata arriva da Massimo Cacciari, primo cittadino veneziano che sentenzia: “L’Emilia non c’entra nulla con il Partito Democratico del Nord”, aggiungendo che Cofferati segretario di questa eventuale area federata sarebbe solo “una barzelletta”. Passano un paio di giorni, e sul sito del Pd bolognese, appare un articolo al vetriolo. Lo firma, Luca Foresti, coordinatore dell’informatizzazione del partito, che invita Cofferati a decidersi “entro maggio” se candidarsi o meno alle prossime elezioni amministrative (nel 2009). E scoppia così la bufera, fino a quando una nota del sito stesso informa che “si è chiarito che la pubblicazione in home page di un’opinione personale è stata frutto di un fraintendimento in buona fede”. [...]

Il 24 Aprile 2008 alle 17:19 Bologna: tra Pd e Udc le “nozze del manganello”. E dello spray, per i vigili » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Lui, il “sindaco sceriffo”, Sergio Cofferati alla sicurezza ci tiene in particolar modo. Tanto da mettersi contro (dal giorno degli sgomberi dei Rom sul Reno nel 2005) parte della (ex) maggiorazna di sinistra. Ancora lui, Sergio Cofferati, se c’è da sperimentare non si tira indietro. E allora se Walter Veltroni, segretario del suo partito, dice che per costruire un’opposizione riformista bisogna guardare al centro e approcciarsi all’Udc di Pier Ferdinando Casini, ecco che il primo cittadino bolognese è in prima fila. [...]

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