Legge 194: aborto in calo del 3%. In aumento i medici obiettori

[i]14 febbraio 2008[/i] - Una donna prepara un piccolo striscione per manifestare in difesa della legge 194, in piazza Vanvitelli a Napoli. Sit-in e presidi in diverse città italiane per protestare contro l'irruzione della polizia in un ospedale di Napoli per interrogare una donna reduce da un'interruzione volontaria di gravidanza. Il blitz deciso dopo una denuncia anonima nella quale si sosteneva che l'aborto era stato praticato oltre i termini di legge. Il ministro della Salute Turco aderisce alla manifestazione.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]<br />
Lo dicono i numeri del ministero della Salute: gli aborti in Italia sono in continua diminuzione. Nel 2007 gli interventi di interruzione volontaria di gravidanza sono stati 127.038 (dati preliminari), con un calo del 3% rispetto al definitivo del 2006, anno in cui le Ivg sono state 131.018. Rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all’aborto con 234.801 casi, il decremento è stato del 45,9%.
È quanto si legge nella relazione annuale sull’attuazione della legge 194/1978, contenente “Norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza” trasmessa oggi al Parlamento dal ministro Livia Turco e che contiene i dati preliminari per l’anno 2007 e i dati definitivi per l’anno 2006.
In particolare, è in diminuzione l’interruzione volontaria di gravidanza tra le donne italiane: i dati definitivi relativi all’anno 2006 parlano infatti di 90.587 Ivg, con una riduzione del 3,7% rispetto al 2005 e di oltre il 60% rispetto al 1982. Viceversa, il ricorso all’aborto aumenta tra le donne straniere: in totale 40.431 nel 2006 (+4,5% rispetto al 2005), pari al 31,6% del totale (nel 2005 erano il 29,6%).
Quanto al tasso di abortività, cioè il numero delle Ivg per 1.000 donne in età feconda tra 15-49 anni, che rappresenta l’indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza al ricorso all’Ivg, nel 2007 è risultato pari a 9,1 per 1.000, con una diminuzione del 3,1 rispetto al 2006 (9,4 per 1.000) e del 47,1% rispetto al 1982 (17,2 per 1.000). Permane, ma comunque in diminuzione, il fenomeno degli aborti clandestini: nella relazione di quest’anno viene presentata una nuova stima aggiornata del 2005 che si ferma ad un’ipotesi massima di 15 mila aborti effettuati al di fuori della legge 194, correggendo al ribasso le precedenti stime che indicavano tale soglia attorno ai 20 mila aborti clandestini. Il dato riguarda solo le donne italiane, in quanto non si dispone di stime affidabili degli indici riproduttivi per le donne straniere.
Rispetto all’aborto effettuato dopo i 90 giorni, la situazione è invariata. La percentuale di Ivg dopo tale periodo è stata complessivamente nel 2006 del 2,9%. Di queste, il 2,2% è relativo alle Ivg tra 13 e 20 settimane e lo 0,7% a quelle dopo 21 settimane. Nelle conclusioni alla sua relazione Livia Turco sottolinea che la legge 194/78, con la legalizzazione dell’aborto, «ha favorito la sostanziale riduzione della richiesta di Ivg, grazie alla promozione di un maggiore e più efficace ricorso a metodi di procreazione consapevoli, alternativi all’aborto, secondo gli auspici della legge» e che «ha permesso un cambiamento sostanziale del fenomeno abortivo nel nostro paese, nonostante la sua applicazione possa essere ulteriormente migliorata».
La legge 194, che nel 2008 compie 30 anni e ancora divide gli schieramenti politici, consente alla donna di interrompere volontariamente la gravidanza nei primi 90 giorni di gestazione e lascia libertà di coscienza al medico. E infatti è in forte incremento l’obiezione da parte dei ginecologi (dal 58,7% al 69,2%), degli anestesisti (dal 45,7% al 50,4%) e del personale non medico (dal 38,6% al 42,6%), arrivando a raddoppiare in Campania e Sicilia, ma con punte alte anche al Nord, come in Veneto.

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