Il voto secondo il Censis: ecco come e perché hanno vinto Lega e Pdl

Gli scrutinatori durante l'apertura delle schede elettorali | Ansa
L’avranno fatta tutti i partiti, per capire da dove sono entrati (e usciti) i voti degli elettori. Si chiama analisi dei flussi. E ci è cimentato anche il Censis, mettendo in luce come, all’ultima tornata elettorale, ci sia stata una consistente fuoriuscita di elettori dal centro sinistra, intercettata dalla coalizione del centro destra e anche dall’Udc.
La capacità del Centro Sinistra di attirare ex-votanti della coalizione opposta, così come la sua capacità di mobilitare elettori che nel 2006 non avevano espresso un voto, si legge nella nota riassuntiva dell’indagine, non è riuscita a compensare la fuga di consenso verso gli avversari, sia quelli tradizionali del centro-destra che in misura maggiore verso l’Udc, il cui elettorato maggioritariamente proviene dall’Unione, con tutta probabilità dall’area di Centro del Centro-sinistra.
In buona sostanza, secondo il Censis, “fatto 100 l’elettorato del 2008 di ciascuna coalizione, nel Centro sinistra oltre il 93% aveva già espresso il proprio consenso nel 2006, il 3% aveva votato per la Casa della libertà e lo 0,8% per l’Udc, mentre il 2,9% aveva votato scheda bianca o nulla o si era astenuto”. La coalizione di Centro-destra ha invece l’83,9% di elettori che gli hanno rinnovato il consenso, il 12,6% che aveva votato per la coalizione opposta, il 2,2% per l’Udc e l’1,1% si era astenuto o aveva votato scheda bianca o nulla. Infine, nell’elettorato dell’Udc solo il 18,3% rappresenta elettori che avevano dato il proprio consenso all’Udc nel 2006, il 24,7% proviene dalla Casa delle Libertà e ben il 57% dall’ex Unione.
I fatti più rilevanti, fa notare l’istituto di ricerca, riguardano il quasi raddoppio di consenso alla Lega Nord, l’aumento consistente dei consensi all’Italia dei Valori e la riduzione a meno di un terzo dell’elettorato della Sinistra Arcobaleno. L’attuale elettorato della Lega è composto per il 43,3% di persone che avevano votato per questo partito alle elezioni del 2006, mentre ben il 56,7% è fatto di elettori che avevano votato per altri soggetti. In particolare, il 27,5% aveva dato il suo consenso a due dei partiti componenti l’attuale Popolo delle Libertà (Forza Italia e Alleanza Nazionale), il 20,4% aveva dato il suo consenso a Ulivo + Rosa nel Pugno + i socialisti, mentre l’8,7% si era addirittura schierato con gli attuali componenti della Sinistra arcobaleno (e che gli elettori abbiano abbandonato il cartello Rifondazione Comunista, Comunisti italiani e Verdi per saltare sul Carroccio, lo avevano già testimoniato una trasmissione di Radio Popolare e un articolo di Panorama.it) ed un residuale 0,1% è arrivato da altri soggetti.
L’elettorato dell’Italia dei Valori è composto dal 29% di elettori che ha confermato il proprio consenso rispetto al 2006, del 37,3% che aveva votato per l’Ulivo, del 12,9% che aveva votato per uno dei partiti dell’attuale Sinistra Arcobaleno e da un residuale 4% che aveva votato per Forza Italia o Alleanza Nazionale. Riguardo a dove siano andati i voti della Sinistra Radicale, dai flussi emerge che, di coloro che nel 2006 avevano espresso il proprio consenso a Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi (e hanno espresso il voto nel 2008), oltre il 37% si sono accasati nel Partito Democratico, il 19,3% sono rimasti nella Sinistra Arcobaleno, ben il 16,2% si sono spostati verso il Popolo delle Libertà, il 5,6% ha scelto l’Italia dei Valori, il 3,9% la Lega Nord e poco meno del 18% hanno votato altri partiti, oppure scheda bianca/nulla. Una migrazione sparsa del consenso del 2006, con addirittura una quota superiore al 20% che è saltata nella coalizione di centro-destra.

Commenti

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Il 24 Aprile 2008 alle 15:06 vincenzo.m. ha scritto:

LA SCALA DEI BISOGNI.
Sicurezza e pane.
I recenti risultati elettorali hanno ampiamente illustrato i valori espressi dalla classe dirigente a capo delle organizzazioni partitiche. L’analisi dei flussi elettorali ha posto in evidenza l’incapacità dirigenziale di orientarsi nei confronti dei bisogni degli elettori: coloro che hanno visto migrare i loro elettori non hanno intuito nulla per quanto concerne le necessità di base dei bisogni del popolo. Occupandosi di temi epocali, universali e focalizzandosi su affinità elettive extranazionali hanno sottovalutato la risposta elettorale. Coloro che hanno acquisito maggiore capacità rappresentativa, attraverso i risultati delle schede elettorali, da sempre rilevavano con attenzione i bisogni della popolazione, bisogni peraltro elementari: il popolo segue coloro che attestano di comprendere e risolvere i loro problemi. La responsabilità della classe dirigente che si è allocata nell’area del non consenso elettorale, dovrebbe trovare l’essenza del proprio valore allontanandosi dalla posizione occupata per allocarsi nella stanza della propria riflessione personale.
Coloro che hanno acquisito il consenso dovrebbero riflettere sulla responsabilità che compete loro nei riguardi dei bisogni basilari del popolo: un fallimento allineerebbe i vincenti sull’asse della meditazione qualora il popolo si inclinasse verso la prepotente richiesta di un “potere forte”.
Non è utile rispondere nei termini più democratici possibili alle richieste basate sui bisogni del popolo ma è un IMPERATIVO CATEGORICO.

Il 24 Aprile 2008 alle 18:43 karalis ha scritto:

Indagini sui flussi di voto, ricerche demoskopiche, analisi sociologiche e psicologiche, studi statistici ….

Ieri sera ad “Otto e mezzo”, su La 7, è andata in onda una trasmissione dove era ospite (si fa per dire) anche sua nullità, l’on. Marianna Madia.

Presa sistematicamente in giro da Lanfranco Pace e Pierluigi Diaco; politicamente surclassata, oltre che umiliata, da Beatrice Lorenzin giovane esponente di FI, e “new entry” in Parlamento.

http://gestcredit.wordpress.co.....-ha-perso/

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