In classe la gara choc: alla ricerca dell’alunno più “dotato”

[i](Foto: Ansa)[/i]
Pre-adolescenti, tra i 12 e i 13 anni, che gareggiano, in aula, per premiare il più dotato, da veri e
consumati esibizionisti. E la supplente, una donna di 40 anni che sostituiva la collega di ruolo, dice: “Non me ne sono accorta”. Si tratta di cinque alunni della seconda media dell’istituto “Giovanni XXIII”, in via Piave a Sant’Antimo (paese in provincia a nord di Napoli), che si sarebbero sfidati a “chi ha il pisello più lungo”.
I cinque, secondo quanto accertato dalla polizia sulla scorta di una segnalazione anonima confermata dal preside dell’istituto che aveva raccolto le denunce di alcuni genitori, si sarebbero denudati in aula esibendo gli organi genitali per poi sfidarsi sulle rispettive misure. Sembra che siano stati, in più occasioni, due dei ragazzini ad istigare gli altri. Altre volte le “gare di genitali” sarebbero state ingaggiate nei bagni dell’istituto per misurare la “propria virilità”.
Ci penserà la procura a capire se è vero che l’insegnante non si è accorta di quello che stavano combinato i suoi alunni che, stando alla versione dell’insegnante, si sarebbero appartati in un’aula accanto con la scusa di discutere su un’imminente gita scolastica e qui avrebbero dato il via all’esibizione. Una versione alla quale gli investigatori sono poco propensi a credere.

“È stato un gioco stupido di cinque ragazzi, una sbruffonata” dice ora il sindaco Francesco Piemonte del Pdl, che nel pomeriggio, quando ha appreso la notizia, ha incontrato il presidente della scuola, Andrea Quozzo “ma non c’è stata nessuna violenza. Da noi non c’è bullismo e non ci sono baby gang”.

Anche per il responsabile della scuola è stata poco più che una ragazzata. “Forse lo è stata - dice la madre di uno scolaro - ma che l’abbiano fatto mentre in classe c’era la professoressa è incredibile”. Lei in quella seconda media neppure insegna. E’ insegnante di Lettere in un’altra sezione; quella mattina sostituiva per un’ora una collega assente. “Proprio in questa scuola doveva capitare”, si dispera il preside. “In un comune difficile come Sant’Antimo, la nostra scuola è impegnata da anni per aiutare i bambini. Facciamo mille attività collaterali, teniamo aperto il cancello quasi tutto il giorno e poi ci capita ’sta cosa che rovina il buon nome dell’istituto e ci mette in cattiva luce davanti a tutti”.
La polizia ha ricostruito l’accaduto, che risale al 14 aprile scorso. I cinque ragazzi tutti dai 12 ai 13 anni, stavano facendo “cooperative learning”, una modalità didattica abituale a scuola, che prevede che gli alunni si dividano in gruppi per affrontare un argomento, facendo circolo con i banchi. I ragazzi erano seduti, e l’esibizione dei genitali, una “gara” che sarebbe stata suggerita dai due piùgrandi, non è stata notata dagli altri compagni, 25 in totale, comprese le ragazze. Del fatto si è saputo solo perché uno dei cinque, che è figlio di una insegnante della stessa scuola si è andato vantando dell’accaduto. Alla polizia è giunta una segnalazione anonima che ha fatto scattare le indagini.
Parla tramite il proprio avvocato l’insegnante, una supplente, e si dice “distrutta”. “Non li conosco, non è una classe mia”, ha detto. I cinque ragazzi” dice il sindaco di Sant’Antimo “sono di famiglie di diversa estrazione sociale. “Tra loro c’è qualche scapestrato e qualche alunno diligente”. Novecento alunni, la “Giovanni XXIII”è una scuola considerata efficiente, dove si svolgono diverse attività integrative. Un altro particolare che viene smentito con forza è quello dell’uso di cellulari. “Non c’era nessun telefonino” dicono tutti “e quanto a possibili episodi analoghi precedenti, che sarebbero avvenuti nei bagni come si fa a dirlo?”.
I cinque ragazzi, che hanno già scontato la sospensione (sei giorni ai due istigatori, due giorni agli altri tre) sono stati segnalati al Tribunale dei minori e sono tutti non imputabili.
Il direttore scolastico regionale della Campania Alberto Bottino esprime amarezza ma precisa che non ci sarà nessuna ispezione a scuola, né alcun provvedimento nei confronti della insegnate presente ai fatti sino a quando non ci sarà la pronuncia della magistratura.

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