Berlusconi, il governo e la sfida del Nord

Silvio Berlusconi e Roberto Formigoni |foto Ansa

Come si fa un governo? Le vecchie volpi del Parlamento vi risponderebbero che basta prendere il manuale Cencelli, “pesare” i partiti e distribuire le poltrone. Ma le volpi a Montecitorio si sono estinte con il voto del 13-14 aprile e gli strumenti della Prima e Seconda repubblica appaiono arrugginiti al cospetto della rivoluzione uscita dalle urne. In queste ore i cittadini assistono al gioco del totoministri, nomi che appaiono e scompaiono, quotazioni in salita e in discesa. Mentre radio Transatlantico manda in onda il totoministri, un comitato politico coordinato da Gianni Letta (uno dei punti fermi del prossimo governo insieme con Giulio Tremonti) disegna l’architettura dell’esecutivo, divide i ministeri in prima e seconda fascia e li assegna ai partiti.
Niente nomi, ma il tourbillon si autoalimenta e l’italiano lo traduce in una domanda: quando ci sarà il governo? Il quando presuppone il come, ossia le regole, l’agenda e lo scenario disegnato dal voto. I nomi dei ministri arriveranno sull’ultimo carro di un convoglio che è già in marcia e il governo sarà il frutto di scelte che Silvio Berlusconi farà dando un’occhiata alla carta geografica dell’Italia e soprattutto al Nord, al Veneto e alla Lombardia, forzieri del Pdl sotto l’opa della Lega.

Le regole e l’agenda
Il calendario istituzionale è una lenta passeggiata: le Camere si riuniscono per inaugurare la sedicesima legislatura il 29 aprile, alle 10.30 di quel giorno Palazzo Madama eleggerà il presidente del Senato alla prima votazione (il favorito è Renato Schifani), mentre per il presidente della Camera (visto il regolamento che prevede una maggioranza qualificata nelle prime due votazioni) ci sarà da attendere la terza o quarta votazione e il 30 aprile sullo scranno più alto di Montecitorio dovrebbe salire Gianfranco Fini. Entro due giorni dalla prima seduta dovranno formarsi i gruppi parlamentari. Pausa, c’è il ponte del 1° maggio, il Parlamento si rimetterà al lavoro il 5 maggio. A partire da questa data, il presidente della Repubblica avvierà le consultazioni con i gruppi parlamentari e poi conferirà l’incarico di formare il governo. Silvio Berlusconi in quel momento avrà chiuso il risiko di Palazzo Chigi e salirà al Quirinale con la lista dei ministri in tasca.

Lo scenario
Che cosa guiderà le scelte del Cavaliere? Lo scenario politico scaturito dalle urne. La coalizione guidata da Berlusconi ha vinto largamente le elezioni (rispetto al 2006 è cresciuta di oltre 1,5 milioni di voti, +10,1 per cento), ma un’attenta lettura dei dati per partito e regione per regione consegna un quadro in cui il Pdl (Forza Italia + An) rispetto al 2006 tiene a livello nazionale (100 mila voti in meno), ma nel Nord cede 800 mila voti per poi riprenderne 400 mila in più nel Sud. Paradossalmente, il Pdl “perde” al Nord e vince nel Mezzogiorno. La coalizione ha vinto le elezioni grazie al gioco di alleanze studiato da Berlusconi: nel Settentrione con la Lega e nel Meridione con il Movimento le autonomie. È la Lega che fa un balzo in avanti di 1,7 milioni di voti rispetto al 2006, consensi quasi tutti concentrati nel Nord (+1,4 milioni).

L’analisi proposta dall’istituto Cattaneo è eloquente: il partito di Umberto Bossi guadagna quasi 600 mila voti in Lombardia, 159 mila in Piemonte, 477 mila in Veneto, quasi 30 mila in Trentino, più di 100 mila in Emilia-Romagna, 2 mila in Liguria. I segni più dei lumbard si specchiano con i segni meno del Pdl, che al di sopra del Tevere torna in positivo in Toscana dove incassa 10 mila voti in più ma con un alleato, la Lega, che sulle rive dell’Arno pesca oltre 21 mila voti in più. Un ciclone verde, un incredibile Hulk che raccoglie i consensi trasversali delle famiglie, del popolo delle partite Iva e degli operai. È questo lo scenario interno al centrodestra, mentre a livello di sistema politico le urne consegnano una netta scelta bipartitica degli elettori, una semplificazione di cui Berlusconi potrà godere nel governo e in Parlamento.

Tratto il dado elettorale, il Cavaliere ha davanti a sé due strade: guardare al bipartitismo uscito dall’urna e puntare a una legislatura costituente per mettere nero su bianco il sistema, oppure accantonare questo scenario istituzionale e varare un governo per consolidare il Pdl e rispondere all’emergenza economica e sociale. Si tratta di scelte strategiche differenti. Nel primo caso serve un esecutivo più dialogante con l’opposizione, composto da ministri che hanno già una forte esperienza; nel secondo caso il governo può concedersi qualche “rupture” supplementare perché più concentrato sul programma economico (fisco, crescita e potere d’acquisto) e meno su quello istituzionale.

In ogni caso Berlusconi, nello scegliere i ministri, tiene conto dello scenario postvoto. Il Pdl ha piantato la sua bandiera al Sud e dunque non può permettersi l’assenza di ministri del Mezzogiorno, ma nello stesso tempo non può cedere lo scettro della rappresentanza al Nord alla Lega, sia sul piano nazionale sia su quello locale. Ecco perché è importante avere ministri del Nord-Est e sono fondamentali le sorti dei governi regionali di Lombardia e Veneto. Qui le elezioni anticipate consegnerebbero quasi certamente le presidenze alla Lega. Berlusconi è attento a questi equilibri, perché se è vero che l’alleanza e l’amicizia con Umberto Bossi non sono in discussione, è chiaro che il Pdl è un partito che non può concedersi arretramenti nell’area più avanzata del Paese. L’asse del Nord funziona finché la Lega è l’alleato necessario con un bacino potenziale di consensi limitato, ma se il Carroccio sfonda, il futuro diventa non ipotecabile perché il partito di Bossi ha dimostrato di avere organizzazione e identità tali da diventare il fenomeno degli “schermi vuoti e urne piene”.

Ecco perché Berlusconi ha chiesto al presidente del Veneto, Giancarlo Galan, di restare in carica e non optare per la scena nazionale. Bastava leggere il comunicato dell’intesa per capirne l’importanza strategica: “Non è possibile fermare anticipatamente la legislatura”, è una “scelta di responsabilità di Galan” e Berlusconi ha annunciato che “avrà particolare attenzione e riguardo per la specificità del Veneto durante l’azione di governo”. È la stessa partita a scacchi giocata con Roberto Formigoni, l’uomo al vertice di una delle regioni più ricche d’Europa. Il presidente della Lombardia progetta da tempo la sua calata su Roma, ma abbandonare la stanza dei bottoni prima che la clessidra della legislatura si esaurisca significa lasciare prateria (padana) libera al Carroccio.
Milano ha un obiettivo chiamato Expo, Formigoni ancora un presente al Pirellone e (forse) un futuro incarico nel cantiere del Popolo della libertà, un partito da costruire in tutta Italia, a cominciare dal Nord. Il governo di Roma e il Pdl incrociano i destini tra i navigli e il Canal Grande, a Berlusconi tocca il compito di trasformarsi da Cavaliere in Gran Timoniere.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 26 Aprile 2008 alle 11:20 vincenzo.m. ha scritto:

I PATTI PREELETTORALI.
I partiti associati che hanno conseguito la vittoria elettorale si erano accordati prima che il popolo si appropinquasse al voto. Cio a cui stiamo assistendo oggi, le difficoltà di attribuzione di “poltrone”, le discussioni ed i candidati che via via vengono ad essere nominati mostrano, in tutta evidenza, la rivisitazione dei patti stessi. Una conferma significherebbe che la stessa coalizione ha percepito la risultanza elettorale come una “sorpresa”, la medesima sorpresa che ha colto i partiti concorrenti: nessuno degli attuali vincenti aveva previsto il risultato elettorale.
Assistiamo oggi ad una RIPATTUIZIONE delle condizioni con tutte le solite storiche tematiche annesse alla ridiscussione dei ruoli e delle POLTRONE.

Il 27 Aprile 2008 alle 21:53 angelo41 ha scritto:

Il “manuale Cencelli” ha valore nazionale
perchè il Parlamento è unico ed i Ministri
hanno potere su TUTTO il territorio, non solo su quello del Nord. Alla Camera la
coalizione ha preso il 46,81% dei voti così ripartiti:
PdL = 37,39 Lega = 8,30 MpA = 1,12
Nell’ambito della coalizione:

PdL = 79,88 Lega =17,73 MpA = 2,39

per cui i Ministeri sono attribuiti:

PdL 9,58 (si arrotonda n°10 Ministri)
Lega 2,13 (si arrotonda n° 2 Ministri)
MpA 0,29 (nessuno)
totale n°12

capito Bossi?

Il 6 Maggio 2008 alle 15:17 Un cittadino nella rete ha scritto:

Dichiarazione del dopo voto…

Nella mia dichiarazione di voto fatta prima delle elezioni dicevo essenzialmente due cose.
La prima  è che io ”sono favorevole ad un sistema elettorale in cui si sceglie effettivamente tra due schieramenti e leader, e dopo le elezioni si s…

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101