“Basta essere incriminato per l’articolo 416 bis e automaticamente scatta il sequestro dei beni. Cosa più brutta della confisca dei beni non c’è”. Parola (intercettata dalla polizia italiana e dall’Fbi) di Francesco Inzerillo, boss palermitano in carcere a Torino. Una conferma per chi, nelle forze dell’ordine e nella magistratura, cerca di minare le fondamenta del potere mafioso partendo dai suoi pilastri economici. Le cifre di questa attività danno la misura del fenomeno. L’ultima relazione semestrale della Dia (Direzione investigativa antimafia) parla di oltre 100 milioni di euro confiscati e di oltre 450 milioni di euro sequestrati alla criminalità organizzata.
Due casi, tra tanti, hanno portato i carabinieri da Crotone a Milano, seguendo la scia delle proprietà mobiliari e immobiliari milionarie di esponenti di spicco della ‘ndrangheta. Per trovare case e beni di altro tipo e ricollegarli ai mafiosi (o ai loro familiari e prestanome), in questo tipo di indagini patrimoniali gli inquirenti scandagliano diverse fonti: uffici pubblici, registri catastali, motorizzazioni, banche, capitanerie di porto. Dopo sei mesi di accertamenti lo scorso ottobre il nucleo investigativo di Crotone ha individuato e sequestrato il tesoro, che ammontava a 30 milioni di euro, di Costantino Mangeruca, imprenditore pluripregiudicato 73enne nato ad Africo (Reggio Calabria) e residente a Cornaredo, nell’hinterland di Milano. L’uomo è considerato un personaggio di spicco della cosca Farao-Marincola di Cirò e implicato nel traffico di droga in Lombardia, dove ha fatto notevoli investimenti economici.
La lista dei beni sequestrati è lunghissima. Gli immobili sono 39, sparsi tra il crotonese e il reggino (Torre Melissa, Africo) e il milanese (Cornaredo, Pregnana Milanese), tra cui ville, mobilifici, un palazzo di sei piani, 23 appartamenti, locali commerciali, magazzini industriali e garage. Mangeruca a e i suoi familiari intestatari degli immobili hanno sempre dichiarato al fisco “redditi modesti”, spiegano gli inquirenti, “di entità irrisoria e sproporzionata rispetto a quella del patrimonio di cui dispongono”. Un patrimonio che per questo deriverebbe dall’ “attività criminosa” del pregiudicato.
Le auto di grossa cilindrata e le moto invece sono una buona parte del patrimonio di Francesco Gentile, sequestrato a febbraio sempre dai carabinieri di Crotone e che ammonta a 3 milioni di euro. Gentile, 49enne di Isola di Capo Rizzuto (Crotone) con proprietà nel milanese, pluripregiudicato senza un lavoro regolare, è considerato un esponente della ‘ndrangheta crotonese legato alla famiglia Arena. Negli ultimi 18 anni ha dichiarato un reddito di poco superiore ai 38 mila euro complessivi, ma nonostante questo lui e la sua famiglia conducevano una vita di tenore alto e possedevano notevoli beni mobili e immobili. Il Tribunale di Crotone gli ha sequestrato sei auto, tra cui due Mercedes e due veicoli blindati, tre moto e sette case con annessi garage e pertinenze tra la provincia di Milano (Robecchetto con Induno, Vanzaghello) e quella di Crotone (Isola di Capo Rizzuto).
- Lunedì 28 Aprile 2008

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