
Come previsto e annunciato, Renato Schifani è il nuovo presidente del Senato.
Succede a Franco Marini. L’assemblea di Palazzo Madama è scrosciata in un lungo applauso non appena sono stati raggiunti i 162 voti necessari per l’elezione, che rappresentano la maggioranza dell’assemblea. Schifani è stato eletto con 178 voti, cioè 4 in più di quelli di cui dispone la maggioranza di Pdl, Lega e Mpa che a Palazzo Madama può contare su 174 senatori. Sono state 117 le schede bianche (il Pd, lo sapeva, ha deciso di non contrapporre un suo candidato di bandiera, ma di votare scheda bianca, stessa scelta di Udc e Italia dei valori).
XVI Legislatura al via
Si è aperta così ufficialmente la XVI legislatura, con le sedute inaugurali del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati. A presiedere la seduta di Palazzo Madama è Giulio Andreotti, dopo che la senatrice a vita Rita Levi Montalcini ha rinunciato al diritto di presidenza provvisoria in quanto parlamentare più anziano. Ma l’avvio dei lavori è stato burrascoso: l’esponente radicale Emma Bonino, eletta nelle liste del Pd, a sorpresa ha preso la parola subito dopo l’intervento di Giulio Andreotti, per annunciare la propria candidatura alla presidenza. Ma Andreotti ha respinto la proposta precisando che “non si possono presentare candidature né si può chiedere la parola per dichiarazioni di voto” ad apertura di seduta.
“Mi impegno a svolgere il mio ruolo come garante delle regole. Essere garante sarà la missione” ha detto Schifani nel suo primo discorso da presidente (otto minuti, interrotti 15 volte dagli applausi). Ha poi parlato della necessità di “preservare il dialogo” tra i Poli, indispensabile per la “riscrittura delle regole” considerata una priorità della nuova legislatura. Schifani ha poi insistito sulla “reciproca legittimazione”, quella che “permette di operare per il bene più importante: la crescita del nostro Paese e la salvaguardia dei valori costituzionali”.
Chi è Schifani
Ama la pesca subacquea, come il suo prossimo omologo alla Camera. E, come Gianfranco Fini, uscito dalla lunga stagione post-fascista a metà degli anni ‘90, anche il nuovo presidente del Senato Renato Schifani è letteralmente riemerso da un’altra stagione politica, quella della Dc, per ritrovarsi, nel 1995, in Forza Italia. L’anno dopo, senza colpo ferire, Schifani è stato proiettato sulla scena nazionale, eletto al Senato nel collegio di Altofonte-Corleone. Quella elezione è stata riconfermata nel 2001, poi nel 2006 e infine lo scorso 13 aprile.
Palermitano, classe 1950, avvocato patrocinante in Cassazione, Schifani compirà 58 anni l’11 maggio, è sposato con la signora Franca, con cui spesso va a vedere le partite allo stadio, è padre di due figli maschi, Schifani è fedelissimo alla squadra di calcio del Palermo ma ancor più a Silvio Berlusconi “Per me è come Cavour”, disse.
Sulla sua passione per Elvis Presley è facile ricamare. I detrattori meno benevoli si interrogano amletici se a conquistare Schifani sia stata la voce e il ritmo, oppure la fulgida e inarrivabile criniera dell’icona canora dell’America pre-68. Chi pensa alla contestazione difficilmente associa quegli eventi alla persona di Schifani. Eppure, una cotta, sia pur breve, l’ha avuta anche lui. Colpa di un professore di filosofia, di formazione marxista, e grande oratore, racconta. Insomma, una “scappatella ideologica”.
Su consiglio di Silvio Berlusconi alla vigilia dell’estate del 2005 Renato Schifani decise di dare un taglio al proverbiale riporto che Corrado Guzzanti rimarcava in diverse gag. “Berlusconi è stato il deus ex forbice ma, battute a parte, da tempo avevo deciso di darci un taglio”, confidò Schifani dicendo che era stancato di quella acconciatura “diventata insopportabile e richiedeva troppa manutenzione”. Sul suo rapporto di amicizia con Berlusconi, che volo’ a Palermo per festeggiare il suo compleanno nel 2005, Schifani si espresse così: “Lo porto nel cuore, ma quando si vuol bene ad una persona si trova anche il coraggio di tirar fuori un’opinione diversa. è capitato, e anche questo è di sicuro un elemento di forza del nostro rapporto”.
Di sicuro c’è che, fra i senatori di Forza Italia, Schifani ha sempre goduto di considerazione e di stima. Puntiglioso sulle questioni regolamentari, è stato implacabile nelle battaglie parlamentari, in particolare sul decreto legge sull’immigrazione, nel novembre scorso. Di modi cortesi, sul ring politico, come ama dire il Cavaliere, si trasforma in un “cane da polpacci”.
A Montecitorio
Per conoscere il nome del nuovo presidente di Montecitorio bisognerà attendere invece mercoledì 30 aprile, visto che probabilmente sarà necessario arrivare al quarto scrutinio, ma in ogni caso anche qui i giochi sono fatti e solo un incidente di percorso al momento impensabile potrebbe impedire l’elezione di Gianfranco Fini, candidato indicato dal centrodestra. Come per il Senato, anche alla Camera la scelta delle opposizioni sarà quella di votare scheda bianca.
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Commenti
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Il 29 Aprile 2008 alle 14:24 pescacciatore ha scritto:
Ho ascoltato il commento di Di Pietro, rilasciato al TG1, in merito all’elezione del senatore Schifani a Presidente del senato.Ha sfoderato una cattiveria e un livore che non ho mai riscontrato in nessun parlamentere da quando seguo la politica e sono ,purtroppo, molti anni.Perchè la sinistra, che è stata travolta nelle ultime elezioni,non si domanda quanto ha contribuito a ciò l’apparentamento con il “grande” ex magistrato?
Il 30 Aprile 2008 alle 8:48 Corrado Buccieri ha scritto:
Confrontando col predecessore,abbiamo
un uomo giusto al posto giusto.
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