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di Eugenio Marzotto
Bicchieri di plastica e magnum di prosecco, pane biscotto e sopressa. Vicenza è del Pd, in casa del Pdl e Lega vince un allievo di Rumor. E non poteva essere altrimenti.
Achille Variati il cinquantenne che per tutta la campagna elettorale ha snobbato i vertici nazionali del suo partito, adesso se la gode, dopo un vero e proprio miracolo destinato a fare scuola, nonostante gli imbarazzi del Loft romano quando Achille diceva: “La base americana non si deve fare”, mentre Romano Prodi e Arturo Parisi firmavano intese e appalti con gli yankee e le cooperative.
Il giorno dopo la sconfitta in casa Pdl ci si lecca le ferite. Il primo a gettare il sasso nello stagno del centrodestra è il governatore Galan: “Se fossimo stati uniti dall’inizio, avremmo vinto noi”. Sì, perchè al secondo turno la candidata del Pdl Lia Sartori avrebbe dovuto fare il pieno di voti, considerando numeri e aritmetica. Partiva da un 39% contro il 33% dell’avversario veltroniano Achille Variati, ma negli ultimi giorni aveva trovato l’accordo al ballottaggio con altre liste di centro destra e Udc. La partita sembrava chiusa e invece accade che al secondo turno Variati vince per 527 voti, guadagnando oltre 6 mila voti in più, contro i 171 della Sartori. La partita finisce 50,48% del Pd contro 49,52 del Pdl.
E adesso si respira aria da resa dei conti. Chi non è andato a votare? Chi ha tradito l’eurodeputata di Forza Italia, dove sono andati i voti della Lega al secondo turno?
Lia Sartori ex socialista, amica di sempre del Governatore Galan, donna di potere capace di tenere in pugno per almeno dieci anni Forza Italia veneta, mantenendo un filo diretto con Berlusconi per tutta questa campagna elettorale, se la prende con l’astensionismo: “Se l’affluenza fosse scesa sotto il 65%, sapevamo di poter perdere le elezioni”. E così è stato. “Cosa farò adesso? Me ne torno a Bruxelles dove ho ancora molto lavoro da svolgere”. E certo la lontananza da Vicenza e una candidatura imposta dai vertici nazionali, non ha agevolato chi voleva far tornare Vicenza tra le province che contano. E il giorno dopo i capi della Lega si mandano sms tra Vicenza e Roma: “Se avessimo candidato Manuela avremmo vinto da subito”. E lei Manuela Dal Lago, da sempre rivale della Sartori, ex liberale, ex presidente della Provincia, ex presidente della società Autostrade, pasionaria della Lega Nord, è stata eletta alla Camera. Amica di Bossi e Renato Pozzetto a 600 chilometri di distanza se la ride tra i vip nazionali in attesa di un incarico di governo.
Chi non ha dormito tutta la notte è stato il vincitore Achlle Variati, cinquant’anni, capo dell’opposizione in Regione. Ha vinto con il 50,48% dei voti, un soffio peraltro mai messo in discussione dopo uno spoglio delle schede al cardiopalma. Ha vinto nella Vicenza, diventata simbolo berlusconiano dopo lo strappo con gli Industriali del 2005, nella Vicenza che ospita il parlamento padano, nella Vicenza dove il Forza-Leghismo viaggia alla media del 50% dei voti. Come ha fatto? Smarcandosi da Roma, da Veltroni e da Prodi. Dicendo no da subito all’ampliamento della base Usa, nononstante per tutto il 2007, Prodi, Rutelli, Parisi, Bersani e Letta in visita nel Veneto ripetessero in coro “non possiamo bocciare un accordo con gli amici americani”. E lui testardo ha voltato le spalle a Veltroni, chiedendo che il loft del Pd stesse lontano dalle vicende beriche, facendo sapere di essere stufo di essere trattato da polentone veneto: “È stata una rimonta straordinaria, in campagna elettorale non ho promesso che strade e marciapiedi e tanta concretezza. Perché è questo che la gente vuole”. Variati però sa bene che la sua avventura è tutta in salita. In Provincia, in Regione e a Roma governano gli altri, i nemici. Ma lui, scuola rumoriana, sa bene come muoversi: “Ho amici ovunque”.
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