
Gianfranco Fini è il nuovo presidente della Camera. Dopo le tre fumate nere di martedì 29, per salire allo scranno più alto di Montecitorio al leader di An bastava la maggioranza assoluta. Appena raggiunto il quorum necessario di 316 voti, dall’Aula si è levato un forte applauso. Alla fine della conta i voti a favore del leader di An sono giunti a 335.
Cravatta rosa, completo grigio chiaro. Così il futuro presidente della Camera, si è presentato a Montecitorio nel giorno della sua elezione. “Sono un po’ emozionato” ha confidato prima dello spoglio “ma credo sia normale. Ma sono anche uno freddo di carattere”, ha aggiunto subito dopo, colorando l’affermazione con un “sono un Capricorno”. Fini, che si è trattenuto a chiacchierare con Roberto Calderoli mentre in Aula è in corso la prima chiama, si è poi lasciato andare ai ricordi e, in particolare, alla prima volta “che varcai il portone” che conduce all’emiciclo. “Era l’83″ racconta “e c’erano Almirante e Berlinguer…”.
Venticinque anni sono passati, da allora: Fini ne aveva 31. E tante cose in politica sono cambiate. Anche grazie a lui. Già perché Fini è l’uomo delle svolte, o degli strappi. Ed è anche il leader che ha portato gli eredi del Movimento sociale al governo, primo ministro degli Esteri post missino, ora primo presidente della Camera di destra, terza carica dello Stato.
Per dirigere Montecitorio, si sa, bisogna avere polso e sangue freddo. La sua immagine pubblica si nutre da anni di queste caratteristiche: serio, certo, ma capace anche di sparigliare.
Ancora oggi, in An, si ironizza sull’outing giamaicano: “Anch’io ho provato uno spinello, è successo in Giamaica insieme ad alcuni amici”, confessò un giorno da Fazio. Non convinse tutti quando aggiunse: “Sono stato rimbecillito per due giorni”. Altre conseguenze, ben più dolorose, le provocò il suo annuncio sul referendum sulla procreazione assistita: rompendo il fronte dell’astensione nel centrodestra, e per di più votando tre “sì” ai quesiti, provocò un terremoto che mise a repentaglio la sua stessa leadership nel partito.
L’uomo degli strappi, informa Wikipedia, nasce a Bologna nel 1952 . Studia all’istituto magistrale, si laurea in Psicologia, diventa giornalista professionista. Intanto fa politica, si trasferisce a Roma, a 25 anni assume la guida dei giovani del Msi, proclamato segretario del Fronte della Gioventù. Vive al fianco di Giorgio Almirante, che lo sceglie presto come suo delfino. Intanto il trentunenne Fini entra in Parlamento, sempre nel ramo di Montecitorio, per non uscirne più: dalla nona alla tredicesima legislatura, poi ancora nella quindicesima, in mezzo l’incarico di vicepresidente del Consiglio nel secondo governo Berlusconi, tra i costituenti alla Convenzione europea, ministro degli Esteri dal novembre 2004.
Vent’anni, tanto è durato il suo regno sul Movimento sociale prima, su Alleanza nazionale dopo. Un solo incidente di percorso, nel gennaio del 1990: Pino Rauti gli strappa la guida del partito, ma l’avvicendamento dura solo un anno e mezzo. Due anni dopo, a pochi giorni dal ballottaggio per il Comune di Roma nel quale è candidato contro Francesco Rutelli, la strada di Fini si incrocia con quella di Silvio Berlusconi. “Se votassi a Roma, sceglierei Fini”, disse il Cavaliere, sancendo quello che per tutti divenne lo ’sdoganamento’. Un percorso che passa per l’esperienza di governo del ‘94, la svolta di Fiuggi nel 1995, i viaggi in Israele, la denuncia degli errori del fascismo, la netta condanna delle leggi razziali. Svolte digerite a volte con fatica dal partito, a volte con addii: da quello di Pino Rauti a quello di Francesco Storace, passando per Alessandra Mussolini.
Svolta è stata anche la caparbia volontà di andare verso la grande famiglia popolare europea, le “roptures” alla Sarkozy per rimodulare in chiave di modernità tutte le parole d’ordine della destra: patria, famiglia, identità , sicurezza, giustizia sociale, lotta al crimine, meritocrazia. E poi le battaglie su temi etici, droga, laicismo, la proposta choc del voto agli immigrati, l’appoggio a sorpresa alla fecondazione assistita. Fino alla nuova strategia politica, con la scelta di sciogliere Alleanza Nazionale nel Popolo delle Libertà (che un congresso ratificherà entro l’anno o al massimo nei primi mesi del 2009) e di archiviare quindi il simbolo, dove ancora arde minuscola la Fiamma in campo bianco azzurro.
Della sua passione per le immersioni, si sa. Come si sa che Fini è reduce dalla recente separazione con Daniela Di Sotto, sposata nel 1988, con la quale nel 1985 ebbe la sua prima figlia, Giuliana. Nel novembre 2007 viene resa pubblica la relazione con Elisabetta Tulliani: a dicembre è nata Carolina.
- Mercoledì 30 Aprile 2008

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Commenti
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Il 30 Aprile 2008 alle 12:21 Corrado Buccieri ha scritto:
Un politico che ha saputo farsi strada.
Ci si può fidare..meglio comunque di
Bertinotti.
Il 30 Aprile 2008 alle 13:03 Camera, Fini presidente: “Onorare i valori del 25 aprile e del 1 maggio” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Alla Camera la prima volta di un uomo di destra: Fini presidente di Montecitorio [...]
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