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Tirato per la giacchetta da tutte le parti, contrariato dalle indiscrezioni dei giornali sugli eccessivi appetiti dei partiti della maggioranza, Silvio Berlusconi chiede a tutti, alleati e giornalisti, un passo indietro per consentirgli di lavorare serenamente alla squadra di governo.
La giornata d’apertura della XVI legislatura non inizia benissimo. Il Cavaliere deve prendere le difese del fido Gianni Letta: “C’è n’è uno solo, facente parte della squadra, che è indispensabile. Voi pensate che si chiami Silvio Berlusconi, invece si chiama Gianni Letta. Tutti gli altri sono fungibili”. Letta, ha assicurato il Cavaliere, sarà sottosegretario a Palazzo Chigi con tutti i poteri. “Non c’è nessuna diminutio, è lui che ha scelto di non fare il vicepresidente del Consiglio perché avrebbe potuto aiutarmi di meno, invece sarà per cinque anni al mio fianco. Letta è un regalo di Dio”. Prosegue la giornata, parlando della composizione dell’esecutivo che verrà. La squadra di Governo non sarà rivista in favore del Carroccio. “Ma siete usciti di testa? Cos’é questa storia di Rosi Mauro? Siete inventori di favole”. E quando un parlamentare azzurro gli si avvicina per ricordargli che Fi tiene molto al dicastero del Welfare, Berlusconi replica secco: “Non ditelo a me, dovete chiederlo ad An”. Ed ecco perchè, quando alcuni minuti dopo i giornalisti tornano alla carica, il Cavaliere perde le staffe: “Ho letto di Rosi Mauro. Altri posti alla Lega? Ma siete fuori? La vittoria di Roma, oltre che ad Alemanno, la dobbiamo a Fi e alle 19 interviste che ho fatto. Che c’entra la Lega?”.
Toni e parole davvero insoliti per Berlusconi. Segno che qualcosa lo ha innervosito. Forse le indiscrezioni sul suo più fidato consigliere: “C’è una sola persona indispensabile a Palazzo: Gianni Letta, che sarà sottosegretario alla presidenza del Consiglio con tutte le deleghe”, ci tiene a precisare infatti il Cavaliere, confermando che non ci saranno vicepremier. Poi, rivolto ai giornalisti, li accusa: “Imparate a fare il vostro lavoro” al posto di “inventare favole”.
Dopo essersi calmato, Berlusconi azzarda una possibile data per il giuramento (fra il 9 e il 10 maggio) e annuncia una colazione di lavoro proprio sul futuro esecutivo, ma senza precisare con chi. Prima di lasciare Montecitorio, però, incontra Roberto Maroni e gli chiede di parlare. Si chiudono in una saletta dove qualche minuto dopo arriva anche Gianfranco Fini. Mezz’ora di colloquio e i tre escono. Berlusconi va a fare una passeggiata. Il malumore sembra un ricordo. Scherza coi cronisti e assicura: “Con gli alleati non ci sono problemi”.
Intanto, però, è Umberto Bossi a parlare. Nonostante l’appello del Cavaliere alla moderazione, il linguaggio è come al solito, colorito. Il primo avviso è per l’opposizione: “Non so cosa vuole la sinistra, noi siamo pronti. I fucili sono sempre caldi. Se vogliono lo scontro, noi abbiamo trecentomila uomini sempre a disposizione. Se vogliono accomodarsi… ma mi auguro che scelgano la via delle riforme”. Ce l’ha con il Pd, però forse anche con qualche alleato. “Siamo qui per il federalismo e per cacciare i clandestini” annuncia “e questa è l’ultima occasione: o si fanno le riforme e scoppia il casino”.
Alleanza Nazionale tace. Ma da via della Scrofa, informalmente, fanno sapere che An non intende lasciare il Welfare, nonostante la vittoria di Gianni Alemanno. E che, anzi, Fini avrebbe già comunicato a Berlusconi il nome di chi dovrà sostituire il neo-sindaco di Roma e in pole position vi sarebbe il suo portavoce, Andrea Ronchi.
Ciò, unito al nervosismo di Berlusconi e ai paletti di Bossi, dimostra come la partita del governo sia tutt’altro che chiusa. Certo, alcune caselle sembrano ormai aggiudicate: Giulio Tremonti all’Economia, Franco Frattini agli Esteri, Calderoli alle Riforme/Attuazione del programma, Bossi al Federalismo, Maroni agli Interni, La Russa alla Difesa, Luca Zaia all’Agricoltura, Altero Matteoli alle Infrastrutture, Mariastella Gelmini all’Istruzione, Sandro Bondi ai Beni Culturali, Raffaele Fitto agli Affari Regionali. Tutte le altre poltrone, però, restano ballerine: Elio Vito, in lizza per la Giustizia, potrebbe ad esempio essere spostato ai Rapporti col Parlamento; ma Claudio Scajola non vorrebbe andare a via Arenula preferendo le Attività produttive e quindi servirebbe un sostituto. Il Welfare potrebbe essere spacchettato, come estrema ratio, in Lavoro e Solidarietà sociale, con quest’ultimo ad An (magari a Giorgia Meloni), ma è solo un’ipotesi. Allo stesso modo, per l’Ambiente circolano i nomi di Stefania Prestigiacomo, ma anche quello di Michela Vittoria Brambilla. Per non parlare dei dicasteri senza portafogli, per i quali i nomi si sprecano.
Insomma, la squadra può “ancora cambiare”; e fra chi conosce bene Berlusconi c’è chi scommette che sarà così fino all’ultimo minuto utile.
- Mercoledì 30 Aprile 2008
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