Archivio di Aprile, 2008

Foligno, non paga l’affitto e il padrone di casa la uccide

[i](Credits: [url=http://www.flickr.com/photos/darkroses/490120916/]Zak di Zakcomics[/url] by Flickr)[/i]

Il ritardo nel pagamento dell’affitto le è probabilmente costato la vita. Concetta Genta, 31enne di origini campane ma da anni residente a Foligno, è stata uccisa la scorsa notte con una coltellata all’interno di un ristorante folignate: con l’accusa di omicidio è stato sottoposto a fermo il proprietario del locale, Giampaolo Properzi, 65 anni. Secondo la polizia, l’omicidio sarebbe legato a una lite per presunti ritardi, da parte della donna, nel pagamento dell’affitto di un appartamento di proprietà di Properzi. L’uomo si dichiara innocente.

La Genta, disoccupata, era stata indagata in passato per reati legati agli stupefacenti e contro il patrimonio. Nell’appartamento la donna viveva da circa un anno. Anche Properzi - molto noto in città, anche per essere un protagonista della Giostra della Quintana - era stato indagato in passato, per rissa e minacce. I due da tempo avevano rapporti difficili. Le liti, gli insulti, i dispetti e le minacce si ripetevano da mesi. Properzi aveva infine chiesto indietro le chiavi della casa e la Genta le aveva restituite.

Ieri pomeriggio l’uomo - sempre secondo la ricostruzione del commissariato folignate, guidato da Bruno Antonini, che sta indagando sull’accaduto insieme alla squadra mobile della questura di Perugia - si era recato nell’appartamento ed aveva tirato fuori e lasciato sul pianerottolo un televisore ed altri oggetti della donna. Quando quest’ultima se ne è accorta si è recata al ristorante, intorno alle 23 di ieri, per chiedere di poter riavere le chiavi per sistemare le sue cose. Ne è nata una accesa discussione, scaturita nell’omicidio.

La donna era in compagnia di un’amica che ha aspettato nell’atrio del locale, ma ha potuto vedere da fuori varie fasi della lite. Secondo la sua testimonianza e i riscontri fino ad ora emersi dalle indagini (nel locale non c’era nessun altro), nel corso della lite l’uomo si è allontanato ed è poi tornato indietro con un coltello in mano. L’amica, da fuori, avrebbe quindi assistito ad una colluttazione, e infine visto la Genta distesa a terra in una pozza di sangue. A dare l’allarme è stato lo stesso Properzi.

La donna è morta poco dopo il suo arrivo in ospedale, per un’emorragia interna provocata da una ferita da taglio sotto il costato sinistro, profonda circa 20 centimetri. Sarà l’autopsia, disposta dal pm Daniela Isaia, a stabile l’esatta causa del decesso. Il coltello utilizzato è lungo 33 centimetri ed ha una lama di 21-22 centimetri. La donna presenta inoltre una ferita da taglio al pollice della mano destra ed una escoriazione al dito indice della stessa mano. Properzi si professa innocente. Ai poliziotti, subito dopo l’accaduto, è apparso quasi stordito, ed ha raccontato che durante la lite si è distratto un attimo e quando è tornato a voltarsi verso la donna l’ha trovata a terra nel sangue, con il coltello accanto a sé.

Matricole e veterani alla Camera. Il primo giorno a Montecitorio

[i]29 aprile 2008[/i] - Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, con Michela Brambilla durante la prima seduta della XVI legislatura, questa mattina alla Camera dei Deputati.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
Si va componendo il puzzle dei capigruppo di Camera e Senato in vista dell’elezione prevista per il 5 maggio, mentre la prima conferenza dei capigruppo e’ convocata per il giorno successivo.
Nella maggioranza il Pdl ha gia’ deciso di designare per la Camera Fabrizio Cicchitto e al Senato Maurizio Gasparri, mentre la Lega optera’ per Roberto Cota alla Camera e Federico Bricolo al Senato. All’opposizione, il Pd, dopo che Walter Veltroni ha avviato le consultazioni a Montecitorio, sembra orientato a riconfermare Anna Finocchiaro alla presidenza del gruppo al Senato e Antonello Soro alla Camera. L’Idv di Antonio di Pietro, che ha deciso la creazione di un gruppo autonomo dal Partito democratico, designera’ Massimo Donadi a guidare la squadra alla Camera e Felice Belisario al Senato. Quanto all’Udc, Pier Ferdinando Casini prenderà le redini del gruppo alla Camera mentre a Palazzo Madama i tre esponenti centristi (Totò Cuffaro, Giampiero D’Alia e Antonio Antinoro) sono al lavoro sulla possibilità di creare un gruppo “per le autonomie” espressione dei territori , non aderendo così al gruppo misto. Il gruppo dovrebbe essere costituito dai due senatori della Svp, Manfred Pinzger ed Helga Thaler Ausserhofer, dai due della Svp-Insieme per le Autonomie, Claudio Molinari e Oskar Peterlini, dal senatore della Vallee d’Aoste, Antonio Fosson, oltre ai tre dell’Udc, Cuffaro, Antonio Antinoro e Giampiero D’Alia. Per arrivare ai dieci componenti necessari per formare il gruppo “che starà all’opposizione”, Cuffaro ha coinvolto anche due senatori a vita, Emilio Colombo, che “ha già detto di sì”, e Giulio Andreotti.
Ma oggi, al debutto della XVI legislatura, è anche giorno di emozioni, battute, fotografie, saluti, abbracci. Un po’ come il primo giorno di scuola. Soprattutto per le matricole. In piazza Montecitorio, già dalla mattina presto, stazionano alcuni neodeputati accompagnati da mogli, mariti, nipoti, figli, amici, fotografi.
In aula, arrivano anche i leader. Silvio Berlusconi, premier in pectore, si siede accanto alla “dama” più giovane del Popolo della Libertà: Barbara Mannucci.  Il segretario del Pd, Walter Veltroni, è invece praticamente dalla parte opposta, nel penultimo spicchio degli scranni, ma sulla sinistra, accanto all’ex ministro per le Pari opportunità Barbara Pollastrini. Massimo D’Alema  prende posto negli ex banchi del Pdci. In effetti, il primo effetto dell’assenza della Sinistra-arcobaleno dalla Camera è lo spostamento dei parlamentari verso l’ala sinistra dell’aula.
Alcuni deputati hanno inaugurato con trovate goliardiche la prima seduta della Camera. In aula i 60 leghisti (con il verde in bella evidenza tra cravatte, foulard da taschino) hanno subito dato sfogo al loro successo: uno di loro, un veneto, ha regalato a Walter Veltroni, leader del Pd, una boccetta di whisky con l’invito a dimenticare le sconfitte subite. Ma non si è solo trattato di scherzose schermaglie tra maggioranza e opposizione. Anche all’interno dello stesso gruppo l’ironia non è mancata: così i Radicali si sono trovati sui loro banchi di deputati alcune piccole medaglie ovali argentate con lo stampo della Madonna. Probabilmente un dono di alcuni teodem ai colleghi “laicisti”, parte dello stesso gruppo parlamentare, quello del Pd.

Malpensa, con la coca nella gamba artificiale. Fermato dal cane della Finanza

Controlli antidroga della Guardia di finanza al nastro bagagli dell'aeroporto di Malpensa

Quattro confezioni di cocaina sudamericana nascosta all’interno di una gamba artificiale. Se non fosse stato per Mac, pastore tedesco del gruppo cinofili della Guardia di Finanza dell’aeroporto di Malpensa, un cittadino italiano sarebbe riuscito ad oltrepassare i controlli senza destare alcun sospetto. L’uomo, un 43enne, al quale era stata amputata una gamba a seguito di un incidente stradale era appena sbarcato dal volo proveniente da Santo Domingo. Stava rientrando da una vacanza nelle isole caraibiche ma con sé oltre a portare tintarella e bagagli, aveva anche quattro panetti di cocaina purissima nascosta all’interno dell’imbottitura della gamba artificiale.

Non appena entrato nella sala arrivi dello scalo milanese, il cane antidroga ha iniziato ad abbaiare puntando con fermezza l’arto. I militari delle fiamme gialle hanno invitato il passeggero a privarsi della protesi per il normale controllo. L’uomo ha cercato in vari modi di distogliere i finanzieri. Tentativi vani anche perché Mac continuava ad abbaiare. La cocaina, circa sette etti, era stata confezionata all’interno di quattro involucri e cuciti all’interno della parte superiore all’altezza della coscia. Valore della sostanza stupefacente è di 20 mila euro.

Un uomo italiano sbarcato a Malpensa da Santo Domingo nascondeva la cocaina nella gamba artificiale. Fermato dalla Guardia di finanza
La protesi con i panetti di droga ritrovati dalle Fiamme gialle

La fantasia criminale dei narcotrafficanti non ha veramente più limiti; La protesi “ripiena” è l’ultimo metodo scoperto dai militari che contrastano il traffico e lo spaccio di droga. Solo pochi mesi fa sempre nell’aeroporto di Malpensa cocaina, hashish ed eroina sono stati ritrovati all’interno di parrucche imbottite, in cornici con doppiofondo, passeggini per bambini e in eleganti confezioni di vino.

Immigrati: 2,4 milioni regolari. Centro-nord sempre più straniero

Musulmani in preghiera a Milano. Oltre un milanese su dieci è di cittadinanza non italiana (la percentuale sulla popolazione totale è del 12,4%).
Italia nelle retrovie in Europa per numero di stranieri in rapporto al totale dei residenti (sono il 5%). Ma c’è una netta differenza tra il Centro-Nord, dove gli immigrati rappresentano il 6,8% della popolazione ed il Sud, dove la quota di stranieri si ferma all’1,6%. è quanto emerge dal primo Rapporto del ministero dell’Interno sull’immigrazione in Italia (curato da Marzio Barbagli) presentato oggi dal ministro Giuliano Amato.
Quindi, rileva il Rapporto, se l’Italia ha oggi un numero di stranieri ancora di gran lunga inferiore a quello del resto d’Europa, il dato del Centro-Nord si colloca vicino, o anche superiore, a quelli di Francia, Svezia, Danimarca, Irlanda e Paesi Bassi. “La crescita solo modesta della presenza straniera al Sud e quella assai più forte al Nord” sottolinea lo studio “potrebbero rendere, in assenza di fattori che ne cambino la direzione, questa forbice ancora più ampia, avvicinando rapidamente le zone centro-settentrionali ai Paesi di più antica immigrazione”. Secondo l’Istat, all’1 gennaio 2007, più dell’88% della popolazione straniera risiede al Centro-Nord, ben un quarto in Lombardia; seguono Veneto, Lazio ed Emilia Romagna.
Tra gli stranieri prevalgono i minori e le persone in età attiva e riproduttiva. L’età media è di 30,4 anni, inferiore a quella dei residenti complessivi (42,3 anni). Quasi un quarto degli stranieri residenti in Italia è minorenne. Inoltre, un cittadino straniero su due ha tra i 18 e i 39 anni, contro il 29,2% della popolazione totale nella stessa classe di età.
Per quanto riguarda le nazionalità, negli ultimi anni c’è stato un calo per marocchini, tunisini e filippini, con aumento di albanesi e cinesi. A partire dalla seconda metà degli anni ‘90 hanno cominciato a guadagnare posizioni anche i romeni che all’1 gennaio 2007 sono una delle comunità più numerose (278.000 permessi), subito dopo quella albanese (280.000). Incrementi straordinari sono stati poi registrati per ucraini (in quattro anni da 12.730 a 120.070) e moldavi (da 6.974 a 55.803): sono soprattutto donne.
Nel 2006 i bambini nati in Italia da genitori stranieri sono stati 57.765 (+11% rispetto all’anno precedente), pari a circa il 10% del totale dei nati in Italia. Il numero dei nati per mille stranieri residenti in Italia è praticamente raddoppiato nel corso di poco più di 10 anni: da 11,6 nati per mille stranieri nel 1993 si è passati a 22 nel 2006. In totale sono presenti circa 398 mila cittadini stranieri residenti nati in Italia; questi rappresentano la seconda generazione di immigrati, che è pari al 13,5% del totale della popolazione straniera residente. Dato che il fenomeno migratorio è relativamente recente, nota il Rapporto, è probabile si tratti, per la quasi totalità, di cittadini minorenni.
I matrimoni misti celebrati nel 2004 sono stati 17.835 e costituiscono il 9% del totale delle unioni registrate in quest’anno, fino a punte del 12% nelle aree centro-settentrionali del Paese. Nel 76% dei casi si tratta di uomini italiani che scelgono una moglie straniera. Nella categoria immigrati irregolari coesistono tipi assai diversi di stranieri: ci sono quelli che entrano legalmente, ma poi rimangono oltre i tempi consentiti; poi ci sono tutti coloro che entrano illegalmente; seguono quelli che entrano per l’azione delle organizzazioni dedite al traffico di esseri umani; infine, parzialmente sovrapposta alla precedente, c’è una forma di immigrazione illegale con scopi direttamente criminali, o per sfuggire a indagini o arresti al Paese di origine. Sono particolarmente elevate le presenze irregolari dall’Europa dell’Est, in particolare Romania e Ucraina.
Sempre il sondaggio svela che nell’ultimo anno è raddoppiato il numero di italiani che guardano con diffidenza agli immigrati: dal 5,9% al 11,3%. Anche se resta molto più ampio il numero delle persone che si dicono disponibili all’accoglienza, il 42%, per più della metà degli italiani (55,3%): “l’immigrazione da paesi islamici pone più problemi delle immigrazioni da altri paesi”. Il 33% dei cittadini contrario alle moschee.

Quota di stranieri sulla popolazione totale dei Paesi europei
Svizzera 20,2%
Austria 9,4%
Germania 8,8%
Belgio 8,8%
Grecia 8,1%
Francia 5,7%
Irlanda 5,6%
Svezia 5,4%
Danimarca 5,4%
Regno Unito 5,2%
Norvegia 5,1%
Italia 5%
Spagna 4,6%
Paesi Bassi 4,3%
Portogallo 2,7%
Finlandia 2,1%

Il VIDEO servizio:

Achille Variati (Pd): il cinquantenne testardo che ha conquistato Vicenza

di Eugenio Marzotto

Bicchieri di plastica e magnum di prosecco, pane biscotto e sopressa. Vicenza è del Pd, in casa del Pdl e Lega vince un allievo di Rumor. E non poteva essere altrimenti.
Achille Variati
il cinquantenne che per tutta la campagna elettorale ha snobbato i vertici nazionali del suo partito, adesso se la gode, dopo un vero e proprio miracolo destinato a fare scuola, nonostante gli imbarazzi del Loft romano quando Achille diceva: “La base americana non si deve fare”, mentre Romano Prodi e Arturo Parisi firmavano intese e appalti con gli yankee e le cooperative.
Il giorno dopo la sconfitta in casa Pdl ci si lecca le ferite. Il primo a gettare il sasso nello stagno del centrodestra è il governatore Galan: “Se fossimo stati uniti dall’inizio, avremmo vinto noi”. Sì, perchè al secondo turno la candidata del Pdl Lia Sartori avrebbe dovuto fare il pieno di voti, considerando numeri e aritmetica. Partiva da un 39% contro il 33% dell’avversario veltroniano Achille Variati, ma negli ultimi giorni aveva trovato l’accordo al ballottaggio con altre liste di centro destra e Udc. La partita sembrava chiusa e invece accade che al secondo turno Variati vince per 527 voti, guadagnando oltre 6 mila voti in più, contro i 171 della Sartori. La partita finisce 50,48% del Pd contro 49,52 del Pdl.
E adesso si respira aria da resa dei conti. Chi non è andato a votare? Chi ha tradito l’eurodeputata di Forza Italia, dove sono andati i voti della Lega al secondo turno?
Lia Sartori ex socialista, amica di sempre del Governatore Galan, donna di potere capace di tenere in pugno per almeno dieci anni Forza Italia veneta, mantenendo un filo diretto con Berlusconi per tutta questa campagna elettorale, se la prende con l’astensionismo: “Se l’affluenza fosse scesa sotto il 65%, sapevamo di poter perdere le elezioni”. E così è stato. “Cosa farò adesso? Me ne torno a Bruxelles dove ho ancora molto lavoro da svolgere”. E certo la lontananza da Vicenza e una candidatura imposta dai vertici nazionali, non ha agevolato chi voleva far tornare Vicenza tra le province che contano. E il giorno dopo i capi della Lega si mandano sms tra Vicenza e Roma: “Se avessimo candidato Manuela avremmo vinto da subito”. E lei Manuela Dal Lago, da sempre rivale della Sartori, ex liberale, ex presidente della Provincia, ex presidente della società Autostrade, pasionaria della Lega Nord, è stata eletta alla Camera. Amica di Bossi e Renato Pozzetto a 600 chilometri di distanza se la ride tra i vip nazionali in attesa di un incarico di governo.
Chi non ha dormito tutta la notte è stato il vincitore Achlle Variati, cinquant’anni, capo dell’opposizione in Regione. Ha vinto con il 50,48% dei voti, un soffio peraltro mai messo in discussione dopo uno spoglio delle schede al cardiopalma. Ha vinto nella Vicenza, diventata simbolo berlusconiano dopo lo strappo con gli Industriali del 2005, nella Vicenza che ospita il parlamento padano, nella Vicenza dove il Forza-Leghismo viaggia alla media del 50% dei voti. Come ha fatto? Smarcandosi da Roma, da Veltroni e da Prodi. Dicendo no da subito all’ampliamento della base Usa, nononstante per tutto il 2007, Prodi, Rutelli, Parisi, Bersani e Letta in visita nel Veneto ripetessero in coro “non possiamo bocciare un accordo con gli amici americani”. E lui testardo ha voltato le spalle a Veltroni, chiedendo che il loft del Pd stesse lontano dalle vicende beriche, facendo sapere di essere stufo di essere trattato da polentone veneto: “È stata una rimonta straordinaria, in campagna elettorale non ho promesso che strade e marciapiedi e tanta concretezza. Perché è questo che la gente vuole”. Variati però sa bene che la sua avventura è tutta in salita. In Provincia, in Regione e a Roma governano gli altri, i nemici. Ma lui, scuola rumoriana, sa bene come muoversi: “Ho amici ovunque”.
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Doppio ko per il Pd. Ma Veltroni guarda avanti

Calderoli: Sospendere Schengen per fermare i clandestini

Per arginare l’immigrazione clandestina il senatore della Lega Nord Roberto Calderoli ritiene necessario incrementare l’utilizzo dei Centri di permanenza temporanea, sospendere il trattato di Schengen, almeno sui confini orientali, e concedere il permesso di soggiorno soltanto a chi ha già un contratto di lavoro. Intervistato dal settimanale “Gente”, che ne ha anticipato una sintesi, Calderoli chiede al prossimo governo di tornare “allo spirito della legge Bossi-Fini, che è stata svuotata dai provvedimenti amministrativi del governo di centrosinistra”. “Per quanto riguarda i neoeuropei, come i rumeni, è stato un errore” ha spiegato Calderoli “permettere la loro libera circolazione. Il trattato di Schengen era nato per Paesi europei che avevano un’omogeneità socioeconomica che i nuovi membri dell’Unione a 25 non hanno. Inevitabilmente, la parte più disagiata di quelle popolazioni si è riversata in Occidente, aumentando la delinquenza. E dovrà esserci più polizia sulle nostre strade, per prevenire e reprimere la delinquenza, e meno negli uffici a passare carte”.

Doppio ko per il Pd. Ma Veltroni, deluso e indebolito, guarda avanti


Rimboccarsi le maniche e andare avanti con determinazione. Indietro il Pd non torna. Eccola, per ora, la direzione che Walter Veltroni vuole dare al partito, dopo il doppio ko del 13-14 aprile (politiche e Campidoglio) che il Pdl ha messo a segno mandando in crisi i nuovi Democrats, il “Vecchio” centrosinistra e incrinando la posizione del suo leader. Momento difficilissimo per l’uomo de “La nuova Stagione” che teme possa aprirsene una lunga e caratterizzata da una resa dei conti all’interno del partito. E da cui potrebbe uscire pesantemente ridimensionato nella sua leadership.
Parlando con i giornalisti in Transatlantico, il segretario del Pd spiega: “Il risultato dei ballottaggi è molto pesante. Però traggo da questo la convinzione che dobbiamo fare altri passi in avanti nella direzione dell’innovazione e del radicamento sociale e non tornare indietro, perché faremmo pagare” al Pd “un prezzo molto alto”. Ma i primi segnali non sono positivi, per Veltroni. Massimo D’Alema ha disertato la riunione tra segretario e parlamentari eletti, Marini “riflette” in silenzio, Fassino si aspetta “risarcimenti” e il prodiani chiamano in causa la liquidazione dell’Ulivo: un errore.

Insomma, il Pd non è più unito come dopo le primarie del 14 ottobre 2007. Le anime (per non dire le correnti) sono molte e non proprio in pace tra loro. E si è visto fino a che punto, nella questione dei capigruppo. Veltroni, spalleggiato dagli ex popolari, è riuscito a confermare Soro e la Finocchiaro. Che ricambia così, parlando coi giornalisti che le chiedevano se ora, dopo il voto di Roma, il segretario del Pd sia in discussione: “La leadership di Veltroni non è in discussione, siamo in discussione tutti a cominciare da me, naturalmente. Tutti i dirigenti del Pd sono chiamati a una profondissima riflessione”.

Non tutti però la pensano in questo modo e vorrebbero un segno di discontinuità e rinnovamento. Intanto l’ex sindaco capitolino si rifugia nell’analisi politica della disfatta. “In queste ore” spiega Veltroni in Transatlantico “sto pensando a che cosa può rispondere a questa ispirazione di innovazione per dare un segnale forte di prosecuzione nella sfida del cambiamento che è l’unica via perché il riformismo italiano possa uscire da una condizione di minoranza e ritrovare il consenso. La destra” sottolinea “ha dimostrato che pur perdendo più volte le elezioni si può combattere e tornare a vincere”.

Questa, sottolinea il leader del Pd, “è l’unica via per uscire da una condizione di minoranza” in cui si trova il centrosinistra. Bisogna “ritrovare consenso e energia per riprendere il cammino con la stessa determinazione che ha avuto la destra, che ha perso diverse elezioni ma ha combattuto e poi ha vinto”. Soprattutto, spiega Veltroni, “dobbiamo saper capire meglio la società italiana”, e l’esempio è sempre quello, la sicurezza, tema che il Pd ha iniziato ad impostare in campagna elettorale ma, riconosce Veltroni, non è bastato. Ma “la direzione è questa: proseguire il cammino con determinazione, perché la cosa peggiore che possiamo fare è dire ai 12 milioni di cittadini che ci hanno votato che il progetto del Pd non va avanti”. Al contrario, “va avanti, deve andare avanti con la stessa forza e più radicamento sociale”.

Non si sente traballare, quindi, il segretario del loft? “Francamente no, anzi il contrario”. Al momento dunque, la resa dei conti appare rinviata, e non perché non ci siano critiche alla gestione del partito, ma perché si temono ripercussioni sulla tenuta del partito. Di certo ci sarà una gestione più corale del Pd, e anche l’eventualità di un’anticipazione del congresso non viene esclusa. “L’unica cosa su cui siamo tutti d’accordo è che bisogna avviare una discussione nel partito”, riferisce Walter Veltroni al termine del vertice. Su come fare questa discussione, le idee in campo sono più di una, fa sapere il segretario: “Ci siamo presi una pausa di riflessione e nei prossimo giorni decideremo”. Una discussione ampia magari attraverso un congresso anticipato? chiedono i cronisti a Veltroni: “Da Statuto, il congresso va fatto entro il 2009 ma può esserci anche un’altra scadenza”. Rilancia il segretario e, stando ad alcune ricostruzioni, gioca d’anticipo: sarebbe stato proprio lui a voler anticipare il congresso del Pd, al 14 ottobre del 2008, la stessa data delle primarie che lo elessero segretario dei democratici. Ma, fatta eccezione per Enrico Letta e Arturo Parisi, tutti i big del partito, da Massimo D’Alema a Franco Marini, si sarebbero detti contrari ad avviare in questo momento il percorso congressuale. La riunione, tenuta nella sala Aldo Moro, durata quasi tre ore, si sarebbe svolta, secondo alcuni partecipanti, in un clima teso con il gruppo dirigente del partito chiamato ad una riflessione ”non consolatoria” dopo la sconfitta alle politiche, aggravata dal perdita a Roma. E dopo che nei giorni scorsi si era ventilata, nelle ricostruzioni giornalistiche, l’ipotesi di un congresso anticipato come modo per ridimensionare la leadership di Veltroni e del gruppo dirigente a lui piu’ vicino, oggi il segretario del Pd avrebbe colto in contropiede lo stato maggiore del partito, proponendo di convocare il congresso per ottobre.

Ma la reazione è stata perplessa e da più parti si è fatto presente che un percorso così accelerato era un modo per fare un plebiscito sul segretario e non per una discussione veramente approfondita. E così, alla fine, preso atto che non c’era intesa, si è deciso di verificare altre modalità di discussione e, per ora, di accelerare nelle prossime settimane lo svolgimento sia del coordinamento nazionale, l’organismo che riunisce 150 tra parlamentari e amministratori, sia dell’assemblea del Pd.

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Dopo la dura sconfitta alle politiche e in Campidoglio, chi deve, secondo voi, guidare il Pd?

A Palazzo Madama eletto Schifani: “E ora riforme condivise”

Il neo presidente del Senato della Repubblica, Renato Schifani, durante il suo intervento questa mattina a Palazzo Madama | Ansa
Come previsto e annunciato, Renato Schifani è il nuovo presidente del Senato.

Succede a Franco Marini. L’assemblea di Palazzo Madama è scrosciata in un lungo applauso non appena sono stati raggiunti i 162 voti necessari per l’elezione, che rappresentano la maggioranza dell’assemblea. Schifani è stato eletto con 178 voti, cioè 4 in più di quelli di cui dispone la maggioranza di Pdl, Lega e Mpa che a Palazzo Madama può contare su 174 senatori. Sono state 117 le schede bianche (il Pd, lo sapeva, ha deciso di non contrapporre un suo candidato di bandiera, ma di votare scheda bianca, stessa scelta di Udc e Italia dei valori).

XVI Legislatura al via
Si è aperta così ufficialmente la XVI legislatura, con le sedute inaugurali del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati. A presiedere la seduta di Palazzo Madama è Giulio Andreotti, dopo che la senatrice a vita Rita Levi Montalcini ha rinunciato al diritto di presidenza provvisoria in quanto parlamentare più anziano. Ma l’avvio dei lavori è stato burrascoso: l’esponente radicale Emma Bonino, eletta nelle liste del Pd, a sorpresa ha preso la parola subito dopo l’intervento di Giulio Andreotti, per annunciare la propria candidatura alla presidenza. Ma Andreotti ha respinto la proposta precisando che “non si possono presentare candidature né si può chiedere la parola per dichiarazioni di voto” ad apertura di seduta.
“Mi impegno a svolgere il mio ruolo come garante delle regole. Essere garante sarà la missione” ha detto Schifani nel suo primo discorso da presidente (otto minuti, interrotti 15 volte dagli applausi). Ha poi parlato della necessità di “preservare il dialogo” tra i Poli, indispensabile per la “riscrittura delle regole” considerata una priorità della nuova legislatura. Schifani ha poi insistito sulla “reciproca legittimazione”, quella che “permette di operare per il bene più importante: la crescita del nostro Paese e la salvaguardia dei valori costituzionali”.
Chi è Schifani
Ama la pesca subacquea, come il suo prossimo omologo alla Camera. E, come Gianfranco Fini, uscito dalla lunga stagione post-fascista a metà degli anni ‘90, anche il nuovo presidente del Senato Renato Schifani è letteralmente riemerso da un’altra stagione politica, quella della Dc, per ritrovarsi, nel 1995, in Forza Italia. L’anno dopo, senza colpo ferire, Schifani è stato proiettato sulla scena nazionale, eletto al Senato nel collegio di Altofonte-Corleone. Quella elezione è stata riconfermata nel 2001, poi nel 2006 e infine lo scorso 13 aprile.
Palermitano, classe 1950, avvocato patrocinante in Cassazione, Schifani compirà 58 anni l’11 maggio, è sposato con la signora Franca, con cui spesso va a vedere le partite allo stadio, è padre di due figli maschi, Schifani è fedelissimo alla squadra di calcio del Palermo ma ancor più a Silvio Berlusconi “Per me è come Cavour”, disse.
Sulla sua passione per Elvis Presley è facile ricamare. I detrattori meno benevoli si interrogano amletici se a conquistare Schifani sia stata la voce e il ritmo, oppure la fulgida e inarrivabile criniera dell’icona canora dell’America pre-68. Chi pensa alla contestazione difficilmente associa quegli eventi alla persona di Schifani. Eppure, una cotta, sia pur breve, l’ha avuta anche lui. Colpa di un professore di filosofia, di formazione marxista, e grande oratore, racconta. Insomma, una “scappatella ideologica”.
Su consiglio di Silvio Berlusconi alla vigilia dell’estate del 2005 Renato Schifani decise di dare un taglio al proverbiale riporto che Corrado Guzzanti rimarcava in diverse gag. “Berlusconi è stato il deus ex forbice ma, battute a parte, da tempo avevo deciso di darci un taglio”, confidò Schifani dicendo che era stancato di quella acconciatura “diventata insopportabile e richiedeva troppa manutenzione”. Sul suo rapporto di amicizia con Berlusconi, che volo’ a Palermo per festeggiare il suo compleanno nel 2005, Schifani si espresse così: “Lo porto nel cuore, ma quando si vuol bene ad una persona si trova anche il coraggio di tirar fuori un’opinione diversa. è capitato, e anche questo è di sicuro un elemento di forza del nostro rapporto”.
Di sicuro c’è che, fra i senatori di Forza Italia, Schifani ha sempre goduto di considerazione e di stima. Puntiglioso sulle questioni regolamentari, è stato implacabile nelle battaglie parlamentari, in particolare sul decreto legge sull’immigrazione, nel novembre scorso. Di modi cortesi, sul ring politico, come ama dire il Cavaliere, si trasforma in un “cane da polpacci”.

A Montecitorio
Per conoscere il nome del nuovo presidente di Montecitorio bisognerà attendere invece mercoledì 30 aprile, visto che probabilmente sarà necessario arrivare al quarto scrutinio, ma in ogni caso anche qui i giochi sono fatti e solo un incidente di percorso al momento impensabile potrebbe impedire l’elezione di Gianfranco Fini, candidato indicato dal centrodestra. Come per il Senato, anche alla Camera la scelta delle opposizioni sarà quella di votare scheda bianca.

Il VIDEO servizio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
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