Treviso, una poliziotta si spara durante una partita di calcio

La polizia al campo nomadi dietro la stazione ferroviaria Tor Di Quinto dove risiedeva il rumeno arrestato con l'accusa di aver ucciso Giovanna Reggiani | Ansa
Si è sparata un colpo di pistola fuori dallo stadio Tenni, durante la partita Treviso-Grosseto: ora una poliziotta della Questura di 42 anni lotta tra la vita e la morte nell’ospedale della città veneta. È in coma, e i sanitari sottolineano che le sue condizioni sono critiche. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il proiettile è entrato da una mandibola e fuoriuscito dalla parte alta del cranio. Una collega della donna ha tentato di impedirle il gesto, ma è a sua volta rimasta ferita in modo non grave: vista la poliziotta con l’arma in mano, avrebbe cercato disperatamente di correrle incontro, gridandole di fermarsi. Ma è riuscita solo a sfiorarla, probabilmente deviando la traiettoria del colpo, prima di cadere a terra.
Non vi sono invece ancora ipotesi sulle cause del gesto dell’agente, di origine bellunese e residente a Treviso da alcuni anni. Era in servizio come ‘poliziotto di quartiere’, ma non aveva mai manifestato problemi legati al suo lavoro. La partita di calcio è stata sospesa: l’arbitro aveva fermato l’incontro al ventesimo minuto del primo tempo con il Grosseto in vantaggio per 1-0.

“Sono molto addolorato, ho il morale sotto i tacchi, stiamo cercando tutti di capire come possa essere successo” spiega il questore di Treviso Filippo Lapi, sottolineando che è “inutile tirare conclusioni affrettate”. Lapi afferma che la donna, in servizio come poliziotta di quartiere, non aveva mai manifestato problemi in ordine al suo lavoro. “Nelle carte non c’è nulla” prosegue il questore “e quindi dovremo approfondire la situazione”. Non era del resto questa la prima volta che la donna svolgeva servizio di ordine pubblico all’esterno dello stadio.

Commenti

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Il 4 Maggio 2008 alle 17:38 marcobiondo ha scritto:

TARANTO, SALE IN CIMA ALLA CHIESA
«VOGLIO RIVEDERE I MIEI FIGLI»

Un pensionato dell’Ilva di Taranto, Sergio Nardelli, di 54 anni, è salito stamani in cima alla Concattedrale di Taranto, rimanendovi per circa un’ora e lanciando volantini per richiamare l’attenzione sulla sua difficile situazione familiare. L’uomo, che in passato è stato scagionato dall’accusa di pedofilia dopo essere stato in carcere per due mesi, protesta contro un provvedimento dei magistrati che da circa cinque anni non gli consente di vedere la figlia tredicenne e il figlio di 22 anni per più di dieci ore la settimana. Una folla di curiosi si è radunata per circa un’ora sotto la chiesa. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, la polizia e personale del 118. Nardelli in passato è stato anche processato ed assolto dai reati di maltrattamenti e percosse nei confronti della moglie, dalla quale si è separato nel 2002. L’uomo ha chiesto ai magistrati l’affido condiviso dei figli e di tornare in possesso della sua casa; da cinque anni vive in un ripostiglio di sette metri quadrati con un letto ed una scrivania. Nella sua battaglia, Nardelli è supportato da un’associazione per la tutela dei diritti dei figli nella separazione, denominata ‘Figli liberì. Il 12 settembre 2007 l’uomo si era incatenato dinanzi alla sede del Tribunale dei minori di Taranto, e il 30 gennaio scorso aveva ripetuto il gesto per quattro giorni all’ingresso del Palazzo di giustizia.

http://www.leggonline.it/artic.....hp?id=8116

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