Aggressione di Verona, lo scontro diventa politico

Il segretario del Pd Walter Veltroni parla di una “brutale aggressione di tipo neofascista che non può e non deve essere sottovalutata”; il sindaco di Verona Flavio Tosi puntualizza che la sua città non è, “fascista, né è neofascista la stragrande maggioranza dei veronesi”. La polemica politica, e nella società civile, sull’aggressione a Nicola Tommasoli da parte di giovani estremisti di destra ripropone il delicato problema della sicurezza ma, stavolta, senza prendere di mira i temi dell’immigrazione.
Ad essere messa sotto la lente d’ingrandimento, in questo caso, non è la gestione degli extracomunitari, non è la politica degli ingressi nel nostro paese, non è il comportamento di alcuni stranieri, ma sono degli “atti di bullismo” di giovani connazionali che hanno massacrato di botte un coetaneo “reo” di aver negato loro una sigaretta.
Tant’è che il Vescovo della città scaligera, monsignor Giuseppe Zenti, concentra il suo ragionamento sulla “superficialità e la banalizzazione della vita in certi giovani”. Da qui la domanda se “una sigaretta” valga più dell’ esistenza di un essere umano. Monsignor Zenti è convinto che Verona non abbia una vocazione alla violenza. Ma esorta gli educatori a sedersi attorno ad un tavolo per spiegare ai ragazzi che “la vita vale più di ogni altra cosa”.
Lo stesso sindaco prende di mira la debolezza del sistema giudiziario, non per colpa dei singoli magistrati, rimarcando come ci potrebbe essere un ruolo educativo semplicemente punendo il bullismo giovanile, in certi casi anche con pochi giorni di carcere.
Contro la matrice neofascista dell’aggressione a Tommasoli puntano il dito anche il ministro (uscente) Paolo Ferrero e il consigliere veneto del Pdci, Nicola Atalmi. Il responsabile del dicastero della solidarietà sociale si spinge oltre nell’analisi chiedendo alle forze politiche e gli amministratori del nordest,”che hanno lanciato campagne securitarie e discriminatorie nei confronti degli immigrati e dei diversi, di ragionare sugli effetti della loro propaganda e della loro azione”. Quindi l’appello: “Prima che sia troppo tardi sarebbe bene che le destre populiste aprissero una riflessione sui frutti della loro propaganda”.

Commenti

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Il 5 Maggio 2008 alle 21:34 vincenzo.m. ha scritto:

ESTREMISMI.
Suvvia ora che siamo assolutamente convinti che le ideologie sono finite, ora che le trombe di tutti gli schieramenti di maggioranza e minoranza ci hanno convinto che le ideologie erano “becere” e fuori da ogni tempo, che sono morte, proprio ora si discute se dei ragazzi appartengano o no a schieramenti che per ammissione ufficiale sono scomparsi. Suvvia, vogliamo senza orma di dubbio credere a ciò che ci è stato propinato a gran voce.
Le ideologie sono morte.
Ora si legge: “Superficialità e la banalizzazione della vita in certi giovani”.
Certo ma i giovani non sono il prodotto di loro stessi, si dovrebbero allargare, comprendere e suddividere le responsabilità poiché non sono solo i genitori concorrono alla formazione dei figli. Alla formazione vi concorrono le istituzioni, i partiti con le loro ideologie, gli esempi che ricevono dalla lettura degli articoli dei quotidiani, un po’ di aderenza alla realtà dovrebbe far trasparire che se uno “rubacchia” è un furbo, il denaro è l’unico obiettivo della vita.
Vi concorrono anche alla formazione ed ai risultati che da essa ne scaturiscono anche coloro che dell’etica ne fanno una professione. Non è un pochino anche il loro fallimento?.
Io non ho la risposta ma alcuni dicono…..forse si era occupati altrove, lontano, in quei Paesi…

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