La nuova squadra di governo: Berlusconi stringe, An punta piedi su welfare

[i]19 Novembre 2007[/i] - Conferenza stampa di Silvio Berlusconi per presentare la sua nuova formazione politica.<br /> [i](©Photo by Massimo Di Vita)[/i]
E dopo la conquista, con margine amplissimo, della fiducia degli italiani il 13 aprile, dopo la vittoria di Gianni Alemanno sul “modello romano” di Walter Veltroni e Francesco Rutelli del 27, inizia la settimana decisiva per la formazione del nuovo governo. Silvio Berlusconi ha trascorso a Milano l’ennesima giornata di lavoro alle prese con una laboriosa definizione della lista dei ministri. E la ferma presa di posizione di Alleanza Nazionale sull’incarico alla guida del Welfare: dicastero che anche oggi il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha rivendicato con forza per il suo partito.
Il Cavaliere va avanti con cautela, non commenta la partita in corso per la definizione dell’Esecutivo. E, alle insistenze dei cronisti che lo intercettano allo Stadio di San Siro al termine del derby Milan-Inter, risponde con una battuta: “Non mischiamo il sacro con il profano”, replica sorridendo, dopo aver risposto ad un fuoco di fila di domande sulla vittoria dei rossoneri. Entro mercoledì il premier in pectore potrebbe ricevere l’incarico dal Capo dello Stato e, al più tardi, sabato 10 maggio, dovrebbe giurare insieme ai suoi ministri nel Salone delle Feste del Quirinale. Anche se sulla composizione della squadra, rimane ancora qualche incognita: se non tutto, molto ruota intorno alla figura del titolare del ministero del Welfare: ormai, dopo aver sancito l’accordo con la Lega Nord, si tratta di una partita tutta interna al Pdl, tra Forza Italia e Via della Scrofa.
Un nodo ancora aperto che potrebbe portare, nel caso dovesse proseguire la situazione di stallo, ad uno spacchettamento che interesserebbe il Lavoro, la solidarietà sociale e la salute. Per il ministero di Via Arenula (quello della Giustizia) restano alte le quotazioni di Angelino Alfano (coordinatore di Forza Italia per la Sicilia) e quelle di Elio Vito, mentre perdono terreno quelle di Marcello Pera: il nome dell’ex presidente del Senato, però, non è definitivamente uscito di scena. Scendono decisamente quelle di Claudio Scajola, interessato più a ricoprire il ruolo di ministro delle Attività produttive (ribattezzato da Prodi dello Sviluppo economico): seppure circondato da viceministri “pesanti”.
La questione verrà risolta nelle riunioni previste nelle prossime ore anche a Palazzo Grazioli, quando Berlusconi tornerà a Roma. Lunedì 5, in agenda, sono previste le assemblee dei gruppi parlamentari del Pdl alla Camera e al Senato e non si esclude che il Cavaliere possa essere presente per un saluto, e magari diffondere in quella occasione qualche dettaglio sulle sue decisioni.
Quello che però al momento è certo è che An non molla, anzi punta i piedi, nonostante si parli con insistenza, in ambienti parlamentari azzurri, di un incarico affidato a Maurizio Sacconi. Il neo sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a Domenica In, è esplicito: il partito di Gianfranco Fini “non è disponibile a rinunciare al Welfare” perché, aggiunge il nuovo inquilino del Campidoglio, “abbiamo bisogno di un Governo equilibrato con una presenza di uomini di An”. E sempre Alemanno candida l’ex sottosegretario agli interni Alfredo Mantovano: “Di lui” spiega “ho una grande stima, è una ottima persona”. Intervento che però mette in imbarazzo Alleanza Nazionale: da tempo infatti il partito indica pubblicamente che è Andrea Ronchi il suo candidato.
Passa qualche ora e arriva la precisazione: “Non ho avanzato alcuna candidatura al Welfare. Non sta a me” sottolinea Alemanno “entrare nel totoministri. È compito del presidente Berlusconi definire la squadra di governo da presentare al Capo dello Stato. Per quanto riguarda il Welfare, la candidatura espressa da Alleanza Nazionale è quella del portavoce Andrea Ronchi”.

Non ha nulla a che fare con la composizione del governo, invece, il duro attacco del Ministro degli Esteri uscente, Massimo D’Alema, al Pdl: “La destra” afferma nel corso di Mezz’ora su Rai tre “ha un’idea padronale delle istituzioni, è la sua cultura. Questo istinto c’è, spero che siano in grado di dominarlo. Anche perché c’è bisogno di alcune grandi riforme”.
Immediata la replica piccata del capogruppo Pdl in pectore a Montecitorio, Fabrizio Cicchitto: “Alla luce di ciò che ha fatto il centrosinistra nel 2006, per ciò che riguarda le varie cariche dello stato, di tutto D’Alema può parlare tranne che di un centrodestra che “ha un’idea padronale delle istituzioni”. Per quanto riguarda la politica estera” conclude Cicchitto “ci sarà tempo e modo di sviluppare un serio e serrato dibattito sul tema”.

Commenti

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Il 5 Maggio 2008 alle 13:37 margherita110 ha scritto:

Perchè non si pensa alle competenze e all’esperienza, invece di anteporre anche in questa tornata le pretese di partito? Non sarebbe un segnale - questo sì - di novità e responsabilità per gli interessi del paese?
Sui temi del lavoro credo che Sacconi sia indiscutibilmente la persona più adatta. Coraggio!

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