Governo Berlusconi: senza tecnici, molti gli esordienti e i fedelissimi

Silvio Berlusconi lascia lo studio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Quirinale dopo aver accettato l'incarico di formare un nuovo governo e aver già presentato la lista dei ministri | Ansa
È stato definito “governo del premier” per la rapidità con la quale Silvio Berlusconi lo ha formato, accettando subito e senza riserva l’incarico da Giorgio Napolitano, e soprattutto per gli uomini di sua stretta fiducia designati nell’esecutivo. Lo stesso capo dello Stato ha contribuito a questa immagine decisionista del Cavaliere, riconoscendogli, in quanto leader della coalizione vittoriosa, il diritto-dovere di governare “in base alla legge elettorale” e di scegliersi i ministri (in “limpida collaborazione col Quirinale”) ancora prima delle consultazioni.
Tutto vero fin qui. La squadra è davvero berlusconiana se si guarda a nomi come Maria Stella Gelmini (Istruzione), Maurizio Sacconi (Welfare), Stefania Prestigiacomo (Ambiente) e soprattutto Angelino Alfano (Giustizia). Oltre ai candidati della prima ora Giulio Tremonti (Economia), Franco Frattini (Esteri) ed anche Claudio Scajola (Sviluppo economico). Tra i ministri senza portafoglio non mancano Mara Carfagna alle Pari opportunità, Elio Vito ai Rapporti col Parlamento, Raffaele Fitto (Affari regionali), Sandro Bondi (Beni culturali), tutti esponenti che riferiscono direttamente al premier-capo di Forza Italia. E a proposito di donne nel governo, tema sempre d’attualità, si è molto ironizzato su Mara Carfagna per il suo piglio glamour: in realtà da anni fa vita di partito. Ancor di più la Gelmini, da tempo tostissima coordinatrice di Forza Italia in Lombardia, responsabilità non da poco, dove ha mediato tra i potentati azzurri locali. Il suo obiettivo è di recuperare e rilanciare la riforma Moratti ma anche di rappresentare la regione più strategica per Berlusconi.
Il nome chiave è però quello di Angelino Alfano, anche lui uomo di partito in senso stretto, ma della Sicilia. Regione dove se l’è vista con pezzi da novanta come Gianfranco Micciché, Totò Cuffaro, Renato Schifani, Raffaele Lombardo. Alfano è giovane ma ha portato a termine la missione: tenere in piedi Forza Italia in una regione di frontiera ma determinante. Questo gli ha valso l’assoluta fiducia di Berlusconi che alla Giustizia voleva un ministro più di sostanza che di immagine, come avrebbe potuto essere Marcello Pera. E stavolta non perché ci siano da fare leggi ad personam, ma perché il Cavaliere vuole realizzare la riforma dell’ordinamento giudiziario con la separazione delle carriere, sa di avere di fronte una lobby potentissima, insomma desidera affrontare la questione direttamente.
Ma il governo del presidente in senso stretto finisce qui. Berlusconi ha affrontato, e spesso subito, le pressioni e lamentele degli alleati, soprattutto della Lega: nulla di strano. Ma - ecco la novità - stavolta se l’è dovuta vedere anche con la realtà di Forza Italia che nel frattempo è divenuto un partito vero, con i suoi potentati nazionali e regionali, ed i potenti che prima di sciogliersi definitivamente nel Pdl con An desiderano piantare alcuni paletti. Nonché stabilire un equilibrio con Umberto Bossi.
Si deve a quest’ultima esigenza l’ingresso nel governo di due veneti come Maurizio Sacconi, la cui esperienza al Welfare non è discussa neppure dall’opposizione, e la sorpresa di Renato Brunetta alla Pubblica amministrazione e Innovazione: il posto che Berlusconi aveva da settimane previsto pubblicamente per il tecnico ex Ibm Lucio Stanca, con un ruolo strategico che avrebbe addirittura portato miliardi di euro di risparmi alle casse dello Stato. Alla fine ha prevalso appunto l’esigenza di avere due veneti vicini al Cavaliere, visto che la Lega proprio in Veneto ha fatto il pieno.
Le logiche di partito hanno tenuto Michela Vittoria Brambilla alla larga dal Welfare, con un veto esplicito di Tremonti. Rientrerà già oggi come vice alla Sanità, in attesa che il ministero venga “spacchettato” e reso autonomo, con un disegno di legge che dovrebbe diventare operativo ad autunno. Ma soprattutto è intorno a palazzo Grazioli, residenza romana di Berlusconi, che si è consumato il “sacrificio” di Paolo Bonaiuti, storico portavoce del Cavaliere le cui ambizioni ministeriali si sono scontrate con la necessità di trovare un posto a Sandro Bondi, sostituito al coordinamento azzurro dal potente Denis Verdini.
Ma soprattutto è da tenere d’occhio l’ascesa di Scajola. Il ministero è di primo livello, il suo potere nel partito sta aumentando, e a differenza di Tremonti ha una propria base di consenso. Ovviamente suscita amicizie e rivalità.
Guardando agli alleati, la Lega porta a casa quattro poltrone di sostanza: Roberto Maroni all’Interno, Luca Zaia all’Agricoltura, Roberto Calderoli alla Semplificazione e la poltrona delle Riforme per Umberto Bossi. Quanto ad An, Gianfranco Fini desiderava un fedelissimo nel governo, il portavoce Andrea Ronchi, perché la presidenza della Camera lo tiene defilato dalla mischia politica, e ciò mentre cresce ovviamente il ruolo di Gianni Alemanno. Tutte mosse, anche queste, in vista della nascita vera del Pdl.
Insomma, un governo sì del presidente, ma non solo suo. Un governo molto politico, infatti i tecnici indipendenti mancano del tutto. Forse proprio per questo il centrodestra stavolta litigherà meno e governerà di più.

Guarda la GALLERY e partecipa al FORUM

Il VIDEO servizio:

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 8 Maggio 2008 alle 12:41 cuorenero ha scritto:

E Fini ha svenduto An per ottenere solo quattro ministri e la sua carica istituzionale??? sicuramente è andata meglio la Lega. La POLI BORTONE aveva diritto ad ottenere un ministero. è una delle poche donne ad avere elevatissime capacità….peccato.

Il 8 Maggio 2008 alle 13:40 vincenzod ha scritto:

Finiamola così ” cuorenero ” vuoi il cuore Rosso? Visto come hanno lasciato il Paese? Vedi ora è partito unico ciò non lo è la LEGA!Gasparri non è stato eletto capogruppo PDL? Ora i fatti: Pensioni e salari per arrivare fine mese e circolante, munnezza ( non solo in Campania), Infrastrutture, Sicurezza e costo del danaro eliminare canone TV, bollo auto, ici Giustizia e altri balzelli inutili che per recuperarli costa molto di più! Vincenzo Alias Il Contadino enzoaliasilcontadino@alice.it Matera

Il 8 Maggio 2008 alle 14:14 pacato ha scritto:

… concordo con vincenzod … la Lega poteva giocare al rialzo … che la Lega è partito a sè … An si è presentata nel Popolo della Libertà come partito unico, e come tale ha vinto le Elezioni … e Fini si è preso l’impegno di costruire con Berlusconi questo soggetto unico … Non poteva Fini riproporre le vecchie logiche della spartizione di potere tra uomini appartenenti a due diversi partiti … Sarebbe stato offrire un’immagine poco edificante di sè dopo quello che si era detto in campagna elettorale sull’unità del Popolo della Libertà …

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!