Lorandi: accusato dell’omicidio del figlio, condannato per quello della moglie

Bruno Lorandi, condannato all'ergastolo per l'omicidio della moglie Clara Bugna dalla corte d'assise di Brescia |foto Ansa

Una condanna all’ergastolo per omicidio. Che è qualcosa di più: se il movente ipotizzato dai pm verrà recepito nelle motivazioni della sentenza, gli omicidi diventano due. Vent’anni dopo essere stato assolto dall’accusa di aver ucciso il figlio, ieri Bruno Lorandi è stato riconosciuto colpevole dalla corte d’assise di Brescia della morte della moglie Clara Bugna, di 53 anni. Ma la decisione dei giudici, che ha accolto per intero le richieste del pubblico ministero, suona come una doppia condanna, perché i due delitti sono indissolubilmente legati.

Cristian Lorandi, 10 anni, viene ucciso sul Monte Maddalena il 28 aprile 1986. Fu trovato strangolato con un fil di ferro. Il padre del bambino, marmista di Nuvolera che oggi ha 59 anni, venne accusato dell’omicidio e di aver depistato le indagini, ma è stato assolto per insufficienza di prove in tutti e tre i gradi di giudizio. Negli ultimi vent’anni marito e moglie hanno continuato a convivere, all’ombra del dolore per la perdita del figlio. Ma Clara Bugna, che diceva di credere nell’innocenza di Lorandi, portava un altro peso: non si era rassegnata e voleva trovare la verità sulla morte di suo figlio.

È la tesi del pm Antonio Chiappani. Clara era diventata il primo e più implacabile giudice del marito. Un giudice sempre presente, che vedeva ogni giorno, il cui sguardo era impossibile evitare. Così per vent’anni. Parlava sempre di Cristian, teneva le sue foto appese alle pareti, aveva conservato intatta la sua cameretta. E aveva dichiarato ad alcuni giornali di voler far riaprire le indagini alla luce delle nuove tecniche investigative. Secondo l’accusa, Lorandi a un certo punto non ha più retto e ha eliminato la persona che poteva portare alla luce il suo segreto. Ha ucciso la moglie nello stesso modo di Cristian, strozzandola con una cinghia, e ha poi inscenato l’intrusione di un estraneo, depistando le indagini ancora una volta.

La mattina del 10 febbraio 2007, l’ultimo giorno di lavoro di Bruno Lorandi prima della pensione, Clara Bugna è stata trovata morta nel salotto di casa. All’inizio si parlò di suicidio, ma due settimane dopo il marito venne arrestato con l’accusa di omicidio volontario premeditato. Accusa diventata condanna ieri, dopo un processo tutto indiziario, cioè costruito su una serie di indizi (anche gravi) ma senza una vera prova. “È stato un processo a senso unico, ora cercheremo di far valere le nostre ragioni in appello”, ha dichiarato il difensore Alberto Scapaticci.

Mentre Lorandi ha detto ai giudici: “Quella mattina a Clara ho dato l’ultimo bacio quando era ancora a letto. Credo nella giustizia, che venga la verità almeno per mia moglie, perché io per 43 anni non sono mai stato un giorno senza vederla e adesso è un anno e mezzo che non la vedo, e otto mesi che sono chiuso in cella e vorrei almeno sapere perché”.

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