Tensioni nel Pd: governo ombra o l’ombra di un governo che non c’è?

Walter Veltroni, sindaco di Roma, e neo segretario del Pd. I consensi alle primarie del 14 ottobre, attraverso le tre liste, sono stati 2.666.750 (75,81%).
Giura il governo Berlusconi. Prende forma, e già vacilla, il governo-ombra del Pd.
E i perché sono tanti. Vuoi per l’aumento delle tensioni nella coalizione tra Democratici e Idv, con Di Pietro che accusa Veltroni di voler fare tutto da solo (stessa polemica portata avanti dal fronte Radicale). Vuoi per la proliferazione delle correnti interne al Pd, ben organizzate e agguerrite.

Con ordine. Le parole dell’ex ministro Di Pietro danno ben poco spazio all’interpretazione: “Si faccia opposizione concreta o del governo ombra non resterà che l’ombra” dice il leader dell’Idv, che si definisce “sconcertato e amareggiato” per la decisione di Walter Veltroni di “andare avanti da solo” nella formazione dello shadow cabinet visto che non ha coinvolto nessun esponente dell’Italia dei valori ‘governo-ombra’. “Per noi Veltroni è e resta il leader della coalizione alleata - spiega Di Pietro - ma ci dispiace che ogni giorno lui prenda decisioni da solo senza consultarci, come se noi non ci fossimo (pur avendo 43 parlamentari), ben sapendo che lui da solo non va da nessuna parte visto che non raggiunge neanche il 50%”. “L’Idv” sottolinea più volte l’ex pm “non è a caccia di poltrone, ma vuole condividere ruoli di responsabilità. Non capisco perché quando sono gli altri che aspirano a qualche incarico si dica che ‘vogliono contribuire fattivamente alla crescita di qualcosa’, mentre se siamo noi ad esprimere un desiderio di questo tipo, ci accusano di ‘volere solo delle poltrone’…”. In coclusione? “Ci auguriamo” è l’appello che il leader dell’Idv rivolge al segretario del Pd “che Veltroni superi il suo buonismo di facciata e si decida a fare un’opposizione davvero concreta altrimenti del governo ombra non resterà che l’ombra…”.

Lo sfogo di Di Pietro arriva dopo che ieri, in concomitanza con l’incarico a Berlusconi, sono cominciati a circolare i nomi dei componenti del governo ombra a cui Veltroni vuole affidare un’opposizione concreta. Si parla di Bersani all’Economia e Letta alle Attività produttive. Poi Pietro Ichino al Lavoro, Salvatore Vassallo, Giorgio Tonini all’Istruzione, Marco Minniti o De Sena all’Interno, Merloni ai Beni culturali, Realacci all’Ambiente, Enrico Morando alle Infrastrutture, per il Welfare-Sanità Maria Pia Garavaglia e la radicale Maria Antonietta Farina Coscioni per famiglia-Pari opportunità. A lei - che però ha già fatto sapere di non aver ancora ricevuto alcuna proposta - il delicato compito di formulare proposte alternative di governo sia sulle politiche familiari che sui diritti civili. Veltroni avrebbe invece incassato il no di Lanzillotta, Parisi e D’Alema.

E proprio tra il segretario e l’ex ministro degli Esteri la tensione, in queste ultime ore, si è maggiormente alzata. Il tema? Un classico: le correnti. Massimo D’Alema sta organizzando la sua all’ombra della Fondazione Italiani-Europei, già riunita l’altro giorno in un albergo del centro, una cinquantina dei deputati tra cui Letta e Bersani (altri due punti di riferimento per altrettante fondazioni socio-politiche). L’ufficializzazione è arrivata proprio dal vicepremier uscente che, parlando al Tg3, ha ribaltato il concetto: “Le correnti? Non le ho create io, il Pd è un partito fatto di molte componenti, ed è una cosa visibile nella vita del partito, a cominciare da come si distribuiscono gli incarichi parlamentari…”. Parole che, se possibile, hanno ulteriormente irritato il segretario del Pd che, racconta ci ha parlato, già ieri non aveva accolto affatto bene la notizia della riunione dalemiana.

Eppure, guardando al calendario, l’analisi di D’Alema è ineccepibile: il 15 di questo mese prenderà forma Liberal, capofila Enzo Bianco che dovrebbe contare su 20-30 deputati che, si precisa, “sono totalmente dalla parte di Veltroni”.
Il segretario, nella guerra nemmeno troppo fredda con il fronte dalemiano, sta inoltre tentando di rinsaldare il rapporto con ex popolari che, ognuno con i propri petali, vogliono il prima possibile Franco Marini alla presidenza del partito (la poltrona lasciata libera, non senza qualche sorpresa, da Romano Prodi) e non gradiscono affatto la linea dalemian-bersaniana sulle alleanze. Non solo, gli ex Ppi assicurano di non volere ritrovarsi a vivere “la stessa saga (la rivalità tra Veltroni e D’Alema, ndr) che accompagna i diessini da ormai 15 anni”. Non a caso Fioroni ha fatto sapere oggi che i popolari si troveranno di nuovo ad Assisi a settembre, bissando l’appuntamento dello scorso anno.Poi ci sono i Radicali che, ottenuto per statuto il riconoscimento di corrente, dopo l’Assemblea dei Mille dello scorso fine settimana vorrebbero aprire in cantiere a sinistra aperto a socialisti, verdi e sinistra radicale.

Insomma, una maionese che rischia presto, e pericolosamente, di impazzire.

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