Il fuoco come violento strumento di protesta, simbolo dell’intolleranza senza appello. Il cielo di Napoli ha spesso visto salire il fumo dai roghi appiccati dalla gente esasperata. A Pianura, all’inizio di gennaio, la rivolta aveva dato alle fiamme cassonetti e cumuli di spazzatura, per dire no alla riapertura della discarica.
A Ponticelli, dopo che sabato una ragazza rom è stata accusata di voler rubare una bambina italiana (è stata arrestata e il fermo è stato convalidato), da tre giorni bruciano i campi rom.
Ma chi appicca il fuoco è solo un cittadino che vuole cacciare i nomadi da “casa propria” oppure è il braccio della camorra? Ieri, dopo l’assalto al campo tra via Argine e via Malibran da parte di una quarantina di persone, soprattutto donne, armate di spranghe, l’assessore alle Politiche sociali Giulio Riccio l’ha detto chiaramente: “Questo grave episodio di intolleranza ha forti connessioni con la criminalità organizzata”.
Gli incendi sono continuati in altri campi, alcuni appiccati con le molotov. La prefettura ha disposto il trasferimento dei nomadi, scortati dalla polizia, in altre zone della provincia. Vengono tutti dal quartiere Ponticelli, dove, tra cavalcavia ed edifici abbandonati, le baracche erano raggruppate in sei insediamenti. Quelli non trasferiti sono scappati per la paura. Eppure, prima che esplodesse la guerriglia, a Ponticelli la pax della Camorra aveva inglobato anche gli zingari. Per ogni baracca pagavano 50 euro al mese ai boss locali, con il permesso di chiedere l’elemosina e compiere furti in appartamento e l’impegno di rimanere lontani dalle piazze dello spaccio.
Ma dopo il tentato furto della bambina italiana l’equilibrio si è rotto e, come a Pianura con la discarica, i clan si sono messi a capo della caccia al rom. Sfruttando l’esasperazione della gente e mettendo in campo i propri soldati: ragazzini in motorino che lanciano molotov. “La polizia non ci protegge dai delinquenti venuti dall’Est e noi ripuliamo il nostro quartiere da soli”, è il ritornello che si sente per le strade. I clan qui sono radicatissimi, controllano tutto e dirigono i blitz incendiari. La gente applaude e rincara la dose con insulti e sputi ai pochi nomadi rimasti sotto i cavalcavia della Napoli-Salerno.
Il VIDEO servizio:
- Giovedì 15 Maggio 2008

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