Rom, piccolo popolo temuto: 160.000 in Italia, 70 mila sono italiani

Nomadi in un campo Rom
Lo dice un sondaggio di Ipr Marketing per Repubblica.it: gli italiani non li vogliono. I Rom fanno paura. Su mille intervistati, la maggioranza ammette che i nomadi costituiscono un problema, molto più degli extracomunitari. Ma quanti sono i rom presenti in Italia?
Secondo gli ultimi dati e le ultime stime dell’Opera Nomadi, sono 160.000 tra rom, sinti e camminanti. Di questi, 70.000 hanno cittadinanza italiana e 90.000 provengono dai Balcani (in costante aumento quelli dalla Romania, che si aggirano sui 60.000). E l’Italia è tra i Paesi europei con la più bassa percentuale di rom/sinti (0,3%: al 14/mo posto nella lista Ue). Questa minoranza, rileva l’associazione, è caratterizzata da una bassa speranza di vita (l’età media è di 40-50 anni) e dalla presenza di un’alta percentuale di minori (il 60% di questa popolazione ha meno di 18 anni).
In totale, i rom presenti in Romania sono circa 2 milioni e mezzo, da cui è in atto un esodo verso altri Paesi, tra cui l’Italia, dopo l’ingresso di Bucarest nell’Unione Europea. Le più grandi comunità degli oltre 60.000 che vivono in Italia sono stanziate a Roma, Milano, Napoli, Bologna, Bari, Catania, Cosenza e Genova. Solo il 3% dei minori va regolarmente a scuola. Negli ultimi anni c’è stata una crescita disordinata di questa popolazione, con una geografia in continuo movimento dei campi abusivi nelle periferie urbane, lungo binari, sotto ponti, vicino a letti di fiumi. Insediamenti che in alcuni casi vengono sgomberati dalle autorità, in altri sono abbandonati. A Milano e provincia è stimata una presenza di 20.000 rom: recentemente sono state sgomberate baraccopoli alla Bovisa e ad Opera, altri sgomberi seguiranno. A Roma sono 25 i campi, di cui solo 6-7 autorizzati. Per quelli abusivi è stato previsto lo sgombero, come per il Casilino 900, il più antico della Capitale. Decine e decine i campi abusivi anche nel Napoletano. A Torino sono quattro i campi autorizzati: vi abitano circa 600 persone. Una ventina, invece, gli insediamenti spontanei, con una popolazione valutabile in 6-700 persone.
Ma ci sono anche rom italiani. E la gran parte vive in case popolari o in abitazioni proprie fin dagli anni ‘70, ad eccezione dei sinti giostrai (gli ultimi seminomadi, insieme ai camminanti siciliani ed ai rom Kalderasha) del Centro-Nord. Alcune amministrazioni comunali (Torino, Brescia, Genova, Venezia, Pisa) hanno avviato una politica di case popolari per i rom.
Il gruppo più tradizionalista è quello dei rom abruzzesi e molisani che conserva intatto l’uso della lingua. Il loro mestiere tradizionale è l’allevamento e il commercio di equini, molto diffusa la chiromanzia. Rom napoletani sono invece fortemente mimetizzati nel capoluogo, vivono in comunità nella cintura urbana ed in tutte le altre province campane. Vivono soprattutto di piccolo commercio ambulante. Stanziati da secoli nel basso salernitano in diversi centri i rom cilentani, di cui una grossa comunità (800 persone) si trova ad Eboli. Anche i rom lucani erano dediti in passato all’allevamento di cavalli, vivono in tutta la regione e sono tra le comunità più integrate nell’economia del Sud. Numerosi in tutta la regione, ma soprattutto nel Salento i rom pugliesi. Producono piccoli attrezzi in metallo, gestiscono macellerie equine, fanno i braccianti agricoli. I rom calabresi sono tra i rom più poveri d’Italia. Quasi tutti occupati nella rottamazione, presentano livelli di devianza.

Guarda la GALLERY: Rom in fuga da Napoli

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Il 29 Luglio 2008 alle 11:14 Il Consiglio Ue censura l’Italia: “Raid violenti contro i nomadi” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Era venuto in Italia il 19 e 20 giugno scorsi per discutere della nuova politica italiana in materia di immigrazione e della situazione dei nomadi. E in occasione di quella visita Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha steso la sua relazione. Dura. Nei toni e nei concetti: “Le misure attuate in Italia non tengono conto dei diritti umani e dei principi umanitari e potrebbero fomentare altri episodi xenofobi”. Nel rapporto, reso noto oggi e composto da una ventina di pagine, Hammamberg osserva che “il ripetuto ricorso a misure legislative d’emergenza” per affrontare i problemi legati all’immigrazione sembra indicare “una incapacità di affrontare un fenomeno non nuovo” che dovrebbe quindi essere gestito attraverso leggi ordinarie e altre misure. Hammarberg guarda anche con “forte preoccupazione” ai provvedimenti che nel pacchetto sicurezza sembrano essere mirati in particolar modo ai Rom e per la volontà espressa dal governo di estendere a tutto il territorio italiano lo stato di emergenza già in vigore in tre regioni. Hammarberg sottolinea come “la decisione di rendere la presenza illegale in Italia una aggravante nel caso in cui la persona commetta un reato, potrebbe sollevare serie questioni di proporzionalità e di discriminazione”. Anche le espulsioni di cittadini Ue condotte sulla base di motivazioni di pubblica sicurezza potrebbero sollevare, secondo il commissario, “seri dubbi di compatibilità con la Convenzione dei diritti umani”, su cui si basano le sentenze della Corte di Strasburgo. Il commissario si è detto anche “estremamente preoccupato” per tutti gli atti di violenza avvenuti in Italia ai danni di campi nomadi “senza che vi fosse una effettiva protezione da parte delle forze dell’ordine che a loro volta” accusa Hammarberg “hanno condotto raid violenti contro gli insediamenti” di questi gruppi. Nonostante gli sforzi delle autorità, secondo il commissario, “sono stati fatti pochi progressi nell’effettiva protezione dei diritti umani dei Rom e dei Sinti“. Hammarberg ricorda che le autorità hanno il dovere di investigare efficacemente su questi fatti e che lo Stato deve garantire la sicurezza di Rom e Sinti. “L’approvazione, diretta o indiretta, di questi atti da parte di certe forze politiche, singoli politici e da parte di alcuni organi di informazione è particolarmente preoccupante” afferma il commissario nel suo rapporto. [...]

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