E ora il pm Marcello Musso commenta così: “Valuterò se aprire un fascicolo per fuga di notizie”. La fuga riguarda le intercettazioni, all’interno di un’indagine del Ros dei Carabinieri da lui stesso coordinata, nell’ambito delle quali sarebbero emersi contatti telefonici di diversi giocatori, tecnici e dipendenti dell’Inter con un pregiudicato, Domenico Brescia, sarto di Rovello Porro (Como) con precedenti penali. Vanno chiarite subito due cose: nessun tesserato dell’Inter è sotto inchiesta e finora non sono stati trovati illeciti sportivi.
Il tutto nasce da una serie di intercettazioni telefoniche: per sei mesi i Ros hanno controllato le utenze di Domenico Brescia e per oltre 1500 volte dall’altra parte dell’apparecchio c’erano esponenti dell’Inter. Dalle conversazioni intercettate, come scrivono alcuni quotidiani, emergono i nomi dell’allenatore dell’Inter, Roberto Mancini, del suo vice Sinisa Mihajlovic, di Marco Materazzi ma anche di un dipendente nerazzurro, Rocco Di Stasi, dell’ex calciatore Alessandro Altobelli, del direttore del centro coordinamento dei tifosi dell’Inter, Fausto Sala, e dell’allenatore in seconda e assistente tecnico, Fausto Salsano.
“Il mio assistito”, afferma l’avvocato Marisa Guassardo “è amico da trent’anni di giocatori dell’Inter, frequenta abitualmente, se non quotidianamente, la Pinetina, veste diversi giocatori e l’allenatore Roberto Mancini ma non ha mai avuto rapporti illeciti con alcuno di essi”. “Attualmente” spiega ancora il legale, a proposito delle conversazioni intercettate tra il suo assistito e alcuni esponenti dell’Inter “non ci risulta alcuna indagine su Brescia e per noi è una sorpresa leggere quello che è stato pubblicato”. Brescia sta scontando un regime di semilibertà il cui termine è previsto tra un mese.
A confermare i rapporti (solo di natura commerciale) con Brescia è Fausto Sala, responsabile del Centro Coordinamento Inter Club: “Domenico Brescia era il sarto delle emergenze, visto che il suo negozio di Rovello Porro è molto vicino alla Pinetina e quindi ci rivolgevamo a lui per qualsiasi problema riguardante le divise dei giocatori”.
A smentire alcun rapporto con il sarto di Como è è l’amministratore delegato dell’Inter, Ernesto Paolillo: “Non sapevamo nulla di tutta questa vicenda, non conosciamo i fatti riportati dai giornali e non abbiamo alcun commento da fare. Posso solo precisare che Domenico Brescia non ha avuto mai alcun rapporto di lavoro con l’Inter e quindi non è mai stato un dipendente nerazzurro”. Con tutta la squadra e il presidente Moratti in silenzio stampa in vista della volata scudetto, l’unico a intervenire sulla notizia dell’inchiesta che ha portato all’intercettazione di alcune telefonate di tecnico e giocatori nerazzurri è quindi l’ad nerazzurro: “Brescia aveva forse contatti con i giocatori ma non ha mai avuto nulla a che fare con la società Inter che non gli ha mai affidato alcun lavoro”, ha aggiunto Paolillo.
Ma c’è anche chi difende Domenico Brescia: “È una brava persona, un tifoso conosciuto da tutti all’Inter, perché siamo andati in tanti a farci fare i vestiti da lui”: dichiara Alessandro “Spillo” Altobelli, bandiera dell’Inter negli anni ‘80. Molte delle telefonate intercettate riguardano colloqui tra il campione del mondo del 1982 e il boss mafioso. “Lo conosco dal 1977, cioè da quando sono arrivato all’Inter” spiega Altobelli “così come lo conoscono tutti quelli che sono passati dall’Inter in questi trent’anni. Poi nel 1990 ho lasciato l’Inter e non l’ho più rivisto per un po’ e siamo tornati in contatto quando mio figlio ha iniziato a giocare nelle giovanili nerazzurre. Quindi tutti nella mia famiglia lo conoscono e conosco bene il suo negozio dove ho comprato molti abiti e, anzi, devo giusto andare presto da lui per ritirarne altri che ho appena comprato”. Altobelli precisa quindi che da Brescia ha comprato solo vestiti e null’altro: “Mi hanno dato fastidio le allusioni su droga e altro. Non mi sono mai immischiato di certe cose e queste allusioni mi fanno male. Non sono preoccupato, comunque, di certo non mi aspettavo una cosa del genere e mi danno fastidio le foto o le cose che ho letto sul mio rapporto con Brescia”.
E lui, Domenico Brescia? Si è fatto sentire, con una dichiarazione all’Ansa : “Mi dispiace che, per i miei precedenti penali che risalgono a fatti dell’89 e del ‘92, e che non riguardano condanne nè per associazione mafiosa nè per droga, siano stati coinvolti dei calciatori professionisti seri con i quali ho sempre e solo avuto rapporti di lavoro e di amicizia da più di 30 anni. Mi spiace che questa vicenda venga strumentalizzata in un momento così delicato per loro”.
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