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Festa Inter, delusione Roma. L’ultima giornata della Serie A 2007/08 ha decretato i giudizi definitivi. Si è deciso tutto nell’ultima mezz’ora di campionato: a vincere è stata la sponda nerazzurra di Milano, a perdere Roma e, come dice il presidente Moratti, “Tutti gli altri”. Ecco chi sono stati i protagonisti della stagione interista, conclusasi con la conquista del 16/mo scudetto.
Il protagonista assoluto
Con quella faccia un po’ così, gli si perdona quasi tutto quello che dice. Con quei piedi, invece, può fare proprio tutto quello che vuole. Per Massimo Moratti, è “senza dubbio l’uomo simbolo dello scudetto”, e la definizione non fa una piega. Con lui è una grande Inter, senza è semplicemente un’altra squadra. Molto più debole.
E così, dopo quasi due mesi di assenza, Zlatan Ibrahimovic da Malmoe, mezzo slavo e mezzo svedese, è tornato in tempo per far vincere alla sua squadra lo scudetto. E per lui si tratta del quinto consecutivo, contando quello conquistato con l’Ajax nel 2004 e anche i due revocati alla Juventus. Raggiungendo con la doppietta odierna quota 17 reti in campionato, il suo record da quando è in Italia. “Voi scrivete, io gioco, dedico lo scudetto al Corriere dello sport“, dice dopo avere vinto lo scudetto. È stata per lui un’annata difficile per colpa del tendine rotuleo del ginocchio sinistro. Si è sempre fatto capire bene nel suo italiano sintetico ma efficace, mentre in campo il suo piede n.47 ha fatto male a tante squadre. Sarà il sangue un po’ zingaro, sarà l’infanzia trascorsa in un quartiere difficile, sarà la cintura nera di taekwondo, di certo Ibrahimovic non ha il carattere di un giocatore qualsiasi e non si è mai nascosto dietro alle frasi fatte del calcio.
Senza provare mai nemmeno a farlo. Dopo qualche brutta prestazione e l’arrabbiatura successiva alla sostituzione contro il Palermo, ha capito di non poter essere utile alla squadra e ha chiesto e ottenuto di andarsene in Svezia dal suo medico di fiducia per tornare in una forma decente. Detto fatto, dopo l’ultima partita contro la Lazio del 29 marzo, se n’è andato a casa sua per recuperare quella vena realizzativa che, nel primo mese della stagione, sembrava devastante, con nove gol in cinque partite tra campionato e coppa. È tornato pensando di assistere alla festa scudetto, ma poi i suoi compagni hanno avuto bisogno di lui. Allora ecco super-Ibra tornare in campo e mettere subito paura agli avversari. Due tiri fuori, due tiri dentro, e storia finita. Con la solita esultanza a braccia larghe in attesa dell’abbraccio dei suoi compagni. Che questa volta è stato decisamente più forte del solito.
Mancini da record: tecnico tre volte campione
Ha litigato e polemizzato, ha mollato e ripreso ma, alla fine, ha vinto anche quest’anno. Perché la sua Inter è stata in testa praticamente dall’inizio alla fine. E così Roberto Mancini ha avuto ragione ancora una volta di tutti i critici e ha confermato di saper far bene l’allenatore, esattamente come sapeva giocare bene al calcio. A modo suo, sempre, perché il carattere si è solo in parte ammorbidito e perché resta comunque un personaggio originale nel mondo del pallone. Basta fare il conto delle palesi litigate viste nei pressi della sua panchina per capire che il suo compito è stato tutt’altro che facile.
Una rosa ampia fatta di campioni può dare grandi vittorie ma anche grandi problemi, soprattutto se bisogna gestire uomini come Figo e Vieira, Ibrahimovic e Adriano, gente di classe e di carattere. Come Mancini, peraltro. Ma mentre i suoi predecessori sono stati spesso travolti dallo spogliatoio nerazzurro, lui ne è venuto a capo, forse perché ha lo stesso carattere e le stesse reazioni dei suoi giocatori. L’anno scorso aveva vinto in carrozza, uccidendo il campionato senza mollare un colpo dall’inizio alla fine. Quest’anno ha sofferto molto di più arrivando allo scudetto solo all’ultima giornata, perché ha avuto l’infermeria costantemente piena di giocatori e alcuni li ha persi definitivamente già a dicembre.
Ma quando mezzo centrocampo è finito ko, non ha avuto problemi a far giocare il giovane Pelé; e quando Ibrahimovic ha ceduto al dolore al ginocchio, ha avuto il coraggio di mettere in campo un esordiente di 17 anni come Balotelli, e di far sedere in panchina Crespo e Suazo, non proprio gli ultimi arrivati. Prima ha dovuto gestire un caso complicato come quello di Adriano, trovando assieme alla società una soluzione che accontentasse tutti. Poi si è smarcato a modo suo dalle accuse di favoritismi arbitrali, chiudendosi per 10 giorni in silenzio stampa.

Ha saputo risollevare la squadra da un mese difficile tra fine febbraio e fine marzo, quando aveva perso sette punti di vantaggio sulla Roma, e ha saputo ricompattarla nella partita decisiva, dopo che tutti gli strascichi polemici e le incertezze lasciate dalla sconfitta nel derby e dal pareggio contro il Siena ma anche dalla vicenda poco calcistica delle intercettazioni. E’ stato, quindi, più difficile, anche perché quest’anno si partiva tutti alla pari, senza penalizzazioni e senza assenti illustri come la Juventus. Il risultato è stato lo stesso, in Italia e, purtroppo per lui, anche in Europa.
La sconfitta con il Liverpool e alcune incomprensioni interne lo avevano convinto che fosse il caso di lasciare al termine del suo quarto anno sulla panchina nerazzurra. Il nome di Mourinho sempre accostato all’Inter, un tasso di litigiosità eccessivo con alcuni giocatori unito all’incomunicabilità totale con lo staff medico sono state delle costanti della stagione. Ma poi ha cambiato idea, ha deciso di restare e di riprovare a vincere tutto. Se, e così pare, anche Moratti non avrà cambiato idea, l’anno prossimo toccherà ancora al tecnico di Jesi (Ancona) guidare i nerazzurri. Perché dominare è bello, ma vincere tra mille difficoltà dà ancora più soddisfazione: “È per gli interisti, è solo per gli interisti”, urla in mezzo al caos successivo al fischio dell’arbitro Rocchi, mentre faticosamente cerca di raggiungere gli spogliatoi. Poi si ricuce la bocca, perché è fatto così e, anche nel giorno della festa, non dimentica le critiche ricevute da tutte le parti sulla sua stagione comunque ancora vincente in Italia. C’è ancora una partita da giocare e un trofeo da vincere a Roma contro la rivale di questi ultimi mesi, poi il suo futuro sarà più chiaro.
Il presidente
“È stato fantastico perché ha resistito a tutte le balle che si dicono in giro”, dice di lui il presidente Massimo Moratti. Felice con la sua maglia bianca celebrativa del 16/o scudetto. Ma “credo di sì, cominciamo a festeggiare” è poi la sua risposta un po’ ambigua a chi gli chiede se si ripartirà con Mancini la prossima stagione. Più sicuro Gabriele Oriali: “Resterà al 101%, ve lo posso assicurare”. Ci sarà tempo e modo per riparlarne, ora è il momento di festeggiare uno “scudetto speciale vinto soli contro tutti” perché anche Moratti non dimentica in fretta un anno come al solito vissuto pericolosamente dalla sua squadra sotto il consueto mare di critiche che accompagna ogni passo falso dell’Inter. “Siamo felicissimi” aggiunge Moratti. “I ragazzi hanno stravinto un campionato difficilissimo, malgrado tutta l’Italia non interista abbia tifato contro. Questo ci rende ancora più fieri e orgogliosi. La squadra meritava questa vittoria, è stata veramente formidabile”. “Sofferto e meritato” è invece la definizione di Marco Tronchetti Provera, anche lui in tribuna d’onore al Tardini per seguire la sua Inter.

E “sofferto” è l’aggettivo più usato anche dai giocatori, che ricordano “le gufate e le critiche avverse: siamo i più forti di tutti - spiega Dejan Stankovic - e non a caso siamo in testa alla classifica da due anni”.
La classifica del Campionato di Serie A 07/08:
Inter 85 > Campione d’Italia
Roma 82 (in Champions League)
Juventus 72 (preliminari di Champions League)
Fiorentina 66 (preliminari di Champions League)
Milan 64 (Coppa Uefa)
Sampdoria 60 (Coppa Uefa)
Udinese 57 (Coppa Uefa)
Napoli 50
Atalanta 48
Genoa 48
Palermo 47
Lazio 46
Siena 44
Cagliari 42
Torino 40
Reggina 40
Catania 37
Empoli 36 (retrocessione in B)
Parma 34 (retrocessione in B)
Livorno 30 (retrocessione in B)
Il VIDEO servizio: Ibra gol
Il VIDEO servizio: la festa e gli sfottò
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Le magie di Ibrahimovic:
Gli scontri a Parma:
Inter Campione:
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