L’Unità a Soru. Il controllo va a una fondazione

Renato Soru

Da tempo si rincorrevano le voci, ora è ufficiale: Renato Soru ha posto la sua firma all’accordo preliminare d’acquisto de l’Unità. Sarà una fondazione promossa dallo stesso governatore della Sardegna (e fondatore di Tiscali) a rilevare e gestire la testata. A sancire l’intesa è un comunicato che spiega come i soci di Ad, la società che controlla il quotidiano, rappresentati da Marialina Marcucci, abbiano concordato con Renato Soru “l’impegno preliminare a cedere il controllo della società Ad a una Fondazione in corso di costituzione che avrà la responsabilità della gestione editoriale dell’Unità”. L’accordo sarà esecutivo nella prima settimana di giugno e prevede “il rilancio della testata fondata da Antonio Gramsci”.
“L’operazione” si legge nella nota “costituisce la prosecuzione della tradizione del giornale quale quotidiano politico dei partiti che, nel tempo, si sono riconosciuti nei valori di solidarietà sociale e di impegno che ne hanno caratterizzato la sua storia e il suo presente”.
Dopo la firma del contratto, il Comitato di redazione dell’Unità ha espresso soddisfazione: “In tutti questi mesi” dice Ninni Andriolo del Crd “ci siamo battuti perché i nuovi assetti dell’Unità fossero coerenti con la sua storia e il suo radicamento e garantissero prospettive di sviluppo certo al giornale. La soluzione che si è determinata risponde a queste richieste e ci soddisfa appieno”. “Verificheremo in concreto” assicurano al Cdr “i piani e le intenzioni della proprietà a partire dal comitato dei garanti e dalla Carta dei valori che abbiamo chiesto in questi mesi”. La rappresentanza sindacale ricorda “l’impegno della redazione, un esempio di dignità professionale e di legame con la testata”. Infine il ringraziamento ai vertici del Partito democratico i quali “si sono impegnati a fondo per un rilancio concreto e serio per il giornale”. Un grazie sentito infine anche a “tutti coloro che ci hanno aiutato a superare una fase estremamente difficile, a partire dalla Federazione nazionale della stampa e dai sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil”.
Sull’accordo è intervenuto anche il leader del Pd, Walter Veltroni (che del giornale è stato anche direttore, dal ‘92 al ‘96): “Si chiude così una lunga fase di incertezza finanziaria per il giornale segnata anche da momenti difficili e segnali allarmanti, spesso sottolineati dalla redazione e dalle organizzazioni sindacali dei giornalisti. Ora la compagine societaria è più forte e potrà sostenere una fase di rilancio del quotidiano che, per la sua storia e per il suo presente, è tanta parte delle battaglie civili e sociali per cambiare il nostro Paese”.

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Il 26 Novembre 2008 alle 18:23 Pd e il pasticcio in salsa sarda: Soru lascia. Veltroni: “Resta al lavoro” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Lascia il suo incarico (ma non la politica) Renato Suru, presidente della Regione Sardegna: si è dimesso perché, come ha spiegato lui stesso, non si governa “se manca la fiducia della maggioranza”. La decisione è stata annunciata dopo che il Consiglio aveva bocciato a scrutinio palese (con 55 voti contrari e 21 a favore) un emendamento voluto dallo stesso Soru alla nuova legge urbanistica. Secondo la normativa statutaria, le dimissioni avranno efficacia dopo trenta giorni. Se non saranno ritirate l’assemblea sarà sciolta e le elezioni si svolgeranno entro i successivi sessanta giorni. “Per me era importante” ha detto il governatore “riflettere in maniera serena e pacata sul modo migliore di proseguire i lavori oggi e in questa legislatura. È evidente che si è mostrato un dissenso forte, in parte sul merito sul governo del territorio, ma ancora di più mi sembra che ci sia stata una mancanza della fiducia necessaria tra un presidente della Regione e la sua maggioranza”. Ha poi aggiunto il fondatore di Tiscali: “Ho riflettuto, so di essere stato eletto direttamente, con la fiducia dei cittadini, ma non si può governare senza la fiducia della maggioranza in Consiglio regionale, ancora di più perché subito dopo avremmo dovuto discutere la legge finanziaria che non si può affrontare nel clima, appunto, di una fiducia interrotta oggi”. All’annuncio delle dimissioni, dai banchi del centrodestra si è levato un applauso. Attggiamento che a Soru non è andato giù: “Aspettate a gioire, non finisce qui. Questo non sarà l’ultimo giorno della mia esperienza politica”, ha sottolineato Soru, nell’intervento nel quale ha annunciato le sue dimissioni. “Voglio mantenere salda la mia chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per me. Pur nella consapevolezza del momento difficile nel mondo, in Italia e in Sardegna, credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi”. Le dimissioni di Soru sono l’atto finale (per ora) del difficile rapporto fra il governatore dal carattere “spigoloso” e decisionista e la sua maggioranza, costellato di scontri, rotture, forzature e diktat. Nella maggioranza e soprattutto in parte del Pd (diviso e in contuo scontro nell’isola, fra le sue “anime”: quella che pulsa intorno al neo editore de L’Unità e quella del segretario regionale del Pd, il senatore Antonello Cabras, che proprio dopo aver battuto Soru alle primarie è stato comunque messo in minoranza) spesso sono state contestate (e mal digerite) molte scelte del presidente sia sul fronte della legge “salvacoste” che della “famigerata” tassa sul lusso cassata dalla Corte costituzionale. Attacchi a cui Soru ha sempre replicato colpo su colpo. L’ultimo scontro sull’urbanistica e i piani paesistici ha fatto emergegere contraddizioni e “mal di pancia” politico-amministrativi che lo steso Soru ha ritenuto insanabili. Adesso ci sono 30 giorni di tempo per capire se le dimissioni verranno formalizzate o se si troveranno nuove basi d’intesa fra governatore e Pd. Altrimenti lo sbocco saranno le elezioni anticipate a meno di sei mesi dalla scadenza naturale (primavera 2009) della legislatura. Infatti in base alla legge statutaria le dimissioni avranno infatti efficiacia dopo trenta giorni. Se non saranno ritirate l’assemblea sarà sciolta e le elezioni si svolgeranno entro i successivi sessanta giorni. Formalmente l’iter per l’elezione del nuovo Governatore e del Consiglio regionale è già partito e i sardi potrebbero essere chiamati alle urne dopo il 20 febbraio. Ma questa data-ipotesi, ventilata dello stesso Soru, non è scontata. E i margini per un rientro della crisi e arrivare alla scadenza naturale, nella primavera 2009, della legislatura non sono pochissimi [...]

Il 26 Novembre 2008 alle 19:56 Pd e il pasticcio in salsa sarda: Soru lascia. Veltroni: “Resta al lavoro” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Lascia il suo incarico (ma non la politica) Renato Soru, presidente della Regione Sardegna: si è dimesso perché, come ha spiegato lui stesso, non si governa “se manca la fiducia della maggioranza”. La decisione è stata annunciata dopo che il Consiglio aveva bocciato (con 55 voti contrari e 21 a favore) un emendamento voluto dallo stesso Soru alla nuova legge urbanistica. “Per me era importante” ha detto il governatore “riflettere in maniera serena e pacata sul modo migliore di proseguire i lavori oggi e in questa legislatura. È evidente che si è mostrato un dissenso forte, in parte sul merito sul governo del territorio, ma ancora di più mi sembra che ci sia stata una mancanza della fiducia necessaria tra un presidente della Regione e la sua maggioranza”. Ha poi aggiunto il fondatore di Tiscali: “Ho riflettuto, so di essere stato eletto direttamente, con la fiducia dei cittadini, ma non si può governare senza la fiducia della maggioranza in Consiglio regionale, ancora di più perché subito dopo avremmo dovuto discutere la legge finanziaria che non si può affrontare nel clima, appunto, di una fiducia interrotta oggi”. All’annuncio delle dimissioni, dai banchi del centrodestra si è levato un applauso. Attggiamento che a Soru non è andato giù: “Aspettate a gioire, non finisce qui. Questo non sarà l’ultimo giorno della mia esperienza politica. Voglio mantenere salda la mia chiarezza, i principi che hanno ispirato la mia esperienza fino ad adesso. Ho cercato di riflettere su cosa sia più utile per la Sardegna e i sardi, non per me. Pur nella consapevolezza del momento difficile nel mondo, in Italia e in Sardegna, credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire immediatamente lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi”. Le dimissioni di Soru sono l’atto finale (per ora) del difficile rapporto fra il governatore dal carattere “spigoloso” e decisionista e la sua maggioranza, costellato di scontri, rotture, forzature e diktat. Nella maggioranza e soprattutto in parte del Pd (diviso e in contuo scontro nell’isola, fra le sue “anime”: quella che pulsa intorno al neo editore de L’Unità e quella del segretario regionale del Pd, il senatore Antonello Cabras, che proprio dopo aver battuto Soru alle primarie è stato comunque messo in minoranza) spesso sono state contestate (e mal digerite) molte scelte del presidente sia sul fronte della legge “salvacoste” che della “famigerata” tassa sul lusso cassata dalla Corte costituzionale. Attacchi a cui Soru ha sempre replicato colpo su colpo. L’ultimo scontro sull’urbanistica e i piani paesistici ha fatto emergegere contraddizioni e “mal di pancia” politico-amministrativi che lo steso Soru ha ritenuto insanabili. Adesso ci sono 30 giorni di tempo per capire se le dimissioni verranno formalizzate o se si troveranno nuove basi d’intesa fra governatore e Pd. Altrimenti lo sbocco saranno le elezioni anticipate a meno di sei mesi dalla scadenza naturale (primavera 2009) della legislatura. Infatti in base alla legge statutaria le dimissioni avranno infatti efficiacia dopo trenta giorni. Se non saranno ritirate l’assemblea sarà sciolta e le elezioni si svolgeranno entro i successivi sessanta giorni. [...]

Il 14 Febbraio 2009 alle 19:06 Soru Vs Cappellacci: voto a Cagliari, tsunami a Roma » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Sfida finale all’ultimo voto. Un milione 400 mila elettori sardi decidono il futuro governo regionale dell’isola fra due contendenti molto determinati: Ugo Cappellacci, ex assessore e commercialista dal sorriso aperto, e Renato Soru, ombroso editore dell’Unità, ribattezzato l’”Obama di Sanluri”. Con il voto di domenica 15 e lunedì 16 febbraio in palio non c’è solo il governo dell’isola, ma anche, probabilmente, la leadership del Pd. Se Soru vince, prende tutto: la Sardegna e, con ogni probabilità, la poltrona di Walter Veltroni. Se Soru perde, perde tutto: la sua regione e il Pd. La necessità di mettere alla prova la capacità del Partito democratico di raccogliere consensi e la curiosità di verificare il gradimento di Soru, in vista di una sua investitura nazionale, hanno così trasformato le elezioni regionali sarde in un test nazionale. Ma non è solo questo: da tempo la segreteria di Veltroni è in discussione e la poltrona dell’ex sindaco di Roma fa gola a molti. Come anticipato da Panorama, il ministro ombra dell’economia, Pier Luigi Bersani, portabandiera dell’anima più riformista della sinistra, se nell’ottobre 2007 pressato dalla ragion di partito rinunciò alla sfida, oggi non pare più disposto a fermarsi. “C’è il problema di organizzare il partito, metterlo nella sua fisiologia. Bisogna arrivare a un meccanismo di corresponsabilità. E su questo il segretario per primo deve dare una mano. Anche nel suo interesse” ha detto Bersani. [...]

Il 17 Febbraio 2009 alle 22:33 Il dopo Walter è un vicolo cieco. Quel che resta del Pd è da “resettare” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Quanti Renzi ci sono in giro per l’Italia, desiderosi di mandare al diavolo i vertici del Pd e i loro diktat? Sicuramente molti più di quanto pensino i Veltroni e i D’Alema nel chiuso delle loro trame romane. Accanto a questa generazione ancora da scoprire, ci sono poi gli amministratori in carica che non ne possono più di ciò che si decide al vertice. Sergio Chiamparino e Mercedes Bresso a Torino, Massimo Cacciari a Venezia, lo stesso Sergio Cofferati a Bologna, in attesa di ritirarsi a vita privata. Anche Renato Soru era partito con l’idea di dare dalla Sardegna l’assalto al vertice, sconfessando un’ala del partito, indicendo elezioni anticipate, sopportando a stento i big nazionali nella campagna elettorale. Ma soprattutto Soru aveva fatto capire le proprie ambizioni acquistando l’Unità, una iniziativa non propriamente imprenditoriale. La sua doveva essere assieme una ribellione e un takeover sul Pd. Ha fallito anche lui in entrambi i casi. Altra variabile a rischio nell’orizzonte Democratico: finora la guerra ha visto protagonisti Veltroni e D’Alema, ma non bisogna dimenticare la sempre più marcata insofferenza di Francesco Rutelli e della sua pattuglia di moderati, compreso Enrico Letta. Una scissione della ex Margherita non è affatto da escludere, anche se c’è da chiedersi dove andrebbero questi transfughi. Probabilmente cercherebbero un’alleanza con l’Udc. Ma il cuore e i voti del partito di Pier Ferdinando Casini sono a destra; e infatti l’Udc vince solo quando è alleato con il Pdl. [...]

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