La stagione del dialogo tra centrodestra e centrosinistra passa anche attraverso la presentazione di un libro. E infatti ieri sera all’Auditorium di Roma il presidente della Camera, Gianfranco Fini e il segretario del Pd, Walter Veltroni, moderati dal direttore del Tg La7, Antonello Piroso, hanno presentato e dibattuto sul libro La notte brucia ancora, scritto da Giampaolo Mattei e Giammaria Monti sul rogo di Primavalle.
L’esponente della famiglia Mattei è intervenuto per chiedere alle istituzioni “atti concreti e non solo parole, ormai aspettiamo da troppi anni”. Il presidente della Camera, proprio sulla questione delle istituzioni, ha ricordato le recenti parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che (durante la giornata delle vittime del terrorismo) ha esortato a non dimenticare. Fini ha poi spiegato che “il libro di Mattei è amaro e fa soffrire chi viveva in quegli anni. Io conoscevo Virgilio, avevamo la stessa età: io 21 e lui 22 anni”. Quindi una frase di Fini - sottolineata dagli applausi della platea – che ha sollevato molto dibattito: “In questo periodo ne ricorrono i 20 anni della morte e va detto che se fosse mancato un punto di riferimento come Giorgio Almirante, che ci insegnava a non odiare, oggi saremmo qui non a parlare di guerra civile strisciante, ma di una vera e propria guerra civile”.
Il presidente della Camera ha poi attaccato quella che fu “una vera e propria manipolazione da parte dei giornali di quegli anni, che non vollero vedere la verità”, e che anzi a detta di Fini “diventarono, in primis il Messaggero, il megafono di coloro che andarono a ricercare la pista nera all’interno della sede missina. Oggi per fortuna quegli anni sono lontani”.
Proprio sul tema della manipolazione giornalistica ha fatto eco il segretario del Pd affermando che si trattava di “un dogma, di un pregiudizio, che agiva perché erano anni orrendi. Gli anni dell’inferno italiano”. Veltroni ha voluto sottolineare il fatto che non ci sono morti di un lato politico o dell’altro: “Oggi contiamo solo i morti della democrazia italiana, ragazzi morti ammazzati dalla follia”. E proprio per questo Veltroni ha ammonito: “Attenzione quel tempo non è mai finito. La frase ‘10, 100, 1.000 Nassirya’ è tremendamente uguale all’altra ‘Basco nero il tuo posto è al cimitero’. Il pericolo è sempre annidato nella società”. E non è un caso se Veltroni ha ricordato tutto “quel percorso di ricostruzione del circuito della memoria avviato quando ero sindaco di Roma con l’intitolazione delle vie ai morti di destra e di sinistra”.
Quindi il leader democratico ha ringraziato l’autore del libro: “È importante che adesso comincino a parlare le vittime, mentre la scena la tenevano solo i carnefici”. E poi sul monito di Napolitano, che alcuni giorni fa aveva parlato di non dare tribune mediatiche ai carnefici: “Sei carnefice e vuoi raccontare quello che accadde in quegli anni? Ok, ma ci devi dire tutto, e non solo mezze verità. Per esempio” ha citato Veltroni “sul caso Moro non tutto è stato detto. Se vogliono parlare devono dirci tutto, altrimenti è intollerabile sentire la loro voce”.
Il dibattito tra l’ex missino e l’ex comunista, ormai due leader del Paese, è scorso via in maniera estremamente democratica. E Fini ha accusato il presidente brasiliano Lula “a cui quando ero ministro degli Esteri avevo chiesto notizie sull’estradizione di Achille Lollo (l’autore della strage del rogo di Primavalle), ma mi disse che non poteva essere concessa, né processato in Brasile”.
Finale su una frase che potrebbe sollevare polemiche visto che la strage di Bologna del 2 agosto 1980 ha dei colpevoli accertati dalla magistratura: “La strage di Bologna, così come tante altre stragi dal 1969 in poi, è ancora per molti aspetti una vicenda misteriosa. Troppe stragi” ha concluso Fini “hanno ancora verità giudiziare non ancora accertate”.
- Martedì 20 Maggio 2008
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