‘Ndrangheta, una vera e propria holding internazionale in grado di fatturare nel 2007 poco meno di 44 miliardi di euro, pari al 2,9 per cento del prodotto interno lordo italiano. Un giro d’affari equivalente alla ricchezza nazionale prodotta insieme da Estonia (13,2 miliardi di euro) e Slovenia (30,4 miliardi di euro). È quanto illustrato dal dossier “Ndrangheta 2008″, realizzato dall’Eurispes.
L’istituto ha mappato 131 cosche attive in Calabria: 73 in provincia di Reggio Calabria, 21 a Catanzaro, 17 a Cosenza, 13 a Crotone e 7 a Vibo Valentia. La ‘ndrangheta calabrese, di fatto, supera in giro d’affari e influenza le mafie “tradizionali” come Cosa Nostra, camorra e Sacra Corona Unita. Gli “addetti ai lavori” concordano nell’indicare la ‘ndrangheta come l’organizzazione criminale al momento più pericolosa, dalla vocazione internazionale sempre più spiccata e dalla struttura sempre più tentacolare, al punto da richiamare il modello di Al Qaeda. L’organizzazione ha infatti assunto, in Italia e all’estero, un ruolo di primo piano nel mercato internazionale degli stupefacenti, e dispone di ingenti risorse finanziarie, che consolidano la sua immagine ai vertici del crimine organizzato transnazionale, dove è riuscita a consolidare rapporti di partenariato, dimostrati dai contatti diretti con i principali cartelli che immettono la droga sul mercato mondiale.
Il settore più remunerativo si conferma proprio quello del traffico di stupefacenti, che determina introiti per 27.240 milioni di euro,oltre il 62 del monte profitti illeciti. Sul fronte dell’impresa, il fatturato dei gruppi criminali locali è stimato in 5.733 milioni, grazie alla crescente infiltrazione negli appalti delle opere pubbliche e alla compartecipazione in imprese di tutti i tipi. Completano i proventi illeciti i mercati di estorsione e usura (5.017 milioni), traffico di armi (2.938), mercato della prostituzione (2.867 milioni di euro). Tra il 1999 e il 2008 in Calabria si sono verificati 202 omicidi di ‘ndrangheta, con un incremento del 667%. Tra il 1992 e il 2007 sono stati sequestrati e confiscati beni pari a 231 milioni di euro.
Il 10% delle intercettazioni telefoniche dell’intera Italia vengono effettuate nella sola provincia di Reggio Calabria. Ma solo il 6,7% dei calabresi vorrebbe l’esercito a presidiare il territorio. Sono 38 i casi di amministrazioni comunali calabresi sciolte per infiltrazioni mafiose dal 1991 al 2007. Una performance negativa pari al 22,5% del totale dei comuni colpiti da provvedimento di scioglimento registrato nelle province calabresi, campane, pugliesi e siciliane che ha riguardato, nel periodo considerato, 169 realtà comunali. Il territorio provinciale più colpito si conferma Reggio Calabria, con 23 comuni sciolti per infiltrazione della ‘ndrangheta, dietro solo a Napoli nella graduatoria generale con 44 casi. Tra il ‘92 e il 2006, i latitanti pericolosi finiti in manette sono stati oltre 3.650, di cui 598 nella sola Calabria.
Qui il testo integrale del DOSSIER
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