La prima notte in carcere per Anna Maria, condannata a 16 anni

Annamaria Franzoni
Annamaria Franzoni avrebbe trascorso una prima notte tranquilla (guardata a vista da due agenti) nel carcere bolognese della Dozza, dove è stata portata alle 2:40 della notte, dopo la condanna in via definitiva a sedici anni di carcere per l’omicidio del suo piccolo Samuele Lorenzi, ucciso a tre anni il 30 gennaio 2002 a Cogne. La donna è stata sottoposta ad una visita medica di primo ingresso. In vista del colloquio con lo psicologo, che avrà in giornata anche per valutare eventuali inclinazioni suicide, è stato disposto che la Franzoni sia sorvegliata a vista da due agenti di Polizia penitenziaria nella sezione femminile del carcere dove è reclusa.
La libertà della signora Franzoni è finita alle 23 e 15 di mercoledì sera. Quando ha visto gli uomini delle forze dell’ordine si è lasciata andare a una frase di sconforto: “Che fate, e ora i miei bambini?”. I militari della compagnia di Vergato hanno eseguito l’ordine di cattura della procura generale di Torino, all’interno dell’abitazione dell’amica Elisabetta Armenti, attigua alla propria, dove la Franzoni ha atteso la sentenza. Applausi beffardi della gente ai giornalisti che non hanno potuto filmare la partenza, avvenuta dal retro dell’edificio.
L’espressione sconvolta, Anna Maria Franzoni si è lasciata andare a una frase di sconforto all’arrivo dei carabinieri che hanno posto fine alla sua libertà: “Che fate, e ora i miei bambini?”. Sarebbero queste, secondo l’Ansa, le parole che la donna avrebbe pronunciato, secondo quanto è filtrato dalle persone che hanno assistito all’arresto.
La condanna a sedici anni di carcere è diventata definitiva quando la Prima sezione penale della Corte di Cassazione, dopo circa tre ore e mezza di camera di consiglio, ha confermato la sentenza emessa lo scorso anno dalla Corte di assise di appello di Torino. Sono state dichiarate manifestamente infondate anche le due questioni di legittimità costituzionale avanzate dalla difesa. Il consigliere relatore Emilio Gironi ha ora 30 giorni di tempo per depositare le motivazioni del verdetto di Piazza Cavour. Preso atto della sentenza, la procura generale del capoluogo piemontese ha immediatamente emesso il provvedimento di esecuzione della condanna, ovvero l’ordine di cattura. A firmare l’atto è stato il sostituto procuratore generale Vittorio Corsi, il magistrato che aveva sostenuto l’accusa al processo d’appello.
“Speravamo molto in un esito differente ma la battaglia non finisce qui” ha commentato l’avvocato Paolo Chicco, uno dei difensori della mamma di Cogne “ci sono ancora strumenti giudiziari che possiamo utilizzare: nel corso del procedimento Cogne-bis sarà possibile intervenire per la ricerca effettiva della verità”. “È un momento difficile” ha aggiunto il penalista “ma voglio ricordare che siamo intervenuti in questo processo alle ultime battute e siamo riusciti a riportarlo nei binari della normalità, facendo dimezzare in appello la condanna emessa in primo grado. Abbiamo riportato il professor Grosso del collegio difensivo e presentato in Cassazione 200 pagine di ricorso, che ha determinato la procura generale a impegnare il suo uomo migliore, l’avvocato generale Gianfranco Ciani”.
Dello stesso avviso anche l’avvocato Paola Savio, difensore di Anna Maria Franzoni, che rispondendo, a Matrix su Canale 5, a una domanda sulle eventuali prossime mosse dopo la sentenza di condanna della Cassazione, ha detto: se emergeranno “nuovi elementi”, magari con l’ausilio di nuove tecniche scientifiche, si può sempre ricorrere alla revisione del processo. “Il procedimento ha esaurito suoi gradi, ma il nostro ordinamento prevede anche l’istituto della revisione”, ha spiegato il legale, aggiungendo però che “è passato troppo poco tempo” dalla sentenza della Cassazione “e parlarne adesso è un po’ presto”. “Del resto” ha aggiunto “di fronte a una donna che si è sempre proclamata innocente e che ci chiede che cosa si può fare e giusto spiegarle che esiste la revisione”.

Il VIDEO servizio: la sentenza

Il VIDEO servizio: notte in carcere

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Commenti

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Il 21 Maggio 2008 alle 21:52 fercas ha scritto:

Condivido in parte la decisione della Cassazione mentre non condividevo la sentenza d’appello che aveva inflitto solo 16 anni avendole riconosciute le attenuanti generiche, malgrado il comportamento processuale vile, vile a tal punto da inquinare le prove (c’è un processo Cogne bis) e accusare un innocente pur di sfangarla (immaginatevi se Guigiardaz non avesse avuto un alibi!!!); le scene teatrali in TV, i proclami di Taormina (a proposito perchè ha lasciato la difesa?) circa il nome del vero (scic) assassino e altre nefandezze del genere, non ultima quella teatrale di far dimettere un giurato popolare perchè con la testa faceva capire che il grande avvocato diceva fandonie o fesserie, fate voi! Se fosse stata vera giustizia la Cassazione avrebbe dovuto annullare la sentenza d’appello con rinvio ma, questo, avrebbe comportato altri anni di dibattiti giudiziari per poi arrivare alla sola decisione possibile: colpevolezza! Ora, con la sentenza definitiva, non esiste più la presunzione d’innocenza quindi, a ragione, si può afferamare che la Franzoni è l’assassina del figlio; la condanna, ripeto, la considero mite per i motivi già detti ma di certo non è stata condannata un’innocente! Cordialità.

Il 21 Maggio 2008 alle 23:07 toto48 ha scritto:

finalmente i telefilm su cogne interpretate dalla Franzoni,sono finiti non le resta che fare una gravidanza all’anno per evitare di stare in cella non le sarà difficile visto che ha fatto un figlio subito dopo la morte di Samuele

Il 22 Maggio 2008 alle 10:27 garibaldi144 ha scritto:

dispiace tutto questo per i figli privato della mamma-spero che sia dato una sentenza che considera i piccoli come gli arresti in casa sua senza uscire mai spero

Il 22 Maggio 2008 alle 11:03 cini ha scritto:

Pochi o meglio, nessun dubbio sulla colpevolezza della povera donna. Tantissimi dubbi invece sulla stato di salute mentale della medesima e se di infermità mentale dovesse trattarsi, la condanna a sedici anni di carcere sarebbe una vera assurda ingiustizia.

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