Scontri tra diverse fazioni politiche, antifascisti da una parte e militanti di estrema destra dall’altra, questa mattina alla Sapienza. Dopo le aggressioni dei giorni scorsi agli stranieri del quartiere Pigneto, gli incidenti si sono verificati all’università, dove hanno acquistato una chiara matrice ideologica.
Tre ragazzi sono rimasti feriti e sono stati medicati per alcune lesioni al policlinico Umberto I. Sei sono stati fermati e saranno processati per direttissima. Intorno ai disordini, intanto, infuria lo scontro politico. Un gruppo di studenti antifascisti ha denunciato un’aggressione da parte di “un gruppo di fascisti armati di mazze, tirapugni, bastoni”. La denuncia è arrivata poco prima delle 14 da un’organizzazione di “Studenti e studentesse antifascisti della Sapienza”, che hanno precisato che le persone aggredite stavano affiggendo dei manifesti in via De Lollis. “L’aggressione”, si legge in una nota, “durata oltre dieci minuti, è avvenuta in pieno giorno, davanti a centinaia di persone, a testimonianza del clima di impunità assoluta di cui i neofascisti godono in questa citta”.
Paolo Ferrero, del Prc, ha subito parlato di violenza a sfondo politico. “A Roma una cosa è certa: siamo in piena emergenza sicurezza”, ha dichiarato. “Il motivo però non è quello avanzato dalle destre come dal Pd ma molto più tragico: l’emergenza è data dalle violenze e dai raid dei fascisti. È successo al Pigneto, l’altro giorno, succede di nuovo - e in forma palese, dunque ancora più preoccupante - all’Università la Sapienza oggi. Lo Stato, il ministro dell’Interno, le forze di polizia e il Comune devono intervenire immediatamente per affrontare quella che ormai sta diventando una vera e propria questione di ordine pubblico. Le violenze fasciste infatti, al di là della gravità con cui si sono manifestate con l’accoltellamento di alcuni giovani dei collettivi di sinistra avvenuto oggi all’Università, non devono essere solo immediatamente arginate e fermate, devono diventare anche motivo di ferma e netta condanna politica. I fascisti e le loro squadracce devono essere subito isolati. Ecco perché il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che si fregia di portare una croce celtica al collo, deve condannare immediatamente questo genere di violenze e deve fare chiarezza su come intende davvero governare la capitale”.
Già ieri la tensione all’università era salita e il pro rettore vicario della Sapienza Luigi Frati aveva revocato l’autorizzazione data a una conferenza sulle Foibe, in programma giovedì prossimo, alla quale doveva partecipare il segretario nazionale del movimento di destra Forza Nuova, Roberto Fiore. Per protesta gli studenti di sinistra avevano occupato per ore l’ufficio di presidenza della facoltà di Lettere e Filosofia. Gli studenti chiedevano che non non venisse data la parola “al leader di un partito che alimenta un clima di xenofobia e razzismo”, in particolare dopo il raid contro gli immigrati nel quartiere Pigneto.
Il pro rettore ha motivato la decisione con “la preoccupazione che disordini prendano il posto di un libero dibattito”, preoccupazione che purtroppo oggi ha preso corpo comunque e, spiega Frati in un comunicato, dovuta alla concomitanza dei gravi episodi d’intolleranza avvenuti in questi giorni a Roma. Proprio questa situazione induce a ritenere possibile che l’evento possa essere caratterizzato, anziché da un libero dibattito, da posizioni e contrasti tali da sfociare in altrettanti deprecabili episodi di intolleranza”. Gli “Studenti e le studentesse antifascisti” e il Coordinamento dei collettivi della Sapienza avevano parlato di vittoria e tolto l’occupazione, annunciando per domani un’assemblea e per giovedì una mobilitazione a Lettere. “L’università pubblica”, hanno detto gli studenti, “non può e non deve concedere alcuno spazio ad iniziative ed organizzazioni di chiara marca neofascista come Forza Nuova”.
Ma l’annullamento del convegno ha scatenato dure reazioni politiche. “Non credo di essere molto simpatico all’onorevole Roberto Fiore, ma il veto posto allo svolgimento di un convegno sulle foibe organizzato nell’ateneo romano da Forza Nuova mi indigna e molto. Credo che il sindaco di Roma debba spendere una parola: l’Università non deve essere zona franca”, ha affermato il segretario nazionale de La Destra e consigliere comunale di Roma, Francesco Storace, nel suo blog. Per Storace, “è il caso di proporre la convocazione di una seduta del consiglio comunale alla Sapienza, magari proprio sul tema della libertà e del rispetto delle idee altrui. O ci sarebbe problema di ordine pubblico anche per i consiglieri comunali?. C’è un angolo importante di Roma che non si chiama Pigneto, un luogo dove non ci sono le baracche rom, e che dovrebbe rappresentare il sapere, la cultura, la tolleranza. È l’università La Sapienza dove non ha potuto parlare il Papa e dove si continua a negare diritto di parola”.
Guarda la GALLERY degli scontri
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Commenti
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Il 27 Maggio 2008 alle 18:22 vobis ha scritto:
Episodio prevedibile considerato che gli studenti di sinistra non accettano il risultato elettorale nazionale. Non sono democratici. Piuttosto bisogna indurli a considerare che sta per finire il tempo delle contestazioni di una minoranza di nullafacenti e smidollati . La gente ne ha le scatole piene. Che studino per avviarsi poi a una attività lavorativa intellettuale e se incapaci si avviino a coltivare campi lasciati incolti per mancanza di mano d’opera. Comunque anche i rettori dovrebbero essere più coerenti: non si può prima concedere e poi annullare appuntamenti più o meno importanti a seconda dell’umore degli studenti. Se avessero le palle, cosa di cui dubito, probabilmente le cose nel loro ambito andrebbero meglio.
Il 27 Maggio 2008 alle 19:24 lapolide ha scritto:
Padova, 27 maggio, 008
La Democrazia alla “Sapienza”…..
( da art. su Libero)
Ill.mo Signor Preside della facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza, Le parla una persona che ha vissuto quel periodo storico delle foibe e che non ha niente a che fare con il Nazismo, il Fascismo ed ancora meno, con il Komunismo. Sono un Liberale che ama la propria Patria, l’Italia.
Secondo me, l’unica cosa che s’ha da fare di fronte al rifiuto di quei “100 Duri e Puri giovani Komunisti Sovietici “, che hanno okkupato il Suo studio, nati tra la fine del secolo scorso e maturandi “Rossi” (ahimè) nel corso del presente terzo millennio, rifiutando il dibattito sulle foibe, è quello di espellerli senza “se ” e senza “ma ” (parole a loro sempre care) , dall’Università che frequentano. Anche a costo di diventare impopolare. Bisogna pur cominciare con un segno tangibile di civiltà.
Altrimenti come si fa a chiamare “Democratica” la “loro” Università ? Sarebbe anacronistico non riconoscere che, con questi gesti demenziali di comportamento, continuiamo ad alimentare e riproporre quel clima di Diktatura post-Sovietica così dura a morire. Ma lo sanno quei “centomanonsolo”, che il Komunismo è MORTO, DEFUNTO ? Che il muro di Berlino è crollato ?
Evidentemente quei “centomanonsolo”, fanno parte della lunga serie delle ” tre-scimmiette-tre ” che non parlano, non vedono, non sentono che l’Italia è cambiata da “Illo tempore”, nel quale non erano nemmeno degli embrioni.
Basta, perdio, non se ne può più. Il Komunismo DEVE venir considerato, trattato dalla nostra Costituzione, come il Nazi-Fascismo: Fuori Legge.
Solamente allora, la nostra Patria potrà considerarsi veramente un Paese, una Nazione Libera e Civile. Così la penso e così dico. Con rispetto dovuto,
lapolide.
Il 27 Maggio 2008 alle 20:13 redazione ha scritto:
Sono stati arrestati i sei fermati dopo gli scontri di questa mattina alla Sapienza: trascorreranno la notte nelle celle di sicurezza della Questura a Roma. Secondo l’agenzia Ansa i sei giovani verranno processati domani mattina per direttissima presso il Tribunale di Roma. Presumibilmente l’accusa formalizzata è di rissa aggravata.
Il 28 Maggio 2008 alle 18:23 laofa ha scritto:
Qualsiasi episodio di violenza è da condannare: immediatamente, senza esitazioni, soprattutto quando colpisce persone senza colpa, vulnerabili, come gli immigrati che non fanno nulla di male e svolgono il loro onesto lavoro cercando di sbarcare il lunario senza dare fastidio e, anzi, contribuendo all’economia del Paese.
Vorrei però chiedere ai signori del PRC e agli altri “progressisti” accaloratisi (giustamente) per l’episodio di violenza fisica avvenuto alla Sapienza, dove fossero quando, sempre nello stesso Ateneo, al Prof. Giuseppe Sermonti è stato impedito di presentare il suo libro anti-darwinista; al Papa di tenere la sua conferenza ed è stata proibita la conferenza sulle foibe istriane. Qualcuno è riuscito ad intravedere dove si fosse nascosta la via democratica al dialogo e al dibattito in questi tre episodi di estrema inciviltà e intolleranza?
Si parla di prepotenza squadrista e di violenze da condannare immediatamente: sono d’accordo perfettamente. Ma come mai non sono stati lanciati gli stessi appelli quando, nei casi citati, 67 professori su 4500 e poche centinaia di studenti su 135000 (altro che la maggioranza!) hanno impedito di fatto, tramite violenza verbale, psicologica e minacce, ad una larga maggioranza di consenzienti agli eventi di poter partecipare agli stessi? Solo perchè gli argomenti trattati esulavano dal “politicamente corretto” del verbo social-darwinista, positivista, progressista, libertario, ateo-chic? Perchè nelle università ormai bisogna solo e sempre affermare che i credenti sono i cretini e gli intelligenti sono gli atei? Che la famiglia eterosessuale è una cosa superata e che ormai vanno di moda le unioni fra omosessuali e la promiscuità sessuale? Che il feto è solo un grumo di carne da arpionare e fare a pezzi con la facilità con cui i cacciatori di foche uccidono le loro prede? Che le donne sono uccise ad ogni ora del giorno e della notte in quantità industriale (presentando a giustificazione cifre fasulle, con ampio risalto della stampa di regime che sa benissimo quelle cifre essere fasulle ma comode per accaparrarsi i soldi delle finanziarie) e che il maschio deve sempre passare per uno sporco violentatore, così da abbattere l’autorità paterna e far proliferare una gioventù allo sbando, fra droga libera e baby gangs?
La stampa di regime, a partire da “Repubblica” fino al “Manifesto Comunista” è ormai impegnata da decenni in una offensiva ultralaicista per far passare chi ritenga ancora valida la legge naturale come un ostacolo sulla via della realizzazione del “nuovo ordine mondiale”. Essa asseconda i farneticanti dettami delle ideologie di genere imposte dalle Nazioni Unite e dalla Comunità Europea, facendo dell’intero Occidente un’area asservita ad un regime totalitario (la parola non è esagerata) che impone campagne di aborto mondiali e persecuzione ufficiale a chi vuole ancora seguire vincoli etici e morali. Queste cose non bisogna dirle alla Sapienza ormai divenuta, a causa di una minoranza di violenti (professori e studenti), il tempio del “progressismo” e del laicismo ateo.
Come ha fatto, questa minoranza che si definisce laicista e progressista a conquistare l’egemonia culturale (il problema riguarda tutto l’Occidente) se non plagiando i cervelli con l’azione dei media e nelle scuole? Per esempio, ciò che avviene al Palazzo di Vetro e in quelli dell’Unione Europea è una storia che sta finalmente cominciando ad affacciarsi all’opinione pubblica inconsapevole. La storia delle spinte a radunare milioni e milioni di euro rastrellati dalle tasche dei cittadini a loro insaputa per promuovere violentissime campagne di denatalizzazione, sterilizzazione di massa e abortive in tutto il mondo. Per promuovere la sessualizzazione della società e creare l’individuo androgino dal pensiero debole, consumatore acritico nella moderna società del consumismo senza limiti e per distruggere il concetto stesso di famiglia eterosessuale e lo stesso Cristianesimo.
Una delle maggiori sciagurate offensive ultralaiciste con programmi di sterminio di centinaia di milioni di bambini nel ventre materno è stata fermata per quattro anni quando l’amministrazione Bush si è rifiutata di sovvenzionare le campagne abortive dell’ONU. Ed è solo grazie a Prodi e all’intervento dell’Europa che i fondi mancanti sono stati alla fine garantiti e concessi, così da poter continuare con il genocidio di giovani vite. Guai allora far parlare il Papa! Guai dire queste cose alla Sapienza (ma non solo alla Sapienza, temo)anche per non far sapere ai cittadini ignari come sono utilizzati i loro soldi!
Ci troviamo in un regime totalitario che ha fatto proliferare la sua ideologia in ogni campo della vita della nazione (dai tribunali ai media, dalle scuole alle Università). Un regime che non è affatto da meno di quelli nazista e cominista (sta infatti cercando di imporre lo stesso tipo di globalizzazione “chiusa”, ossia tesa a far affermare gli interessi di pochi AUTOELETTI cercando di eliminare chi è in sovrappiù e ritenuto inadatto e “imperfetto”). Un regime che si afferma attraverso l’azione destabilizzante della TV e dei giornali asserviti alle ideologie e impegnati in un nascosto eppure presente lavaggio del cervello sistematico quotidiano ad opera di autentici lestofanti fatti passare per esperti,intellettuali e psicologi.
Un regime che ha di mira gli uomini e le donne di cui cerca di modificare gli orientamenti sessuali ma che soprattutto si accanisce vigliaccamente contro le vite inermi nel grembo materno ed è alla continua ricerca per inventare nuovi metodi di sterminio così da rendere più produttive le campagne abortive, proprio come una volta si cercava di aumentare il rendimento delle camere a gas e dei forni crematori della “soluzione finale”.
Questa non è violenza? E imposta da una minoranza non rappresentativa su una maggioranza non pienamente consapevole di ciò che le è cresciuto attorno? Ma guai dire una sola di queste cose alla Sapienza! Come diceva Veltroni alla Binetti (che di cure agli omosessuali se ne intende avendone curati parecchi): “Ssst: è pericoloso dire che gli omosessuali si possono curare!” (Ossia, è pericoloso dire la verità!)
Ben venga l’estirpazione di ogni forma di violenza, di qualunque tipo. Si potrebbe cominciare proprio dalla Sapienza, allontanando, oltrechè i violenti di ogni colore, anche gli studenti e i professori indegni di calpestare un ateneo che ancora ai miei tempi era sinonimo di valida formazione professionale e di elevata promozione culturale.
Luigi Farinelli
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