Il sogno brasiliano di Nicholas, finito in una fossa comune

“Ora il mio unico obiettivo è portare a casa la salma di mio figlio”. Antonio Pignataro ancora fatica a credere a quello che è successo a suo figlio Nicholas, il bergamasco di 20 anni ucciso in una sparatoria alla periferia di Maceio in Brasile la notte tra domenica 18 e lunedì 19 e il cui corpo è stato seppellito in una fossa comune e senza nome. Il giovane sarebbe rimasto coinvolto in una lite insieme ad un amico brasiliano, venditore ambulante di cd, assassinato insieme a lui. “È una cosa indescrivibile, non ci sono altri commenti”, spiega il padre che per il momento non partirà per il Brasile. “Quel che mi amareggia di più è la mancanza totale di rispetto nei confronti della persona indipendentemente da quello che è successo. In un paese civile anche un animale viene restituito al suo proprietario”.

Il cadavere di Nicholas Pignataro è stato riconosciuto cinque giorni dopo l’assassinio, anche grazie a un tatuaggio, dall’amica di famiglia che lo ospitava da alcuni mesi. Il giovane era partito per il Sud America per costruirsi una vita dopo aver terminato gli studi da meccanico a Bergamo. Voleva aprire un’attività in Brasile, forse un ristorante. Il padre, infermiere professionale, gli mandava 500 euro al mese. “L’ho sentito l’ultima volta intorno al 15 maggio”, ha detto, “era contento e stava trovando casa”.

Nicholas era partito lo scorso 4 marzo da Seriate, in provincia di Bergamo, inseguendo un sogno. La sua morte rimane un giallo: il suo corpo, privo di documenti, sarebbe stato sepolto in una fossa comune senza essere identificato dalle autorità locali. A raccontare i particolari noti della vicenda è stato il legale della famiglia, l’avvocato Piero Pasini. A metà della scorsa settimana Nicholas non è tornato nella casa dell’amica di famiglia che lo ospitava in Brasile. La donna ha quindi contattato ospedali e polizia locale senza esito. “Finché”, ha riferito il legale, “a qualcuno nella polizia non è tornato in mente un duplice omicidio avvenuto qualche giorno prima. La signora ha riconosciuto Nicholas nella foto di uno dei due cadaveri. Il corpo del ragazzo è già stato sepolto in quello che i brasiliani chiamano il ‘cimitero dei poveri’, ma che io chiamo una fossa comune. Il ragazzo non aveva documenti con sè”, ma le autorità locali “non si sono sprecate a indagare” su chi fosse, ha aggiunto Pasini, annunciando di aver presentato un esposto alla procura di Bergamo. “L’obiettivo è di ottenere la riesumazione del corpo per poterlo identificare e piangere in Italia”.

I genitori di Nicholas sono divorziati, lui viveva con il padre, che fa l’infermiere. I due si erano trasferiti da poco da Calcinate (Bergamo) a Seriate. Secondo quanto ha riferito il console reggente di Recife (Pernambuco), Massimiliano Lagi, il ragazzo aveva fatto amicizia con un venditore ambulante di compact disc, che avrebbe condiviso con lui la tragica fine per mano di alcuni sconosciuti. “Pignataro”, ha spiegato Lagi, “era venuto in vacanza in Brasile nel marzo scorso, e ad un certo punto aveva fatto amicizia con un venditore ambulante di cd. Tutti e due sono stati uccisi domenica 18 e sepolti in una delle fosse comuni che di solito sono utilizzate per gli indigenti”. I resti di Pignataro sarebbero stati trasferiti per le indagini giudiziarie nell’Istituto di medicina legale di Maceio. Il consolato di Recife avrebbe contattato un avvocato per assistere la famiglia, che è in contatto con la Farnesina, e sostenerla per le operazioni di rimpatrio della salma.

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