L’ex ministro delle Telecomunicazioni, Paolo Gentiloni, chiama e il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani risponde: “Sono disponibile a un incontro”. E infatti - dopo la battaglia di martedì - tra maggioranza e opposizione sull’emendamento del governo in materia televisiva definito “salva Retequattro” - incontro è stato.
Conclusione? Il governo ha riformulato l’emendamento sulle tv eliminando sostanzialmente il comma 3 che era contestato dall’opposizione. A spiegarlo è il sottosegretario alle comunicazioni Paolo Romani, al termine della riunione con l’opposizione sul testo definito dall’opposizione ’salva-Retequattro’. Il provvedimento cancella una parte del comma 3 dell’emendamento dell’esecutivo che prorogava l’attività degli attuali operatori sulla tv analogica fino al 2012, data del passaggio alla tv digitale: “Questa nostra scelta” spiega Romani “spiega quanto la cattiva interpretazione della norma fosse ingiustificata”.
Soddisfatto l’ex ministro del Pd, Paolo Gentiloni: “Il governo toglierà le parti più scandalose del provvedimento, è un primo risultato importante. Ma il testo resta insufficiente a rispondere alle procedure di infrazione Ue e dunque voteremo contro. È comunque il segno che il nostro ostruzionismo ha raggiunto un risultato importante”.
Aveva chiesto una riscrittura anche il segretario del Pd, Walter Veltroni: “Se si arriva a una riformulazione, bene. Ma come si dice in questi casi, andiamo a vedere le carte”.
Di battaglia vinta parla anche il capogruppo Idv Massimo Donadi, che precisa: “Il governo intende riformulare l’emendamento sulle tv facendo scomparire il comma tre dell’emendamento stesso: l’Idv ne prende atto e considera questa una battaglia vinta, ma sia chiaro che non siamo disponibili a nessun accordo con la maggioranza sul tema dell’informazione. Il nostro voto resta negativo” prosegue Donadi “perché comunque non si risponde alla Corte di giustizia europea. Per questo, noi non ritiriamo l’emendamento di Italia dei valori”.
In mattinata era stato lo stesso leader di Idv, Antonio di Pietro, ad alzare l’asticella dell’opposizione. Lo si intuiva, senza difficoltà, dal gesto plateale, dopo un conciliabolo con Roberto Zaccaria: “Ve lo dico col cuore in mano: io non mi calo le braghe” dice mimando proprio il calo delle braghe. L’oggetto del contendere, ovviamente, è la norma incriminata, quella sulle tv. A Di Pietro non basta un ritiro e una riformulazione senza l’inserimento nel testo di uno specifico riferimento al caso Europa 7.
Nel frattempo, un portavoce della Commissione europea ha spiegato che il caso-Rete 4 “è ancora sotto esame, non abbiamo deciso se deferire o meno l’Italia alla Corte di giustizia”. Lo scorso luglio l’esecutivo Ue aveva dato 2 mesi di tempo all’Italia emettendo un parere motivato, per modificare la normativa sull’assegnazione delle frequenze televisive introdotta con la cosiddetta Legge Gasparri e riportarla in linea con le disposizioni comunitarie. Ma a tutt’oggi nessuno sviluppo su questo fronte è stato registrato.
- Mercoledì 28 Maggio 2008
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Commenti
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Il 28 Maggio 2008 alle 17:13 winfrank ha scritto:
LIBERA TV IN LIBERO STATO
Il 29 Maggio 2008 alle 7:06 ppx ha scritto:
Non vedo motivi perchè rete 4 non ci sia più, perchè sul satellite? -Di pietro è un fazioso e basta comunque spero che il Governo riesca a farci vedere ancora il canale.
Il 29 Maggio 2008 alle 8:45 cloche ha scritto:
PPx, infatti nessuno tranne quelli in malafede vuole “eliminare” Rete4. Si tratta di impedirle di usare abusivamente delle frequenze che non le appartengono e di cui Europa7 sarebbe assegnataria. La stessa Europa7 ha vinto tutti i gradi processuali nella causa che la vede opposta a Mediaset. Per lo stesso motivo, l’Europa ha condannato lo Stato italiano al pagamento di un risarcimento per il quale noi tutti cittadini stiamo già sborsando milioni di Euro all’anno. Nel frattempo, con la legge Gasparri l’Italia ha tentato (e realizzato) il “colpo di spugna” legittimando di fatto Rete4 a scapito di Europa7, ma la cosa è andata talmente poco giù alla Commissione Europea per la Concorrenza nei Mercati, che ora rischiamo un deferimento alla Corte di Giustizia (il che significherà un’ulteriore ammenda da far pagare a noi cittadini, ovvio ovvio ovvio). Dopo, ognuno può essere più o meno fazioso, ma la sostanza della realtà è questa.
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